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Incontro mensile di preghiera in Chiesa

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INCONTRO MENSILE DI PREGHIERA IN CHIESA

DEL CENACOLO “LA CASA DI MIRIAM TORINO” 

DOMENICA 5 FEBBRAIO 2017, ORE 16,

Chiesa di San Benedetto – Partecipazione libera – 340-5892741

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ATTO DI RINUNCIA ALLE SATANICHE PROPOSIZIONI

(Testo di Francesco G. Silletta – Ed. La Casa di Miriam)

“L’eloquenza della tua Parola, Signore Gesù, è per noi principio di conoscenza.
Per la verità e la forza della tua Parola, noi rinunciamo a Satana, perché vogliamo aderire pienamente alla tua disposizione salvifica per noi.
Noi rinunciamo innanzitutto alle sue voci, che disorientano la nostra coscienza e indeboliscono la nostra volontà.
Noi rinunciamo alle sue proposte spirituali, alle sue inclinazioni ed ai suoi condizionamenti interiori
Per ogni ferita prodotta dalla tua santa incoronazione spinosa, noi domandiamo liberazione del pensiero, purificazione intellettuale e rinnovamento spirituale. Proporzionatamente al male che Satana ha inflitto alla tua carne umana, per scoraggiare l’ingresso umano nella dimora dei redenti, noi domandiamo profondità di conoscenza, libertà nell’acquisto delle virtù, volontà di santificazione e spirito di carità. 
Noi rinunciamo, ancora, alle immagini, alle memorie, ai ragionamenti che con arguta malizia Satana infligge alla nostra autocoscienza; rinunciamo ai dubbi, ai sospetti ed alle argomentazioni con cui, con sapiente inganno, cerca di atterrire il nostro slancio vitale e la nostra disposizione verso il bene e la pace.
Noi rinunciamo, per il sangue che copiosamente è fuoriuscito dall’Agnello Immolato, a qualunque genere di colloquio, confronto, argomentazione, relazione con il Principe del Male, l’insolente e falso locutore infernale.
Ora, in forza del nostro Santo Battesimo, con il quale siamo stati edificati alla divina filiazione, domandiamo a te, Signore del Cielo e della Terra, di liberarci da Satana, da qualunque molestia psicologica, intellettiva, attitudinale, emozionale, comportamentale possa irriverentemente disturbare la nostra pace e deficitare il nostro ardore testimoniale alla Santa Verità.
Per l’intercessione della purissima Madre ed il consiglio di tutti i Santi, rinunciamo fermamente alle sataniche malizie, alle interpretazioni, alle premonizioni, alle seduzioni consce ed inconsce ed a qualunque forma di dominio, di superbo attaccamento al creato ed alle creature, per cedere il posto al Dio vivente, all’Unitrino Creatore ed alla perfetta fede nella sua esistenza e nel suo amore per noi.
Amen.
 
Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org
 

LA CASA DI MIRIAM ANCHE IN E-BOOK

 

      

NUOVI EBOOK ALLA CASA DI MIRIAM

 Le Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam stanno lavorando alla conversione dei propri testi e di quelli che verranno al formato e-book. Si tratta ormai di un’esigenza, con buona pace di alcune librerie, dettata da ragioni editoriali che anche noi non possiamo non riconoscere come oggettive.
Le prime due pubblicazioni in ebook sono il testo ufficiale dei nostri incontri di preghiera “Liberaci dal male”, disponibile anche su cartaceo nelle principali librerie cattoliche anche online, e il testo autobiografico: “Conversazioni con me stesso. Sui pastori che abbandonano le pecore”, anche questo disponibile su cartaceo nelle librerie di settore.

Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org

LA CASA DI MIRIAM IN PREGHIERA

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INCONTRO MENSILE IN CHIESA – DOMENICA 8 GENNAIO 0RE 16,00

 

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 – Cenacolo di preghiera “La Casa di Miriam Torino” – ore 16 –
Chiesa di S. Benedetto – Torino – Partecipazione libera

PROGRAMMA:
Invocazione allo Spirito Santo – S. Rosario (Misteri Gloriosi) – Preghiera di guarigione – Lettura e commento di Gv 1,29-34 – Atto di affidamento a Maria (Dal nostro libro “Liberaci dal male”) – Silenzio e meditazione personale – Sequenza al SS.mo Sacramento (Dio sia benedetto, benedetto il suo Santo Nome…) – Credo – Angelus per il S. Padre – Salmo 129 –
www.lacasadimiriam.altervista.org

Letture settimanali del Deuteronomio – La Casa di Miriam Torino  

Le prime 4 domeniche di gennaio – ore 14,00 – In sede 

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“In quel tempo il Signore mi disse: Tàgliati due tavole di pietra simili alle prime e sali da me sul monte e costruisci anche un’arca di legno; io scriverò su quelle tavole le parole che erano sulle prime che tu hai spezzato e tu le metterai nell’arca. Io feci dunque un’arca di legno di acacia e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, con le due tavole in mano. Il Signore scrisse su quelle tavole la stessa iscrizione di prima, cioè i dieci comandamenti che il Signore aveva promulgati per voi sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell’assemblea. Il Signore me li consegnò. Allora mi volsi e scesi sul monte; collocai le tavole nell’arca che avevo fatta e là restarono, come il Signore mi aveva ordinato”.
(Dt 10,1-5)
 
CERCHIAMO DI FAR PARLARE ANZITUTTO IL TESTO, OSSIA DIO STESSO ATTRAVERSO LA SUA PAROLA SCRITTA, DESTINATA ALLA NOSTRA COMPRENSIONE. COSA CI RACCONTA DIO IN QUESTO TESTO? NON: “COSA CI DICONO GLI ESEGETI CHE LUI CI DICA” – (Nella foto: Rembrandt, Mosè con le tavole della Legge, 1659)
 
Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
Piazza del Monastero, 3 – Torino
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S. AGOSTINO – DISCORSO SUL NATALE (N. 184)

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1. 1. È spuntato per noi un giorno di festa, una ricorrenza annuale; oggi è il Natale del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo: la Verità è sorta dalla terra 1, il giorno da giorno è nato nel nostro giorno. Esultiamo e rallegriamoci! 2 Quanto beneficio ci abbia apportato l’umiltà di un Dio tanto sublime lo comprendono bene i fedeli cristiani, mentre non lo possono capire i cuori empi, perché Dio ha nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli 3. Si aggrappino perciò gli umili all’umiltà di Dio, perché con questo aiuto tanto valido riescano a raggiungere le altezze di Dio; nella stessa maniera in cui, quando non ce la fanno da soli, si fanno aiutare dal loro giumento. I sapienti e gli intelligenti invece, mentre si sforzano di indagare sulla grandezza di Dio, non credono alle cose umili; e così trascurando queste non arrivano neanche a quella. Vuoti e frivoli, gonfi d’orgoglio, sono come sospesi tra cielo e terra in mezzo al turbinio del vento. Sono sì sapienti e intelligenti, ma secondo questo mondo, non secondo colui che ha creato il mondo. Se possedessero la vera sapienza, quella che è da Dio, anzi che è Dio stesso, comprenderebbero che Dio poteva assumere un corpo, senza per questo doversi mutare in corpo. Comprenderebbero che Dio ha assunto ciò che non era, pur rimanendo ciò che era; che è venuto a noi nella natura di uomo, senza essersi per nulla allontanato dal Padre; che è rimasto ciò che è da sempre e si è presentato a noi nella nostra propria natura; che ha nascosto la sua potenza in un corpo di bambino senza sottrarla al governo dell’universo. E come di lui che rimane presso il Padre ha bisogno l’universo, così di lui che viene a noi ha bisogno il parto di una Vergine. La Vergine Madre fu infatti la prova della sua onnipotenza: vergine prima del concepimento, vergine dopo il parto; trovata gravida senza essere resa tale da un uomo; incinta di un bambino senza l’intervento di un uomo: tanto più beata e più singolare per aver avuto in dono la fecondità senza perdere l’integrità. Quei sapienti preferiscono ritenere inventato un prodigio così grande anziché crederlo realmente avvenuto. Così nei riguardi di Cristo, uomo e Dio, non potendo credere alla natura umana, la disprezzano; non potendo disprezzare quella divina, non la credono. Ma quanto più essi lo disprezzano, tanto più noi accettiamo il corpo dell’uomo nell’umiltà del Dio; e quanto più essi lo ritengono impossibile, tanto più per noi è opera divina il parto verginale nella nascita del bambino.
 
Il Natale è gioia per tutti.
 
2. 2. Celebriamo pertanto il Natale del Signore con una numerosa partecipazione e un’adeguata solennità. Esultino gli uomini, esultino le donne: Cristo è nato uomo, è nato da una donna; ambedue i sessi sono stati da lui onorati. Si trasformi nel secondo uomo chi nel primo era stato precedentemente condannato 4. Una donna ci aveva indotti alla morte; una donna ci ha generato la vita. È nata una carne simile a quella del peccato 5, perché per suo mezzo venisse mondata la carne del peccato. Non venga condannata la carne ma, affinché la natura viva, muoia la colpa. È nato Cristo senza colpa perché in lui possa rinascere chi era nella colpa. Esultate, giovani consacrati, che avete scelto di seguire Cristo in modo particolare e non avete cercato le nozze. Non tramite le nozze è venuto a voi colui che avete trovato per seguirlo 6: e vi ha donato di non curarvi delle nozze, per mezzo delle quali siete venuti al mondo. Voi infatti siete venuti al mondo attraverso nozze carnali; mentre Cristo senza queste è venuto alle nozze spirituali: e vi ha donato di disprezzare le nozze, proprio perché vi ha chiamato ad altre nozze. Non avete cercato le nozze da cui siete nati, perché avete amato più degli altri colui che non è nato alla stessa maniera che voi. Esultate, vergini consacrate: la Vergine vi ha partorito colui che potete sposare senza perdere l’integrità. Non potete perdere il bene che amate né quando lo concepite né quando partorite. Esultate, giusti: è il Natale di colui che giustifica. Esultate, deboli e malati: è il Natale del Salvatore. Esultate, prigionieri: è il Natale del Redentore. Esultate, schiavi: è il Natale del Signore. Esultate, liberi: è il Natale del Liberatore. Esultate, voi tutti cristiani: è il Natale di Cristo.
 
Le due nascite di Cristo.
 
