– Sull’errore di chi considera i Magi come autori di una menzogna ad Erode, che generò in risposta la strage degli innocenti ***

Potrebbe essere un'immagine raffigurante cielo

– Sull’errore di chi considera i Magi come autori di una menzogna ad Erode, che generò in risposta la strage degli innocenti ***

Mai intendere gli eventi – tanto più quelli storico-salvifici – con impeto soggettivista e senza una adeguata conoscenza. Pensiamo ad esempio all’evento della visita dei Magi ad Erode, raccontato da Matteo. Si dice anzitutto che quei sapienti fossero dal tetrarca in cerca di “colui che è nato, il re dei Giudei”. Il loro fine ultimo – specificato allo stesso Erode – è l’adorazione. In verità essi non hanno domandato direttamente notizia del “Cristo”: data la loro provenienza così remota rispetto all’Israele di quel tempo, questo termine poteva anche non appartenere al lo ro linguaggio. Piuttosto, è stato Erode a introdurre il termine “Cristo” dinanzi a loro e ai sapienti della sua corte, evidentemente connettendo la soggettività domandata dai Magi con quella stessa del Cristo atteso nei secoli.

Ora, vi è un elemento che accomuna – ma soltanto intellettualmente – Erode ed i Magi, ed è quello della “stella”. Essa viene nominata dal tetrarca in modo soltanto “temporale”, cioè come calcolo del tempo intercorso dalla sua prima manifestazione ai Magi. In lui non vi è alcuna fede in un segno del cielo, ma solo utilità finalizzata a qualcosa di brutto che già si muove nelle sue intenzioni. I Magi invece evocano la stella come un segno trascendente, una guida misteriosa che li ha condotti sin lì e che ancora li condurrà al luogo della santa Natività.

La stella è il crocevia che separa la via di Erode da quella dei Magi: intellettuale e insieme teologica. Infatti, dopo l’incontro oggettivo con il Bambino a Betlemme, i Magi, illuminati in un sogno, scelgono una via distinta per tornare nella loro terra: possiamo cogliere molte cose in questo cambio direzionale – che contravviene alla raccomandazione di Erode di tornare da lui affinché lui stesso possa portare la sua adorazione al Santo Bambino. I Magi passano dalla via della Stella a quella nuova dello Spirito, che è la via della salvezza. Erode invece stagna nella sua incredulità e superbia. Non si muove da se stesso. Di qui la sua ira – tutta esistenziale – nel vedersi vinto dai Magi: vinto nell’amore per Colui che è nato, che trasforma i cuori ed indica una nuova via di salvezza, “un’altra strada” dell’esistenza. E allora Erode si ferma alla “stella”: la utilizza in modo strumentale, al fine di contare, alla luce del suo passaggio, il tempo passato dalla nascita del “Cristo” a Betlemme al momento attuale – dove Erode non è esistenzialmente in nulla mutato, e stabilire un male peggiore (dopo quello del non cambiamento esistenziale), ossia lo sterminio dei bambini nati a Betlemme in quel lasso di tempo che la “stella” indica oggettivamente.

I Magi, in un certo modo, salvano se stessi, ma senza volerlo – non ne hanno alcuna colpa, anzi, obbediscono all’illuminazione avuta in sogno – disobbedendo ad Erode generano lo sterminio di tante vite innocenti.

Accadesse oggi un evento di questo tipo, in molti si accanirebbero contro i Magi, conducendo loro l’accusa di essere i colpevoli di questo evento così drammatico. “Sarebbe bastato che fosse ro tornati da Erode” – direbbero in tanti – “e quei bambini non sarebbero stati uccisi”.

Questa è una lettura falsa – tipica del superficialismo di massa – di un evento storico (indipendentemente qui dalla storicità dell’evento dei Magi). Si legga bene il Vangelo di Matteo. La partenza dei Magi da Betlemme “per un’altra strada”, introduce a sua volta una successiva partenza – di ispirazione angelica – della stessa Santa Famiglia “per un altro Paese”, ossia l’Egitto: questo a motivo delle intenzioni di Erode, che l’angelo stesso – in un sogno a Giuseppe – svela come “omicide”.

In quella iniziale raccomandazione di Erode ai Magi di “tornare” da lui dopo aver conosciuto il Bambino, vi è quindi un fondamento intenzionale di natura omicida, il quale è totalmente indipendente dalla scelta successiva dei Magi di “tornare per un’altra strada”. Fossero tornati da Erode, infatti, l’intento omicida del tetrarca si sarebbe ugualmente concretizzato contro quei bambini innocenti.

La “stella” deve essere una guida, non il fine di una sequela teologica. Il Cristo è questo fine, e unicamente lui, dinanzi al quale si cambia strada, si muta nell’esistenza, si acquisisce un nuovo spirito intellettuale e teologico. La stella deve condurre a Cristo, non ri-condurre a lui come vorrebbe Erode. Il passato non ha posto dinanzi alla verità della novità di Cristo: esso muore con la “stella” nel momento in cui Cristo nasce. Non a caso Matte non cita più quella stella per il ritorno a casa dei Magi. Essa ha compiuto il suo fine: condurre a Cristo. Dopo tale conduzione, essa non serve più. Il Battista dirà qualcosa di simile nella sua predicazione al Giordano, una volta battezzato Gesù stesso.

Il colpevole dell’evento della strage degli innocenti, quindi, è fondamentalmente Erode, il quale non ha superato l’esame del suo stesso orgoglio e, pur accettando la notizia della “stella”, non ha accettato davvero la notizia di Cristo, agendo di conseguenza.

*** (F.G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam
Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741)