Sacrificio, istituzione della Nuova Alleanza ed eredità senza fine – Da uno studio di Robert Abeynaike ***

Sacrificio, istituzione della Nuova Alleanza ed eredità senza fine – Da uno studio di Robert Abeynaike ***
 
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“[…] Come esito della nostra indagine possiamo affermare che l’ultima cena fu: un sacrificio in cui Cristo “offrì se stesso a Dio” (cfr. Lettera agli Ebrei, 9, 14) per la remissione dei peccati; la promulgazione della Nuova Alleanza da parte di Cristo; la disposizione di un testamento, in cui Gesù lasciava in “eredità eterna” (cfr. Lettera agli Ebrei, 9, 15) ai suoi discepoli, il regno del suo Padre (cfr. Matteo, 26, 29; Luca, 22, 29-30).
Per tutti e tre i motivi la sua morte in croce adesso doveva seguire ineluttabilmente. Le parole e le azioni di Cristo all’ultima cena erano, infatti, tutte indirizzate verso il loro adempimento nella sua morte, senza la quale, non avrebbero avuto nessun senso o valore.
Ma, la morte di Gesù non doveva essere la fine della sua opera redentrice. Come, infatti, il punto culminante della cerimonia del Giorno d’Espiazione era l’ingresso del sommo sacerdote levitico con il sangue sacrificale nel santuario terrestre per portare a compimento l’espiazione dei peccati, così anche Cristo nella sua ascensione era entrato nel santuario celeste “per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore” (Lettera agli Ebrei, 9, 24); “procurandoci così una redenzione eterna” (Lettera agli Ebrei, 9, 12). Appunto perché Cristo “offrì se stesso con uno Spirito eterno” (Lettera agli Ebrei, 9, 14), il suo sacrificio ha una eterna efficacia, ed Egli rimane “sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedek” (Lettera agli Ebrei, 6, 20). Abbiamo dunque, potremmo dire, un “Giorno di Espiazione” che dura per sempre, cui l’autore si riferisce quando dice: “Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente” (Lettera agli Ebrei, 9, 14). E ancora: “Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario (celeste) per mezzo del sangue di Gesù… e un sacerdote grande sopra la casa di Dio accostiamoci… (Lettera agli Ebrei, 10, 19-22). In un altra occasione egli parla di cristiani come di un popolo che si è accostato “al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, al Dio giudice di tutti e a Gesù, mediatore della nuova alleanza e al sangue dell’aspersione…” (Lettera agli Ebrei, 12, 22-24). Il “sangue di Gesù” è per il nostro autore un simbolo plastico per indicare i frutti della redenzione, ossia quei beni a cui i cristiani hanno accesso, un accesso che dal contesto di questi passaggi si può intravedere appunto nella Celebrazione eucaristica. […]”
 
*** (Robert Abeynaike, L’essenza della celebrazione eucaristica secondo il Nuovo Testamento – Ultima cena e sacrificio) – Pubblicato in L’Osservatore Romano, 24 luglio 2009.
 
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