2. 3. Cristo, che nato dal Padre è l’autore di tutti i tempi, nato da una madre ci dà la possibilità di celebrare questo giorno nel tempo. Nella prima nascita non ebbe bisogno di avere una madre, in questa nascita non cercò nessun padre. Però Cristo è nato e da un Padre e da una madre; e senza un padre e senza una madre; da un Padre come Dio, da una madre come uomo; senza madre come Dio, senza padre come uomo. Chi potrà narrare la sua generazione? 7: sia la prima generazione che fu fuori del tempo, sia la seconda, senza intervento d’uomo? la prima che fu senza inizio, la seconda, senza modello? la prima che fu sempre, la seconda che non ebbe né un precedente né un susseguente? la prima che non ha fine, la seconda che inizia dove termina?.
 
3. 3. Giustamente perciò i Profeti hanno preannunciato la sua futura nascita, mentre i cieli e gli angeli lo hanno annunciato già nato. Colui che sostiene il mondo intero giaceva in una mangiatoia: era un bambino ed era il Verbo. Il grembo di una sola donna portava colui che i cieli non possono contenere. Maria sorreggeva il nostro re, portava colui nel quale siamo 8, allattava colui che è il nostro pane 9. O grande debolezza e mirabile umiltà, nella quale si nascose totalmente la divinità! Sorreggeva con la sua potenza la madre dalla quale dipendeva in quanto bambino, nutriva di verità colei dal cui seno succhiava. Ci riempia dei suoi doni colui che non disdegnò nemmeno di iniziare la vita umana come noi; ci faccia diventare figli di Dio colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo.
 
Edizioni La Casa di Miriam – 24h
Piazza del Monastero, 3 Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org

Discorso del S. Padre alla Curia Romana (per gli auguri natalizi)

Giovedì 22 dicembre 2016 

FONTE: http://w2.vatican.va/

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Cari fratelli e sorelle,

vorrei iniziare questo nostro incontro porgendo i miei cordiali auguri a tutti voi, Superiori, Officiali, Rappresentanti Pontifici e Collaboratori nelle Nunziature sparse nel mondo, a tutte le persone che prestano servizio nella Curia Romana, e ai vostri familiari. Auguri di un santo e sereno Natale e un felice anno nuovo 2017.

Contemplando il volto del Bambino Gesù, sant’Agostino esclamò: «Immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo»[1]. Anche san Macario, monaco del IV secolo e discepolo di sant’Antonio abate, per descrivere il mistero dell’Incarnazione, ricorse al verbo greco smikruno, cioè farsi piccolo quasi riducendosi ai minimi termini: «Udite attentamente: l’infinito, inaccessibile e increato Dio per la sua immensa e ineffabile bontà ha preso un corpo e vorrei dire si è infinitamente diminuito dalla sua gloria»[2].

Il Natale, quindi, è la festa dell’umiltà amante di Dio, del Dio che capovolge l’ordine del logicamente scontato, l’ordine del dovuto, del dialettico e del matematico. In questo capovolgimento sta tutta la ricchezza della logica divina che sconvolge la limitatezza della nostra logica umana (cfr Is 55,8-9). Scrive Romano Guardini: «Quale capovolgimento di tutti i valori familiari all’uomo – non solo umani, ma anche divini! Veramente questo Dio capovolge tutto ciò che l’uomo pretende di edificare da sé»[3]. Nel Natale noi siamo chiamati a dire «sì», con la nostra fede, non al Dominatore dell’universo e neppure alle più nobili delle idee, ma proprio a questo Dio, che è l’umile-amante.

Il beato Paolo VI, nel Natale 1971, affermava: «Dio avrebbe potuto venire vestito di gloria, di splendore, di luce, di potenza, a farci paura, a farci sbarrare gli occhi dalla meraviglia. No, no! È venuto come il più piccolo degli esseri, il più fragile, il più debole. Perché questo? Ma perché nessuno avesse vergogna ad avvicinarlo, perché nessuno avesse timore, perché tutti lo potessero proprio avere vicino, andargli vicino, non avere più nessuna distanza fra noi e Lui. C’è stato da parte di Dio uno sforzo di inabissarsi, di sprofondarsi dentro di noi, perché ciascuno, dico ciascuno di voi, possa dargli del tu, possa avere confidenza, possa avvicinarlo, possa sentirsi da Lui pensato, da Lui amato … da Lui amato: guardate che questa è una grande parola! Se voi capite questo, se voi ricordate questo che vi sto dicendo, voi avete capito tutto il Cristianesimo»[4].

In realtà, Dio ha scelto di nascere piccolo[5], perché ha voluto essere amato[6]. Ecco come la logica del Natale è il capovolgimento della logica mondana, della logica del potere, della logica del comando, della logica fariseistica e della logica causalistica o deterministica.

Proprio sotto questa luce soave e imponente del volto divino di Cristo bambino, ho scelto come argomento di questo nostro incontro annuale la riforma della Curia Romana. Mi è sembrato giusto e opportuno condividere con voi il quadro della riforma, evidenziando i criteri-guida, i passi compiuti, ma soprattutto la logica del perché di ogni passo realizzato e di ciò che verrà compiuto.

In verità, qui mi torna spontaneo alla memoria l’antico adagio che illustra la dinamica degli Esercizi Spirituali nel metodo ignaziano, ossia: deformata reformare, reformata conformare, conformata confirmare e confirmata transformare.

Non v’è dubbio che nella Curia il significato della ri-forma può essere duplice: anzitutto renderla con-forme alla Buona Novella che deve essere proclamata gioiosamente e coraggiosamente a tutti, specialmente ai poveri, agli ultimi e agli scartati; con-forme ai segni del nostro tempo e a tutto ciò che di buono l’uomo ha raggiunto, per meglio andare incontro alle esigenze degli uomini e delle donne che siamo chiamati a servire[7]; al tempo stesso si tratta di rendere la Curia più con-forme al suo fine, che è quello di collaborare al ministero proprio del Successore di Pietro[8]cum Ipso consociatam operam prosequuntur», dice il Motu proprio Humanam progressionem), quindi di sostenere il Romano Pontefice nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale[9].

Di conseguenza, la riforma della Curia Romana è ecclesiologicamente orientata in bonum e in servitium, come lo è il servizio del Vescovo di Roma[10], secondo una significativa espressione di Papa san Gregorio Magno, ripresa dal capitolo terzo della costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I: «Il mio onore è quello della Chiesa universale. Il mio onore è la solida forza dei miei fratelli. Io mi sento veramente onorato, quando a ciascuno di loro non viene negato il dovuto onore»[11].

Essendo la Curia non un apparato immobile, la riforma è anzitutto segno della vivacità della Chiesa in cammino, in pellegrinaggio, e della Chiesa vivente e per questo – perché vivente – semper reformanda[12], reformanda perché è viva. E’ necessario ribadire con forza che la riforma non è fine a sé stessa, ma è un processo di crescita e soprattutto di conversione. La riforma, per questo, non ha un fine estetico, quasi si voglia rendere più bella la Curia; né può essere intesa come una sorta di lifting, di maquillage oppure di trucco per abbellire l’anziano corpo curiale, e nemmeno come una operazione di chirurgia plastica per togliere le rughe[13]. Cari fratelli, non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!

In questa prospettiva, occorre rilevare che la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini [14]. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone – che senz’altro avviene e avverrà[15] – ma con la conversione nelle persone. In realtà, non basta una formazione permanente, occorre anche e soprattutto unaconversione e una purificazione permanente. Senza un mutamento di mentalità lo sforzo funzionale risulterebbe vano[16].

È per questa ragione che nei due nostri precedenti incontri natalizi mi sono soffermato, nel 2014, avendo a modello i Padri del deserto, su alcune “malattie”, e nel 2015, partendo dalla parola “misericordia”, su una sorta di catalogo delle virtù necessarie a chi presta servizio in Curia e a tutti coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa. La ragione di fondo è che, come per tutta la Chiesa, anche nella Curia il semper reformanda deve trasformarsi in una personale e strutturale conversione permanente[17].

Era necessario parlare di malattie e di cure perché ogni operazione, per raggiungere il successo, deve essere preceduta da approfondite diagnosi, da accurate analisi e deve essere accompagnata e seguita da precise prescrizioni.

In questo percorso risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà, che, nel caso della riforma, si potrebbero presentare in diverse tipologie di resistenze: le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo ‎sincero; le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima; ‎esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici ‎e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare ‎tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione[18].‎

L’assenza di reazione è segno di morte! Quindi le resistenze buone – e perfino quelle meno buone – sono necessarie e meritano di essere ascoltate, accolte e incoraggiate a esprimersi, perché è un segno che il corpo è vivo.

Tutto questo sta a dire che la riforma della Curia è un delicato processo che deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio, con ecclesiale saggezza, con attento ascolto, con tenace azione, con positivo silenzio, con ferme decisioni, con tanta preghiera – tanta preghiera! -, con profonda umiltà, con chiara lungimiranza, con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro, con determinata volontà, con vivace vitalità, con responsabile potestà, con incondizionata obbedienza; ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno. E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera.

ALCUNI CRITERI GUIDA DELLA RIFORMA:

Sono principalmente dodici: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

1- Individualità (Conversione personale)

Torno a ribadire l’importanza della conversione individuale senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti nelle strutture. La vera anima della riforma sono gli uomini che ne fanno parte e la rendono possibile. Infatti, la conversione personale supporta e rafforza quella comunitaria.

Esiste un forte legame di interscambio tra l’atteggiamento personale e quello comunitario. Una sola persona può portare tanto bene a tutto il corpo o potrebbe danneggiarlo e farlo ammalare. E un corpo sano è quello che sa recuperare, accogliere, fortificare, curare e santificare le proprie membra.

2- Pastoralità (Conversione pastorale) 

Richiamando l’immagine del pastore (cfr Ez 34,16; Gv 10,1-21) ed essendo la Curia una comunità di servizio, «fa bene anche a noi, chiamati ad essere Pastori nella Chiesa, lasciare che il volto di Dio Buon Pastore ci illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione. Che anche nei nostri ambienti di lavoro possiamo sentire, coltivare e praticare un forte senso pastorale, anzitutto verso le persone che incontriamo tutti i giorni. Che nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore»[19]. Dietro le carte ci sono persone.

L’impegno di tutto il personale della Curia deve essere animato da una pastoralità e da una spiritualità di servizio e di comunione, poiché questo è l’antidoto contro tutti i veleni della vana ambizione e dell’illusoria rivalità. In questo senso il beato Paolo VI ammonì: «Non sia pertanto la Curia Romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonistica e ritualistica, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione; di fratelli e di figli del Papa, che tutto fanno, ciascuno con rispetto all’altrui competenza e con senso di collaborazione, per servirlo nel suo servizio ai fratelli ed ai figli della Chiesa universale e della terra intera»[20].

3- Missionarietà[21] (Cristocentrismo)

È il fine principale di ogni servizio ecclesiastico ossia quello di portare il lieto annuncio a tutti i confini della terra[22], come ci ricorda il magistero conciliare, perché «ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza fedeltà della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo»[23].

4- Razionalità

Sulla base del principio che tutti i Dicasteri sono giuridicamente pari tra loro, risultava necessaria una razionalizzazione degli organismi della Curia Romana[24], per evidenziare che ogni Dicastero ha competenze proprie. Tali competenze devono essere rispettate ma anche distribuite con razionalità, con efficacia ed efficienza. Nessun Dicastero, dunque, può attribuirsi la competenza di un altro Dicastero, secondo quanto fissato dal diritto, e d’altra parte tutti i Dicasteri fanno riferimento diretto al Papa.

5- Funzionalità

L’eventuale accorpamento di due o più Dicasteri competenti su materie affini o in stretta relazione in un unico Dicastero serve per un verso a dare al medesimo Dicastero una rilevanza maggiore (anche esterna); per altro verso la contiguità e l’interazione di singole realtà all’interno di un unico Dicastero aiuta ad avere una maggiore funzionalità (ne sono esempio i due attuali nuovi Dicasteri di recente istituzione)[25].

La funzionalità richiede anche la revisione continua dei ruoli e dell’attinenza delle competenze e delle responsabilità del personale e conseguentemente l’effettuazione di spostamenti, di assunzioni, di interruzioni e anche di promozioni.

6- Modernità ‎(Aggiornamento)

Ossia la capacità di leggere e di ascoltare i “segni dei tempi”. ‎ In questo senso, «provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana ‎siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale»[26]. Ciò era richiesto dal Concilio Vaticano II: «I Dicasteri della Curia Romana siano organizzati in modo conforme alle ‎necessità dei tempi, dei paesi e dei riti, specialmente per quanto riguarda il loro numero, il loro ‎nome, le loro competenze, i loro metodi di lavoro ed il coordinamento delle loro attività»[27]. ‎

7- Sobrietà

In questa prospettiva sono necessari una semplificazione e uno snellimento della Curia: accorpamento o fusione di Dicasteri secondo materie di competenza e semplificazione interna di singoli Dicasteri; eventuali soppressioni di Uffici che non risultano più rispondenti alle necessità contingenti. Inserimento nei Dicasteri o riduzione delle commissioni, accademie, comitati ecc., tutto in vista della indispensabile sobrietà necessaria per una corretta e autentica testimonianza.

8- Sussidiarietà

Riordinamento di competenze specifiche dei diversi Dicasteri, spostandole, se necessario, da un Dicastero ad un altro, per raggiungere l’autonomia, il coordinamento e la sussidiarietà nelle competenze e l’interconnessione nel servizio.

In questo senso, risulta anche necessario il rispetto dei principi della sussidiarietà e della razionalizzazione nel rapporto con la Segreteria di Stato e all’interno della stessa – tra le sue diverse competenze – affinché nell’adempimento delle proprie mansioni essa sia l’aiuto diretto e più immediato del Papa[28]. Ciò anche per un migliore coordinamento dei vari settori dei Dicasteri e degli Uffici della Curia. La Segreteria di Stato potrà espletare questa sua importante funzione proprio nella realizzazione dell’unità, dell’interdipendenza e del coordinamento delle sue sezioni e dei suoi diversi settori.

9- Sinodalità

Il lavoro della Curia dev’essere sinodale: abituali le riunioni dei Capi Dicastero, presiedute dal Romano Pontefice[29]; regolari udienze “di tabella” dei Capi Dicastero; consuete riunioni interdicasteriali. La riduzione del numero dei Dicasteri permetterà incontri più frequenti e sistematici dei singoli Prefetti con il Papa ed efficaci riunioni dei Capi dei Dicasteri, visto che non possono essere tali quelle di un gruppo troppo numeroso.

La sinodalità[30] dev’essere vissuta anche all’interno di ogni Dicastero, dando particolare rilevanza al Congresso e maggiore frequenza almeno alla Sessione ordinaria. All’interno di ogni Dicastero è da evitare la frammentazione che può essere determinata da vari fattori, come il moltiplicarsi di settori specializzati, i quali possono tendere ad essere autoreferenziali. Il coordinamento tra di essi dovrebbe essere compito del Segretario o del Sotto-Segretario.

10- Cattolicità

Tra i collaboratori, oltre ai sacerdoti e consacrati/e, la Curia deve rispecchiare la cattolicità della Chiesa con l’assunzione di personale proveniente da tutto il mondo, di diaconi permanenti e fedeli laici e laiche, la cui scelta dev’essere attentamente effettuata sulla base della loro ineccepibile vita spirituale e morale e della loro competenza professionale. È opportuno prevedere l’accesso a un numero maggiore di fedeli laici specialmente in quei Dicasteri dove possono essere più competenti dei chierici o dei consacrati. Di grande importanza è inoltre la valorizzazione del ruolo della donna e dei laici nella vita della Chiesa e la loro integrazione nei ruoli-guida dei Dicasteri, con una particolare attenzione alla multiculturalità.

11- Professionalità

È indispensabile che ogni Dicastero adotti una politica di formazione permanente del personale, per evitare l’“arrugginirsi” e il cadere nella routine del funzionalismo‎.

Dall’altra parte, è indispensabile l’archiviazione definitiva della pratica del promoveatur ut amoveatur. Questo è un cancro.

12- Gradualità (discernimento)

La gradualità è il frutto dell’indispensabile discernimento che implica processo storico, scansione di tempi e di tappe, verifica, correzioni, sperimentazione, approvazioni ad experimentum. Dunque, in questi casi non si tratta di indecisione ma della flessibilità necessaria per poter raggiungere una vera riforma. […]

 

[1]Sermo 187,1: PL 38,1001: «Magnus dies angelorum, parvus in die hominum … magnus in forma Dei, brevis in forma servi».

[2]Hom. IV, 9: PG 34, 480.

[3]Il Signore, Milano 1977, 404.

[4]Omelia del 25 dicembre 1971.

[5] Cfr San Pietro Crisologo, Sermo 118: PL 52, 617.

[6] Santa Teresa di Gesù Bambino – l’innamorata della piccolezza di Gesù – nell’ultima sua lettera, del 25 agosto 1897, indirizzata a un sacerdote che le era stato affidato come “fratello spirituale”, scrisse: «Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo! Io lo amo! Infatti egli non è che amore e misericordia» (LT 266: Opere complete, Roma 1997, 606).

[7] Cfr Lettera apostolica in forma di Motu proprio con la quale si istituisce il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, 17 agosto 2016.

[8] La Curia Romana ha la funzione di aiutare il Papa nel suo governo quotidiano della Chiesa, ossia nei suoi compiti propri che sono: a) conservare tutti i fedeli «nel vincolo di una sola fede e della carità» e anche «nell’unità della fede e della comunione»; b) «perché l’episcopato fosse uno e indiviso» (Conc. Vat. I, Cost. dogm. Pastor aeternus, Prologo). «Questo santo Sinodo, sull’esempio del Concilio Vaticano primo, insegna e dichiara che Gesù Cristo, Pastore eterno, ha edificato la Santa Chiesa e ha mandato gli apostoli, come egli stesso era stato mandato dal Padre (cfr Gv 20,21), e ha voluto che i loro successori, cioè i vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Affinché poi lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 18).

[9] Difatti il Concilio Vaticano II, riguardo alla Curia Romana, spiega che «nell’esercizio della sua suprema, piena ed immediata potestà sopra tutta la Chiesa, il romano Pontefice si avvale dei dicasteri della curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità, a vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastori» (Decr. Christus Dominus, 9). Così, ci ricorda, anzitutto, che la Curia è un organismo di aiuto per il Papa, e precisa al tempo stesso che il servizio degli organismi della Curia Romana è sempre svolto nomine et auctoritate del medesimo Romano Pontefice. È per questo che l’attività della Curia viene adempiuta in bonum Ecclesiarum et in servitium Sacrorum Pastorum, cioè orientata sia verso il bene delle Chiese particolari, sia al sostegno dei loro Vescovi. Le Chiese particolari sono «formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica» (Lumen gentium, 23).

[10] «È, del resto, simile accordo fra il Papa e la Sua Curia una norma costante. Non solo nelle grandi ore della storia tale accordo rivela la sua esistenza e la sua forza; ma sempre esso vige, in ogni giorno, in ogni atto del ministero pontificio, come conviene all’organo d’immediata aderenza e di assoluta obbedienza, del quale il Romano Pontefice si serve per esplicare la Sua universale missione. Ed è questo rapporto essenziale della Curia Romana con l’esercizio dell’attività apostolica del Papa la giustificazione, anzi la gloria della Curia stessa, risultando dal rapporto medesimo la sua necessità, la sua utilità, la sua dignità e la sua autorità; infatti è la Curia Romana lo strumento di cui il Papa ha bisogno, e di cui il Papa si serve per svolgere il proprio divino mandato. Uno strumento degnissimo, a cui non è meraviglia se da tutti e da Noi stessi per primi, tanto si domanda, tanto si esige! La sua funzione reclama capacità e virtù somme, perché appunto è sommo l’ufficio suo. Funzione delicatissima, qual è quella d’essere custode o eco delle divine verità e di farsi linguaggio e dialogo con gli spiriti umani; funzione vastissima, qual è quella che ha per confine l’orbe universo; funzione nobilissima, qual è quella di ascoltare e di interpretare la voce del Papa e al tempo stesso di non lasciar a Lui mancare ogni utile ed obbiettiva informazione, ogni filiale e ponderato consiglio» (Paolo VI, Discorso alla Curia Romana, 21 settembre 1963).

[11]Ep. ad Eulog. Alexandrin., epist. 30: PL 77, 933. La Curia Romana «trae dal pastore della Chiesa universale la propria esistenza e competenza. In effetti, essa in tanto vive e opera, in quanto è in relazione col ministero petrino e su di esso si fonda» (Giovanni Paolo II, Cost. ap. Pastor Bonus, Introd. n. 7; cfr art. 1).

[12] La storia attesta che la Curia Romana è in stato di permanente “riforma”, almeno negli ultimi cento anni. «Quella, infatti, annunciata il 13 aprile 2013 col comunicato della Segreteria di Stato giunge come quarta a cominciare da quella attuata da san Pio X con la costituzione Sapienti Consilio del 1908. Questa riforma si rendeva certo urgente nella prospettiva del nuovo ordinamento canonico, già in preparazione; più ancora, tuttavia, si mostrava necessaria già per la fine del potere temporale. La seguì quella realizzata dal beato Paolo VI con la Regiminis Ecclesiae Universae (1967), seguita alla celebrazione del Concilio Vaticano II. Lo stesso Papa aveva previsto un riesame del testo alla luce di una prima sperimentazione. Nel 1988 giunse la costituzione Pastor Bonus di san Giovanni Paolo II, che nell’impianto generale seguiva lo schema montiniano, ma inserisce una diversa classificazione dei diversi organismi e delle loro competenze in sintonia col CIC 1983. All’interno di questi passaggi fondamentali, si registrano altri importanti interventi. Benedetto XV, ad esempio, creò e inserì tra le Congregazioni romane quella per i Seminari (fino a quel momento sezione all’interno della Congregazione Concistoriale) e le Università degli Studi (1915) e l’altra per le Chiese Orientali (1917: in precedenza era costituita come sezione nella S. Congregatio de Propaganda Fide).Giovanni Paolo II fece dei cambiamenti nell’organizzazione curiale anche successivamente a Pastor Bonus e, dopo di lui, significativi interventi li fece pure Benedetto XVI: si pensi all’istituzione del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione (2010), al trasferimento delle competenze sui Seminari dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica a quella per il Clero e della competenza sulla Catechesi da quest’ultima al Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione (2013). A ciò si aggiungeranno gli altri interventi di semplificazione, messi a punto nel corso degli anni e alcuni attivi sino ad oggi, con l’unificazione di più Dicasteri sotto un’unica presidenza» (Marcello Semeraro, La riforma di Papa Francesco, Il Regno, Anno LXI, n. 1240 – 15 luglio 2016, pp. 433 – 441).

[13] In questo senso Paolo VI, il 21 settembre 1963, parlando alla Curia Romana, disse: «E’ spiegabile come tale ordinamento sia aggravato dalla sua stessa venerabile età, come risenta la disparità dei suoi organi e della sua prassi rispetto alle necessità e agli usi dei nuovi tempi, come senta al tempo stesso il bisogno di semplificarsi e decentrarsi e quello di allargarsi e abilitarsi a nuove funzioni».

[14]Paolo VI, il 22 febbraio 1975, in occasione del Giubileo della Curia Romana, disse: «Noi siamo la Curia Romana, […] questa nostra coscienza, che vogliamo chiarissima non soltanto nella sua definizione canonica, ma anche nel suo contenuto morale e spirituale, impone a ciascuno di noi un atto penitenziale conforme alla disciplina propria del giubileo, atto che possiamo chiamare di autocritica per verificare, nel segreto dei nostri cuori, se il nostro comportamento corrisponde all’ufficio che ci è affidato. Ci stimola a questo interiore confronto innanzi tutto la coerenza della nostra vita ecclesiale, e poi l’analisi, che tanto la Chiesa, quanto la società fanno sul nostro conto, con esigenza spesso non obiettiva e tanto più severa quanto più rappresentativa è questa nostra posizione, dalla quale dovrebbe sempre irradiare un’esemplarità ideale […]. Due sentimenti spirituali perciò daranno senso e valore alla nostra celebrazione giubilare: un sentimento di sincera umiltà, che vuol dire verità su noi stessi, dichiarandoci per primi bisognosi della misericordia di Dio» (Insegnamenti di Paolo VI, XIII [1975], pp. 172-176).

[15] In questo senso, il susseguirsi delle generazioni fa parte della vita e guai a noi se pensiamo o se viviamo dimenticando questa verità. Quindi, l’alternanza delle persone è normale, necessaria e auspicabile.

[16]Benedetto XVI, ispirandosi a una visione di santa Ildegarda di Bingen, durante il suo Discorso alla Curia del 20 dicembre 2010 ricordò che lo stesso volto della Chiesa purtroppo può essere «coperto di polvere» e «il suo vestito strappato». E per questo ho ricordato a mia volta che la guarigione «è anche frutto della consapevolezza della malattia e della decisione personale e comunitaria di curarsi sopportando pazientemente e con perseveranza la cura» (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2014).

[17] Si tratta di intendere la riforma come una trasformazione, ossia un mutamento in avanti, un miglioramento: mutare/commutare in melius.

[18] Cfr Omelia, Domus Sanctae Marthae, 1° dicembre 2016.

[19]Omelia in occasione del Giubileo della Curia Romana, 22 febbraio 2016; cfr Discorso di inaugurazione dei lavori del Concistoro, 12 febbraio 2015.

[20] Paolo VI, Discorso alla Curia Romana, 21 settembre 1963.

[21] ‎‎«Il mandato d’evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa, compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della società ‎attuale non rendono meno urgenti. Evangelizzare, infatti, è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare, […] ‎ la comunità dei cristiani non è mai chiusa in se stessa. In essa la vita intima — la vita di ‎preghiera, l’ascolto della Parola e dell’insegnamento degli Apostoli, la carità fraterna vissuta, il ‎pane spezzato — non acquista tutto il suo significato se non quando essa diventa testimonianza, provoca l’ammirazione e la conversione, si fa predicazione e annuncio della Buona Novella. Così tutta la Chiesa riceve la missione di evangelizzare, e l’opera di ciascuno è ‎importante per il tutto» (Id., Esort. ap. Evangelii Nuntiandi, 14-15). «Non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese, è necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 15).

[22] Non bisogna perdere la tensione per l’annuncio a coloro che sono lontani da Cristo, perché questo è il primo compito della Chiesa (cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio, 34).

[23] Esort. ap. Evangelii gaudium, 26. «Sogno una scelta missionaria [= missione paradigmatica] capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale [= missione programmatica] diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (ibid., 27). In questo senso, «ciò che fa cadere le strutture caduche, ciò che porta a cambiare i cuori dei cristiani, è precisamente la missionarietà», poiché «la missione programmatica, come indica il suo nome, consiste nella realizzazione di atti di indole missionaria. La missione paradigmatica, invece, implica il porre in chiave missionaria le attività abituali delle Chiese particolari» (Discorso ai Vescovi responsabili del CELAM, Rio de Janeiro, 28 luglio 2013).

[24] Cfr Paolo VI, Cost. ap. Regimini Ecclesiae universae art. 1 §2; Giovanni Paolo II, Cost. ap. Pastor Bonus art. 2 §2.

[25] «È da Roma oggi che parte l’invito all‘«aggiornamento» […], cioè al perfezionamento d’ogni cosa, interna ed esterna, della Chiesa. Roma papale oggi è ben altra, e, per grazia di Dio, tanto più degna e più saggia e più santa; tanto più cosciente della sua vocazione evangelica, tanto più impegnata nella sua missione cristiana, tanto più desiderosa, suscettibile, perciò, di perenne rinnovamento» (Paolo VI, Discorso alla Curia Romana, 21 settembre 1963).

[26] Motu proprio Sedula Mater, 15 agosto 2016.

[27] Decr. Christus ‎Dominus, 9.

[28] Tra le funzioni del Segretario di Stato, quale primo collaboratore del Sommo Pontefice nell’esercizio della sua suprema missione ed esecutore delle scelte che il Papa fa con l’aiuto degli organi di consultazione, dovrebbe essere preminente la periodica e frequente riunione con i Capi Dicastero. In ogni caso sono di primaria necessità il coordinamento e la collaborazione dei Dicasteri tra di loro e con gli altri Uffici.

[29] Cfr Giovanni Paolo II, Cost. ap. Pastor Bonus, 22.

[30] Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto (cfr Discorso per la commemorazione del 50° dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015; Esort. ap. Evangelii gaudium, 171). Tappe dell’ascolto per la riforma della Curia sono state: 1. Raccolta di pareri nell’estate 2013: dai Capi Dicastero e altri; dai Cardinali del Consiglio; da singoli Vescovi e Conferenze Episcopali dell’area territoriale di provenienza; 2. Riunione dei Capi Dicastero del 10 settembre 2013 e del 24 novembre 2014; 3. Concistoro del 12-13 febbraio 2015; 4. Lettera del Consiglio dei Cardinali ai Capi Dicastero del 17 settembre 2014 per eventuali “decentramenti”; 5. Interventi di singoli Capi Dicastero nelle riunioni del Consiglio dei Cardinali per richiesta di proposte e pareri per la riforma del singolo Dicastero (cfr. Marcello Semeraro, La riforma di Papa Francesco, Il Regno, pp. 433 – 441). […]


 “Nasce l’Uomo” – di Giovanni Paolo II

 
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Dal Messaggio Urbi et Orbi di S. Giovanni Paolo II del 1978, n. 1
 
“Questo messaggio lo rivolgo ad ogni uomo; all’uomo; all’uomo, nella sua umanità. Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome. Così come quel primo uomo, Adamo; e come quel nuovo Adamo, che nasce dalla Vergine Maria nella grotta di Betlemme: “lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).
 
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Novità editoriale – 

L’edizione cartacea dei testi inediti

per la novena a S. Maria Maddalena

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a cura di Francesco G. Silletta – 

Disponibile – Tel. 340-5892741

“Meditazioni sulla fede” – In pubblicazione

di Francesco G. Silletta

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“L’amore è così, anche dal suo punto di vista “negativo”: lo slancio vitale con cui si comunica gratuitamente, infatti, viene alle volte respinto e sommerso da una pretestuosa autosufficienza, invisibile ai nostri occhi ma chiara, estrinseca nei suoi effetti deleteri e futuri agli occhi onniveggenti di Maria, il cui pianto è espressione reale, somatica, di un indicibile dolore che riguarda la nostra esistenza personale […]” 

“Meditazioni sulla fede” – di Francesco G. Silletta Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam € 15,00 Piazza del Monastero 3 Torino Telefono: 340-5892741 www.lacasadimiriam.altervista.org 

Dalla Collana “Spiritualità” 

 
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“[…] Tendi a muoverti molto. Fatichi a mantenerti fisso su un medesimo pensiero. Ti arrovelli. E fuggi verso fantasie, talvolta contraddittorie, immaginazioni che a loro modo, proprio per quel loro istintuale sapore di libertà, paiono consolarti. Non comprendi tuttavia quanto io ti segua e ti orienti anche dentro quelle tue alienazioni. Non lo facessi, rimarresti orfano di una guida vera, e perderesti inesorabilmente l’orientamento. So che è difficile per te un certo ordine di prassi.  Soprattutto alla luce di tante sofferenze attraverso le quali, non a caso, ma per mia disposizione, tustesso ti percepisci talvolta sommerso […]”.

(“Locuzioni interiori notturne” – di Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – € 12,00 – Tel. 340-5892741)

TUTTA LA NOTTE CON “LA CASA DI MIRIAM” – 24H nuova sede 

 sito

– Selezione, editing, pubblicazione e promozione opere letterarie ad argomentazione socio-religiosa e teologica
– Incontri di preghiera in sede e mensili in Chiesa
– Convegni e conferenze su tematiche cristiane o socio-culturali
– Biblioteca personale con possibilità di consultazione testi
– Angolo della preghiera per i visitatori, con testi liturgici e immagini sacre a disposizione in sede
– Possibilità di volontariato nella nostra sede e formazione redazionale e scritturistica
– Redazione e distribuzione rivista trimestrale “Circola Voce” – iscritta regolarmente all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e al Roc
… e molto altro…
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DOMENICA 13 NOVEMBRE ORE 16,00:

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INCONTRO MENSILE DI PREGHIERA IN CHIESA DEL CENACOLO “LA CASA DI MIRIAM”

Chiesa di San Benedetto – Torino – Partecipazione libera – 

La dichiarazione congiunta cattolico-luterana

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«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

Con cuore riconoscente
Con questa Dichiarazione Congiunta, esprimiamo gioiosa gratitudine a Dio per questo momento di preghiera comune nella Cattedrale di Lund, con cui iniziamo l’anno commemorativo del cinquecentesimo anniversario della Riforma. Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide.

Dal conflitto alla comunione
Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione. Oggi ascoltiamo il comando di Dio di mettere da parte ogni conflitto. Riconosciamo che siamo liberati per grazia per camminare verso la comunione a cui Dio continuamente ci chiama.

Il nostro impegno per una testimonianza comune
Mentre superiamo quegli episodi della storia che pesano su di noi, ci impegniamo a testimoniare insieme la grazia misericordiosa di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto. Consapevoli che il modo di relazionarci tra di noi incide sulla nostra testimonianza del Vangelo, ci impegniamo a crescere ulteriormente nella comunione radicata nel Battesimo, cercando di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità. Cristo desidera che siamo uno, così che il mondo possa credere (cfr Gv 17,21).

Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico.

Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio. Chiediamo a Dio ispirazione, incoraggiamento e forza affinché possiamo andare avanti insieme nel servizio, difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza. Dio ci chiama ad essere vicini a coloro che aspirano alla dignità, alla giustizia, alla pace e alla riconciliazione. Oggi, in particolare, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero, per venire in aiuto di quanti sono costretti a fuggire a causa della guerra e della persecuzione, e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo.

Oggi più che mai ci rendiamo conto che il nostro comune servizio nel mondo deve estendersi a tutto il creato, che soffre lo sfruttamento e gli effetti di un’insaziabile avidità. Riconosciamo il diritto delle future generazioni di godere il mondo, opera di Dio, in tutta la sua potenzialità e bellezza. Preghiamo per un cambiamento dei cuori e delle menti che porti ad una amorevole e responsabile cura del creato.

Uno in Cristo
In questa occasione propizia esprimiamo la nostra gratitudine ai fratelli e alle sorelle delle varie Comunioni e Associazioni cristiane mondiali che sono presenti e si uniscono a noi in preghiera. Nel rinnovare il nostro impegno a progredire dal conflitto alla comunione, lo facciamo come membri dell’unico Corpo di Cristo, al quale siamo incorporati per il Battesimo. Invitiamo i nostri compagni di strada nel cammino ecumenico a ricordarci i nostri impegni e ad incoraggiarci. Chiediamo loro di continuare a pregare per noi, di camminare con noi, di sostenerci nell’osservare i religiosi impegni che oggi abbiamo manifestato.

Appello ai cattolici e ai luterani del mondo intero
Facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità.

 

Incontro di preghiera in Chiesa del Cenacolo “La Casa di Miriam” del 16 ottobre 2016

 

LA DIFFERENZIAZIONE SESSUATA MASCHIO-FEMMINA

Nel nuovo numero della rivista “Circola Voce” – Trimestrale d’informazione religiosa – Edizioni La Casa di Miriam Torino

Circola Voce N. 9
 

“Al di fuori di una comprensione differenzialmente sessuata dell’umano, nella bipolarità maschile-femminile (cui tutto è intrinseco delle facoltà umane), non esiste umanità, ma solo disumanizzazione, una perversione dell’umano stesso. Il tempo attuale è appunto quello in cui l’uomo, partendo da un’ideologico grido di conquista della propria presunta libertà, in realtà confina se stesso al di qua dell’umano […]”.

Francesco G. Silletta – “Circola Voce” – Trimestrale d’informazione religiosa – Anno II – N° 9 – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam
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INCONTRO MENSILE IN CHIESA – DOMENICA 16 OTTOBRE 2016

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INCONTRO MENSILE IN CHIESA DEL CENACOLO “LA CASA DI MIRIAM TORINO” – DOMENICA 16 OTTOBRE ORE 16,30 – Chiesa di S. Benedetto – Programma: Invocazione allo Spirito Santo – S. Rosario – LETTURA E COMMENTO DI 1COR 11,25-32 – Preghiera di liberazione a Maria per il conforto nella solitudine – Silenzio e meditazione personale – Sequenza al SS.mo Sacramento (“Dio sia benedetto, benedetto il suo S. Nome…) – Magnificat – Credo – Salmo 129 – Angelus per il Santo Padre
PARTECIPAZIONE LIBERA – INFO TEL. 340-5892741

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Le splendide parole del Papa a Tbilisi –

Il testo integrale

Pope Francis celebrates a Holy Mass in M.Meskhi Stadium, Tiblisi 01 october 2016. ANSA/LUCA ZENNARO

“Tra i tanti tesori di questo splendido Paese risalta il grande valore delle donne. Esse – scriveva Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui facciamo oggi memoria – «amano Dio in numero ben più grande degli uomini» (Scritti autobiografici, Manoscritto A, VI). Qui in Georgia ci sono tante nonne e madri che continuano a custodire e tramandare la fede, seminata in questa terra da Santa Nino, e portano l’acqua fresca della consolazione di Dio in tante situazioni di deserto e conflitto.

Questo ci aiuta a comprendere la bellezza di quanto il Signore dice oggi nella prima lettura: «Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò» (Is 66,13). Come una madre prende su di sé i pesi e le fatiche dei suoi figli, così Dio ama farsi carico dei nostri peccati e delle nostre inquietudini; Egli, che ci conosce e ci ama infinitamente, è sensibile alla nostra preghiera e sa asciugare le nostre lacrime. Guardandoci, ogni volta si commuove e si intenerisce, con un amore viscerale, perché, al di là del male di cui siamo capaci, siamo sempre i suoi figli; desidera prenderci in braccio, proteggerci, liberarci dai pericoli e dal male. Lasciamo risuonare nel nostro cuore queste parole che oggi ci rivolge: “Come una madre, io vi consolerò”.

La consolazione di cui abbiamo bisogno, in mezzo alle vicende turbolente della vita, è proprio la presenza di Dio nel cuore. Perché la sua presenza in noi è la fonte della vera consolazione, che rimane, che libera dal male, porta la pace e fa crescere la gioia. Per questo, se vogliamo vivere da consolati, occorre far posto al Signore nella vita. E perché il Signore abiti stabilmente in noi, bisogna aprirgli la porta e non tenerlo fuori. Ci sono delle porte della consolazione da tenere sempre aperte, perché Gesù ama entrare da lì: il Vangelo letto ogni giorno e portato sempre con noi, la preghiera silenziosa e adorante, la Confessione, l’Eucaristia. Attraverso queste porte il Signore entra e dà un sapore nuovo alle cose. Ma quando la porta del cuore si chiude, la sua luce non arriva e si resta al buio. Allora ci abituiamo al pessimismo, alle cose che non vanno, alle realtà che mai cambieranno. E finiamo per rinchiuderci nella tristezza, nei sotterranei dell’angoscia, soli dentro di noi. Se invece spalanchiamo le porte della consolazione, entra la luce del Signore!

Ma Dio non ci consola solo nel cuore; tramite il profeta Isaia infatti aggiunge: «A Gerusalemme sarete consolati» (66,13). A Gerusalemme, cioè nella città di Dio, nella comunità: quando siamo uniti, quando c’è comunione tra noi agisce la consolazione di Dio. Nella Chiesa si trova consolazione, è la casa della consolazione: qui Dio desidera consolare. Possiamo chiederci: io, che sto nella Chiesa, sono portatore della consolazione di Dio? So accogliere l’altro come ospite e consolare chi vedo stanco e deluso? Pur quando subisce afflizioni e chiusure, il cristiano è sempre chiamato a infondere speranza a chi è rassegnato, a rianimare chi è sfiduciato, a portare la luce di Gesù, il calore della sua presenza, il ristoro del suo perdono. Tanti soffrono, sperimentano prove e ingiustizie, vivono nell’inquietudine. C’è bisogno dell’unzione del cuore, di questa consolazione del Signore che non toglie i problemi, ma dona la forza dell’amore, che sa portare il dolore in pace. Ricevere e portare la consolazione di Dio: questa missione della Chiesa è urgente. Cari fratelli e sorelle, sentiamoci chiamati a questo: non a fossilizzarci in ciò che non va attorno a noi o a rattristarci per qualche disarmonia che vediamo tra di noi. Non fa bene abituarsi a un “microclima” ecclesiale chiuso; ci fa bene condividere orizzonti ampi, orizzonti aperti di speranza, vivendo il coraggio umile di aprire le porte e uscire da noi stessi.

C’è però una condizione di fondo per ricevere la consolazione di Dio, che la sua Parola oggi ci ricorda: diventare piccoli come bambini (cfr Mt 18,3-4), essere «come un bimbo in braccio a sua madre» (Sal 130,2). Per accogliere l’amore di Dio è necessaria questa piccolezza di cuore: solo da piccoli, infatti, si può essere tenuti in braccio dalla mamma.

Chi si fa piccolo come un bambino – ci dice Gesù – «è il più grande nel regno dei cieli» (Mt 18,4). La vera grandezza dell’uomo consiste nel farsi piccolo davanti a Dio. Perché Dio non si conosce con pensieri alti e tanto studio, ma con la piccolezza di un cuore umile e fiducioso. Per essere grandi davanti all’Altissimo non bisogna accumulare onori e prestigio, beni e successi terreni, ma svuotarsi di sé. Il bambino è proprio colui che non ha niente da dare e tutto da ricevere. È fragile, dipende dal papà e dalla mamma. Chi si fa piccolo come un bimbo diventa povero di sé, ma ricco di Dio.

I bambini, che non hanno problemi a capire Dio, hanno tanto da insegnarci: ci dicono che Egli compie grandi cose con chi non gli fa resistenza, con chi è semplice e sincero, privo di doppiezze. Ce lo mostra il Vangelo, dove si operano grandi meraviglie con piccole cose: con pochi pani e due pesci (cfr Mt 14,15-20), con un granello di senape (cfr Mc 4,30-32), con un chicco di grano che muore in terra (cfr Gv 12,24), con un solo bicchiere d’acqua donato (cfr Mt 10,42), con due monetine di una povera vedova (cfr Lc 21,1-4), con l’umiltà di Maria, la serva del Signore (cfr Lc 1,46-55).

Ecco la grandezza sorprendente di Dio, di un Dio pieno di sorprese e che ama le sorprese: non perdiamo mai il desiderio e la fiducia delle sorprese di Dio! E ci farà bene ricordare che siamo sempre e anzitutto figli suoi: non padroni della vita, ma figli del Padre; non adulti autonomi e autosufficienti, ma figli sempre bisognosi di essere presi in braccio, di ricevere amore e perdono. Beate le comunità cristiane che vivono questa genuina semplicità evangelica! Povere di mezzi, sono ricche di Dio. Beati i Pastori che non cavalcano la logica del successo mondano, ma seguono la legge dell’amore: l’accoglienza, l’ascolto, il servizio. Beata la Chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell’efficienza organizzativa e non bada al ritorno di immagine. Piccolo amato gregge di Georgia, che tanto ti dedichi alla carità e alla formazione, accogli l’incoraggiamento del Buon Pastore, affidati a Lui che ti prende sulle spalle e ti consola!

Vorrei riassumere questi pensieri con alcune parole di Santa Teresa di Gesù Bambino, che oggi ricordiamo. Ella ci indica la sua “piccola via” verso Dio, «l’abbandono del piccolo bambino, che si addormenta senza timore tra le braccia di suo padre», perché «Gesù non domanda grandi gesti, ma solo l’abbandono e la riconoscenza» (Scritti autobiografici, Manoscritto B). Purtroppo, però – scriveva allora ma è vero anche oggi – Dio trova «pochi cuori che si abbandonino a lui senza riserve, che comprendano tutta la tenerezza del suo Amore infinito» (ibid.). La giovane santa e Dottore della Chiesa, invece, era esperta nella «scienza dell’Amore» (ibid.) e ci insegna che «la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, nel non sorprendersi delle loro debolezze, nell’essere edificati anche dai minimi atti di virtù che li si vede praticare»; ci ricorda anche che «la carità non può rimanere chiusa nel fondo del cuore» (Manoscritto C). Chiediamo oggi, tutti insieme, la grazia di un cuore semplice, che crede e vive nella forza mite dell’amore; chiediamo di vivere con la serena e totale fiducia nella misericordia di Dio”.

(Fonte: press.vatican.va)

DAL 1° NOVEMBRE 2016 – “MEDITAZIONI SULLA FEDE” – DI FRANCESCO G. SILLETTA

Meditazioni sulla fede Copertina

Collana Spiritualità

“Non meravigliamoci delle incomprensioni, dei sospetti, della diffidenza e persino delle umiliazioni quando proponiamo nella società la nostra testimonianza cristiana. Il nucleo differenziale riguarda infatti un preambolo linguistico, una differenza basilare, cioè, correlata al nostro stesso linguaggio, per alcuni pretestuoso, per altri fanatico, per altri ancora semplicemente demenziale: è la differenza intrinseca allo stesso essere-cristiano, al possedere il pensiero di Cristo, come afferma san Paolo: “L’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito” (1Cor 2,14).
Riposi nella consapevolezza della vitalità dello Spirito in noi la nostra personale autostima, non sulle inutili celebrazioni del mondo nei nostri riguardi. Ancora lo stesso Paolo stigmatizza con forza la dicotomia fra l’essere-cristiano e l’essere-mondano, laddove categorizza, senza mezzi termini, entro l’immagine della “spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti” (1Cor 4,13) l’azione testimoniale di questa presa di coscienza.
Il nostro riferimento, la nostra unità di misura è lo Spirito Santo, “che ci insegna a guardare con gli occhi di Cristo, a vivere la vita come l’ha vissuta Cristo, a comprendere la vita come l’ha compresa Cristo” (Papa Francesco, Udienza Generale dell’8 maggio 2013).
Nulla ci sorprenda, allora, né costerni il nostro spirito umano alla luce di una tale consapevolezza dell’azione dello Spirito in noi, che inevitabilmente, se da una parte attesta al nostro spirito umano che siamo figli di Dio (Rm 8,16), dall’altra tende a differenziarci strutturalmente, per questa stessa filiazione, rispetto al mondano termine di ogni dinamismo privo della sua azione vivificante.
“Nella speranza siamo stati salvati” (Rm 8,24) e dunque in tale speranza noi dobbiamo far convergere ogni latitudine opaca, ogni “dramma” esistenziale del nostro riferimento al mondo e progettarlo, ri-configurarlo entro l’ordine della grazia, non secondo i parametri mondani.
Il mondo infatti non ossequia la nostra elevazione, né edifica ciò che noi testimoniamo, ma piuttosto ne deturpa il fondamento, cercando di impedirne la stessa diffusione: qui è la forza del cristiano, la continuità cinetica, con la forza dello Spirito, rispetto all’ansia debilitante proveniente dal mondo […]”
(In copertina: Vasilij Grigor’evič Perov, I primi cristiani di Kiev)

INCONTRO DI PREGHIERA MENSILE IN CHIESA 

– GRUPPO LA CASA DI MIRIAM TORINO –

DOMENICA 25 SETTEMBRE ORE 16,30 –

CHIESA DI S. BENEDETTO – TORINO

Virgin Mary

 

Programma – Invocazione dello Spirito Santo – S. Rosario – Supplica di liberazione alla Vergine di Nazareth (Dal libro “Liberaci dal male”) – Lettura e commento di Siracide 51,1-12 – Silenzio e preghiera personale davanti al SS.mo Sacramento – Sequenza “Dio sia benedetto…” – Credo – Angelus per il S. Padre –

Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam
24h di studio, preghiera e pubblicazioni
www.lacasadimiriam.altervista.org
 

 Dal “dio proiettato” al “Dio Crocifisso”

Jesus

Dalle “MEDITAZIONI SULLA FEDE” – di Francesco Gastone Silletta – Prossimamente con le Edizioni La Casa di Miriam Torino

Un Dio crocifisso, ecco la “prerogativa” del Cristianesimo. Supporre una trasposizione mentale, un “transfert” dell’uomo rispetto al divino perde di credibilità, anzi, non la possiede neppure in partenza, proprio guardando teologicamente alla natura “crocifissa” di quel “Dio” che deriverebbe soltanto da una umana proiezione di senso. La tesi di Feuerbach, secondo il quale “il Dio divenuto uomo è soltanto l’apparire dell’uomo divenuto Dio”, conquista forse il consenso dello spirito di contestazione, ma non quello della credibilità teologica: se è facile, da un certo punto di vista, bandire il Cristianesimo con l’accusa di autocostruzionismo del divino, risulta poi molto più complesso il confronto, punto per punto, con la natura di quel divino che il Cristianesimo professa, sino a quel vertice teologico così inatteso: la crocifissione.
Il bisogno umano di costruirsi un “dio”, accezione comune a molti presupposti atei, può star bene soltanto a livello di superficie. Oltrepassando infatti la soglia di quel divino “celestialmente” inteso e penetrando la profondità di quel solco, di quel “tremendum” che l’attualità della croce stigmatizza nel Dio-uomo, si smarrisce il senso di una prerogativa umana rispetto all’artificio teologico e passo passo ci si perde nel mistero rispetto all’accusa di una puerile invenzione umana, di un accomodamento psicologico rispetto alle proprie carenze esistenziali.
Un Dio sulla croce, ed una croce a sua volta annunciata quale “lusinghiero” trofeo per i discepoli del Crocifisso, cioè per tutta la cristianità di ogni tempo. Un separazionismo cosciente dall’appagamento esistenziale, dal comodo confronto con il reale, dallo stesso orizzonte umano di realizzazione, per abbracciare appunto una croce, inoltrarsi dentro un calvario e ivi “morire” al mondo, alle sue passioni, ai suoi argomenti. Qui la ragione vacilla, e molto, se associata all’umano bisogno di costruirsi un “dio”.
Un Dio fatto uomo, dunque svilito in partenza rispetto alla propria prerogativa dell’essere un Dio “soltanto”, incompreso, deriso, solitario, maltrattato, umiliato, processato, flagellato, picchiato e crocifisso: come principio d’imitazione, tutto ciò non corrisponde certo all’umana aspirazione ad una vita mondana appagante e serena, secondo i canoni del vivere comune. Questo rivela la debolezza, spesso condizionata da personali pregiudizi, di un’accusa psicologista di astrazione strutturale della fede cristiana, di una immaginazione “a propria somiglianza” del divino, del trasferimento ad un “dio” autoprodotto di quanto attiene invece solo alla propria personale esistenza.
Luogo comune, comunemente condiviso. E tuttavia debole nella forma, fallace nel contenuto. E se ciò nonostante sopravvive al tempo ed alle culture, il grande mistero è la continua sopravvivenza, nonostante tutto, della professione cristiana: un Dio davvero Dio e davvero Crocifisso, una Croce davvero terribile eppure davvero auspicata, abbracciata ed accolta gioiosamente dal popolo cristiano. Una morte non da scongiurare o da esorcizzare, ma addirittura da accogliere come meta di redenzione e glorioso punto di transizione del proprio vissuto.
Tutto cambia se, a quel “dio inventanto”, realmente viene associato il senso mistico del “Dio crocifisso” […]

DAI NOSTRI INCONTRI SERALI DI PREGHIERA

Cenacolo di preghiera e centro editoriale “La Casa di Miriam Torino” – Incontro del 28 agosto 2016 – dal libro “Liberaci dal male. Preghiere di liberazione. Testi inediti” – 3. ristampa – Testo disponibile nelle principali librerie cattoliche anche online –

Edizioni Cattoliche e Cenacolo di preghiera “La Casa di Miriam”
Corso Francia, 201 – 10139 – Torino
Tel. 340-5892741
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 “La relazione materno-filiale”:

per una rilettura materna della singolarità cristiana” 

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 Dal libro “Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam Torino

“[…] Non di rado, infatti, nello studio del Quarto Vangelo (QV), come più in generale degli scritti giovannei, Maria viene amalgamata ermeneuticamente entro la cornice del “tipologico” (cfr. ad es. Ap 12), concepita come un’istanza modellare nella prospettiva di un rimando, di un oltrepassamento “al di là” di se stessa; le sue stesse parole, su questa scia, vengono anch’esse interpretate spesso in chiave sin troppo ideale, “nella gelida stratosfera dell’astratto” (Roschini G.M.) , come orientamenti pedagogici di tipo unicamente ecclesiale, facendo cadere così il peso drammatico del loro contenuto storico ed esistenziale. Prima ancora che “figura”, infatti, nel QV Maria è descritta come una donna e una madre; il valore e il contenuto dei suoi atti e delle sue parole vanno intesi secondo l’orbita di questi due parametri fondamentali. In questa prospettiva non deve essere esasperato il senso “anonimo” della sua presentazione narrativa nel QV, dove non viene menzionata mai con il suo nome proprio, bensì sempre secondo l’ordine della sua funzionalità materna. Nel QV, infatti, la storia, precede e condiziona radicalmente il simbolo: Maria è per questo in primo luogo “se stessa”, e soltanto a partire da questa sua aseità storica risulta possibile concepirla quale figura o immagine di un’istanza trascendente la sua stessa storicità. Alla luce di questa ermeneutica mariana fondata sulla storia, per esempio, le parole di Maria agli inservienti di Cana, “ὅ τι ἂν λέγῃ ὑμῖν ποιήσατε” (“Fate quello che vi dirà” – Gv 2,5), rivelano un valore intrinseco assai più profondo di quanto possano rivelare soltanto secondo una prospettiva simbolica: Maria, infatti, pone se stessa, nella propria singolarità storica, quale strumento cooperante e attivo rispetto all’azione salvifica di suo Figlio Gesù nel contesto dello sposalizio di Cana […]”

– SIGNORE, E LUI (NO)? (Gv 21,21) –

dal libro “Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – di Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – € 37

Master

“[…] Sino all’atto di Pietro di “voltarsi” e di scorgere (βλέπει) il Discepolo Amato (DA) che li seguiva (21,20), la narrazione ha presupposto un isolamento spaziale di Gesù e Pietro rispetto al resto dei discepoli che avevano partecipato alla pesca. Ora, invece, questo distacco non sembra più così netto, dal momento che per una seconda volta il narratore afferma che Pietro “vide” il DA (“Pietro, allora, vedutolo, disse a Gesù […]”, v. 22). Questo secondo atto visivo di Pietro potrebbe indurre a credere che il DA abbia nel frattempo raggiunto Gesù e Pietro e sia ora lì accanto a loro. In questo caso, la domanda di Pietro: “κύριε, οὗτος δὲ τί;” (“Signore, e lui?”), sarebbe stata posta dall’Apostolo in presenza del DA. Questa ipotesi renderebbe allora più evidente, ma in senso opposto, un rimando all’episodio dell’ultima cena. In entrambi i casi, infatti, i due interrogativi (“Signore, chi è?”, 13,25; “Signore, e lui?”, 21,21) sorgono da un desiderio di conoscenza petrino. Nell’episodio dell’ultima cena l’oggetto della curiosità petrina era tuttavia un “soggetto”, ossia l’identità di colui che Gesù aveva preannunciato come traditore, e il DA è servito a Pietro quale mediatore nella prospettiva della soddisfazione di questa curiosità (rimasta peraltro soddisfatta solo in parte). Nell’episodio, invece, sulla riva del lago, l’oggetto della curiosità petrina è sì, nuovamente, un soggetto, cioè il DA, pur tuttavia non in quanto tale, bensì in rapporto al suo destino ultimo. Leggendo la risposta di Gesù a Pietro a questa domanda, nella sua forma letterale, sorge tuttavia un dubbio forse poco considerato:

“Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?” (v. 22).

Il sospetto sorge laddove Gesù, con queste parole, sembri dare per implicita in Pietro la conoscenza della sua decisione rispetto al “rimanere” (“μένειν”) del DA, per cui il precedente interrogativo di Pietro potrebbe sottintendere un doppio senso leggermente differente:

“Signore, e lui no?” (21,21).

presupponendo allora una consapevolezza petrina del proprio martirio ed un correlato interesse (ingiustificato) rispetto alle sorti del suo più vicino condiscepolo […]”.

– Diritti riservati – Edizioni La Casa di Miriam
 

IL SANTO PADRE VA SOSTENUTO, AMATO, DIFESO

Pope Frances tenderness

Come si fa a dire che Papa Francesco sia un uomo che pensi solo alla propria immagine personale? Che sia filo-islamico o filo-protestante? Come si può accusarlo di non avere riverenza per la sacra liturgia, di portare alla deriva la dottrina cattolica e di tante altre assurde questioni, sino a delirare sostenendo che quando il Papa inciampia perché non vede un gradino sia la Madonna a volere quel fatto come segno penitenziale per lui?
Come si fa, ancora, ad evocare il “fantasma” di Benedetto XVI quale punto archimedeo di salvezza dopo tre anni dalle sue coscienti e responsabili dimissioni?
Attenzione perché certe violente accuse nei riguardi di Papa Francesco, provenienti da una certa stampa cattolica (non senza l’oscuro “placet” di determinati vescovi e porporati cattolici che occultamente la fomentano e la sostengono) si rinvengono quasi identiche, soprattutto in questi tempi recenti, proprio nella dialettica religiosa di quei terroristi che, per inversa associazione, si accusa addirittura il Santo Padre di proteggere e/o fomentare con determinati suoi presunti silenzi.
Al punto da arrivare a dire (ma stiamo scherzando?) che chi sostiene Papa Francesco sia contro la verità cristiana.
Una critica è costruttiva quando è oggettiva e disinteressata: se sono l’odio soggettivo e l’interesse personale ad ispirarla, allora è soltanto polvere.
 

DAL 25 SETTEMBRE 2016:

L'essenza del Cristianesimo promo

“L’essenza del Cristianesimo in Romano Guardini” –

Sussidi teologici – di Francesco G. Silletta – Ed. La Casa di Miriam

PREGHIERA DI LIBERAZIONE AL NOME DI MARIA

46° INCONTRO MENSILE DI PREGHIERA CONSECUTIVO DEL GRUPPO

“LA CASA DI MIRIAM TORINO”

Il 16 luglio 2016 si è svolto il 46° incontro di preghiera mensile

consecutivo in Chiesa del gruppo di preghiera e centro editoriale cattolico:

“La Casa di Miriam Torino”. Grazie a tutti.

– Francesco –

Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h

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LE RELIQUIE DI MARIA MADDALENA A LA SAINTE BAUME

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LE RELIQUIE DI MARIA MADDALENA,

PROTETTRICE DELLA CASA DI MIRIAM, ALLA GROTTA DI LA SAINTE BAUME

Fate come noi, consacratevi alla Maddalena, invocatela con forza, soprattutto in vista della sua festa (22 luglio) e scoprirete cosa significhi davvero la forza dell’intercessione della prima testimone del Risorto, quale valore abbiano le sue reliquie davanti alla forza di Satana, come sia bello essere cristiani, cattolici, praticanti.
Prossimamente immagini e documentazione su questa pagina sul nostro pellegrinaggio alla grotta della Maddalena a La Sainte Baume.

Edizioni La Casa di Miriam – Tel. 340-5892741
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Prossimamente: “Meditazioni sulla fede” –

di Francesco G. Silletta 

Edizioni La Casa di Miriam 

M

“Se fondata su un principio mariano, l’espressione ‘il giusto vivrà per la fede’ può essere resa così: ‘Il giusto vivrà per la SUA fede’, cioè per la fede di Maria, colei che ha generato il Figlio di Dio nella carne (Rm 1,3; Gal 4,4), divenendo perciò Madre della Vita e Sorgente di Salvezza. Proprio Maria, infatti, è la scaturigine umana di quel dinamismo ‘di fede in fede’ (Rm 1,17) che manifesta la giustizia di Dio. Questa prospettiva mariana viene confermata ulteriormente dalla consapevolezza paolina che tra gli uomini, di fatto, ‘non c’è nessun giusto, nemmeno uno’ (Rm 3,10; Sal 14,1), perché nonostante la legge, ‘non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi’ (Rm 3,18). Chi, allora, in senso proprio vivrà mediante la fede? Una sola persona: Maria. Quella Vita, infatti, annunciata al giusto quale premio per la sua fede, necessita di una fonte generante, di un parametro previo che appunto compensi di per se stesso l’abisso di un’assenza di giustizia presso gli uomini. La giustificazione che Dio opera gratuitamente, infatti, necessita comunque di una fede previa alla sua realizzazione […]”

PRESENTAZIONE CORSO IN VIDEO-LEZIONI SUL DISCEPOLO AMATO A PARTIRE DA SETTEMBRE 2016 

Analisi narratologica e teologica a cura del teologo Francesco Gastone Silletta – in collaborazione con le Edizioni cattoliche La Casa di Miriam – Partecipazione libera previo appuntamento telefonico – Tel. 340-5892741

PREGHIERA DI LIBERAZIONE DALLA DISOCCUPAZIONE¹

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Dal libro “Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” – di Francesco G. Silletta –

Edizioni La Casa di Miriam Torino – € 12

“Signore Gesù, che hai detto: “La mia alleanza con lui,
era alleanza di vita e di benessere e io glieli concessi” (Ml 2,5),
uno spirito immondo, “che in fatto di forza non ha pari” (Gb 41,4),
è geloso dei favori che mi accordi, nonostante i miei peccati,
della tua bontà che mi ha fatto crescere (Sal 17,36)
e per questo attenta al mio lavoro, a quella professione
che per glorificarti io vorrei “non indugiare a soddisfare” (Qo 5,3).
Tu conosci i miei talenti, perché sei tu che li hai disposti
e vedi Satana agitarsi affinché io non ne possa usufruire.
Liberami, Signore, perché “dolce è il sonno del lavoratore” (Qo 5,11)
e tu solo sei colui che elargisce ogni bene (cfr. Tb 4,19).
Liberami dallo spirito della disoccupazione
che nell’ozio vuol disperdere la mia vita,
concedimi di lavorare con lealtà, nonostante la corruzione e l’ingiustizia che ottenebrano il mondo (cfr. Sir 40,12),
perché io possa glorificare il tuo Nome
con il lavoro delle mie mani.
Amen.

¹N.B: La disoccupazione, soprattutto quando è protratta, è ragione di umiliazione per la dignità dell’uomo. Essa tuttavia non è sempre prodotta da un’insufficiente capacità del soggetto rispetto al mondo del lavoro, né da un fatalismo situazionale che ne determinerebbe l’esistenza nella propria vita. Esistono espliciti malefici, purtroppo, impetrati ai danni di determinate persone, con perfetta cognizione di causa, affinché attraverso la disoccupazione quelle persone possano risultare danneggiate ed umiliate, anche in seno alle proprie famiglie ed alla propria autostima. Non è perciò affatto inutile, al di là di ciò che possano pensare alcuni e che a noi non interessa affatto, implorare una liberazione da una siffatta condizione socio-esistenziale.
(Nella foto: GERRIT VAN HONTHORST, Childhood of Christ,
Hermitage Museum)
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INCONTRO MENSILE DI PREGHIERA IN CHIESA 

FRT
 

GRUPPO “LA CASA DI MIRIAM TORINO”

Domenica 19 giugno – Chiesa di San Benedetto – ore 16,30 –  Torino – Programma:

Invocazione allo Spirito Santo
Recita del S. Rosario
Preghiera di Liberazione a Gesù spogliato delle vesti
Lettura corale del Salmo 39 (“Ho sperato, ho sperato nel Signore”)
Silenzio e meditazione personale
Angelus per la Santa Chiesa
Affidamento a Maria

Partecipazione libera – Solo tel. 340-5892741
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(Nella foto: J.S. Gutierrez, Holy Family)

 

1. Il Gruppo di preghiera

La Casa di Miriam Torino

La Casa di Miriam è un Gruppo costituito da una comunità di persone, unite nell’unica fede in Cristo (Ef 4,5) e desiderose di essere liete nel Signore (Fil 3,1). Riconoscendo Gesù Cristo quale vera “immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col 1,15), il Gruppo riconosce in Maria di Nazareth, la madre di Gesù, la strada privilegiata perché si possa portare a compimento “la nostra santificazione, nel timore di Dio” (2Cor 7,1).

In modo particolare, questa via mariana viene percorsa, dai membri del Gruppo, nella comune volontà di rendere manifesta ad ogni fratello la Verità, “rifiutando le favole profane” (1Tm 4,7), ma piuttosto “esortandolo con ogni magnanimità e dottrina” (2Tm 4,2) a conoscere, pregare e rendere manifesta Maria di Nazareth nella carità.

Per questo la ragion d’essere di questo Gruppo, che si autodefinisce, guardando se stesso, come una “dimora mariana” (da cui il nome “Casa di Miriam”), sta proprio nel triplice articolarsi dei propri obiettivi:

  1. Lo studio biblico e teologico, con particolare attenzione alla Teologia Mariana (Mariologia).
  2. La preghiera comunitaria ed individuale, secondo i principi del Credo niceno-costantinopolitano e i testi della liturgia della Chiesa cattolica.
  3. La solidarietà, intesa principalmente come “solidarietà mariana”, poiché ogni opera di carità verso il prossimo è recepita come atto d’amore alla Madonna.

Lo scopo fondamentale della Casa di Miriam è quello di promuovere “la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore, vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio” (Eb 12,14). Ciò che di per sé, tuttavia, rappresenta un obiettivo in ultima istanza di ordine spirituale, viene perseguito mediante l’agire quotidiano, alla luce dell’economia evangelica, affinché ogni membro possa conseguire e distribuire quella sapienza che viene dall’alto, la quale “è anzitutto pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità e senza ipocrisia” (Gc 3,17). In questa prospettiva, l’unico scopo del Gruppo, di cui al comma 1, viene articolato in tre distinte e complementari finalità, ognuna volta ad integrare, plasmare, orientare e in ultima istanza santificare ogni membro del Gruppo e tutti coloro che anche occasionalmente vi prendono parte:

a). Lo studio biblico e teologico.

Si ritiene, infatti, che il Dio di Gesù Cristo, al di fuori di un incontro intellettuale con la sua Parola rivelata, non possa permeare in profondità il cuore di colui che vi si volge, poiché l’azione di quello Spirito di Verità che “vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16,13) necessita di un momento basilare di conoscenza, comprensione e quindi contemplazione di carattere intellettuale. Per questo il Gruppo mette a disposizione dei membri tutto il materiale didattico concernente la Sacra Scrittura, la Sacra Teologia, con particolare riferimento alla Teologia Mariana ed al fenomeno delle apparizioni mariane. I membri riceveranno la guida autorizzata di specialisti del settore: Teologi accademici, docenti di ordine vario e altro personale competente. 

b) La preghiera: Se la Teologia e la conoscenza delle Sacre Scritture rappresentano il momento cognitivo, la preghiera quotidiana, ritmata in momenti precisi e guidata secondo la liturgia cattolica romana, rappresenta il momento esperienziale, il nucleo fondante ogni altra attività dell’associazione. Essa costituisce il valore primario dell’intera attività dell’Associazione.

c) La solidarietà: Essa rappresenta la presa di possesso del carattere cognitivo-esperienziale della fede cristiana nella messa in opera delle virtù evangeliche al servizio del prossimo. L’Associazione si propone di mantenere viva, costante ed integrale la salvaguardia della carità cristiana come momento fondamentale di amore per la Madonna. In questo senso verranno organizzate opere di sostentamento psicologico, economico, sociale e quant’altro possa essere di volta in volta occasione di quell’amore reciproco al centro della predicazione evangelica .

2. Le “Edizioni La Casa di Miriam” 

Edizioni

Per diffondere la cultura cattolica, per valorizzare l’ispirazione letteraria, poetica, teologica e narrativa di persone distinte, per rendere autentico lo spirito “circolare” della novità cristiana anche in ambito letterario ed editoriale, dal 19 settembre del 2014 il gruppo di preghiera “La Casa di Miriam” ha aperto, per volontà del suo fondatore, Francesco Gastone Silletta, un centro editoriale cattolico, denominato “Edizioni La Casa di Miriam”. Nella prospettiva di facilitare la relazione di autori soprattutto sconosciuti con il mondo editoriale, le “Edizioni La Casa di Miriam” non richiedono alcun contributo agli autori in seno alla pubblicazione (eventuale) delle proprie opere, salvo specifici lavori “extra” quali redazione di una Introduzione, di una Conclusione all’opera o particolare lavoro di editing. Non è tuttavia in alcun modo richiesto un previo acquisto delle proprie opere da parte dell’autore, come invece accade di sovente in molte fra le realtà editoriali contemporanee. Dal momento della sua fondazione, il centro editoriale ha sinora pubblicato sul mercato otto opere effettive, tre attualmente in cantiere, nonché trimestralmente, a partire dall’ottobre del 2014, la rivista cattolica “Circola Voce”, regolarmente iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, al Roc ed al Tribunale di Torino. Le nostre pubblicazioni si possono ordinare nelle principali librerie cattoliche, nelle relative librerie on-line o direttamente alle nostre Edizioni.

3. Il progetto di solidarietà permanente “Social Charity” 

Social Charity promo

Nel mese di dicembre del 2015 è stato fondato, come parte integrante del gruppo “La Casa di Miriam”, anche il centro di solidarietà permanente “Social Charity”, volto al sostegno delle persone maggiormente indigenti attraverso la raccolta periodica di beni materiali ed economici. L’appuntamento fisso per la raccolta corrisponde, mensilmente, al giorno stesso in cui il gruppo di preghiera si raduna in Chiesa per la preghiera, sempre un quarto d’ora prima dell’inizio. Al momento, dalla data di fondazione, sono stati raccolti 40 pacchi contenenti vestiario, vivande e beni di distinta natura. L’attività solidale si muove tuttavia anche direttamente sul territorio cittadino, organizzando l’invio di volontari che, “direttamente sul campo”, consegnino alimenti o vestiario ai poveri dislocati in giro per la città.

Gruppo di preghiera e centro editoriale “La Casa di Miriam”

I NOSTRI LIBRI PER LA PREGHIERA INSIEME

LIBRI PREG PROMO 2

 

“Elia, il profeta migrante” – di Francesco Gastone Silletta

Elia promo

Dal libro “Elia, il profeta migrante” – di Francesco Gastone Silletta 

Isbn 9788894057126 – © Copyright Edizioni La Casa di Miriam – Collana Sussidi Biblici

“Se analizzata dal punto di vista della migrazione, la figura di Elia può sorprendere il ricercatore per il carico dinamico che, in questo così famoso personaggio biblico, si viene a configurare in termini particolari. Presentato narrativamente per la prima volta con una terminologia cinetica (migrazione), tramite l’emblematico ordine di Dio: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente […]” (1Re 17,3), Elia viene descritto anche in seno alla propria dipartita narrativa con un riferimento di migrazione, attraverso il racconto del rapimento in cielo (2Re 2,1-18). Inserito fra tali parametri, che rappresentano il perimetro della vita del profeta, il ciclo elianico alterna continue istanze migratorie, sia di ordine geografico (i vari spostamenti del profeta), sia di ordine cognitivo ed esistenziale. Si può affermare, come osserveremo meglio nel presente studio, che Elia non venga mai narrativamente presentato come un personaggio statico, bensì è continuamente collocato in un ordine cinetico di conoscenza, di ascolto e di realizzazione della volontà di Dio […]”.

I NOSTRI INCONTRI DI PREGHIERA

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– Momenti del nostro incontro di preghiera del 24 gennaio 2016-

La Casa di Miriam oggi si è riunita nella Chiesa di San Benedetto a Torino per l’incontro mensile di preghiera. Abbiamo pregato per un’ora, in particolare per le persone tribolate nel corpo e nello spirito che si sono affidate alla nostra preghiera. Abbiamo reso omaggio a San Francesco di Sales con la lettura ed un commento ad un brano della sua meravigliosa “Filotea”. Siamo rimasti in silenzio davanti al Santissimo, offrendogli le nostre gioie e i nostri dolori per la conversione delle anime. Il prossimo incontro sarà Domenica 21 febbraio 2016, ore 16.30.
Grazie a tutti.
Francesco
www.lacasadimiriam.altervista.org

– LA CASA DI MIRIAM TORINO –

CENTRO EDITORIALE E GRUPPO DI PREGHIERA 24h no-stop

 

Incontri mensili di preghiera

 

V

NOI CI GLORIAMO DELLA NOSTRA FEDE MARIANA E FACCIAMO TUTTO PER LA GLORIA DI MARIA

 

 

 

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