“ὁ μὴ συνάγων μετ’ ἐμοῦ σκορπίζει” (chi non raccoglie con me disperde)

“ὁ μὴ συνάγων μετ’ ἐμοῦ σκορπίζει”
 
(CHI NON RACCOGLIE CON ME, DISPERDE – Mt 12,30)
 
 
Questa frase così emblematica di Gesù, pronunciata nel contesto (matteano) della polemica relativa all’autorità con cui Gesù caccia i demoni (che i suoi avversari attribuiscono allo stesso principe dei demoni), in realtà nasconde una terminologia evocativa sua propria, che con il contributo di un confronto con il linguaggio di un altro Evangelista, Giovanni, riusciamo forse a comprendere meglio.
“Disperdere”, infatti, se assunto di per sé come termine, può significare molte cose, non necessariamente connesse a quanto Gesù sta dicendo in questo preciso contesto ai suoi avversari. Si possono ad esempio “disperdere” un patrimonio, una eredità, un insieme di ricchezze, ma anche determinate forze, energie, talenti. E ancora, è possibile disperdere la propria memoria, il proprio pensiero, la stessa propria esistenza. A che cosa, dunque, si riferisce Gesù in particolare in questo contesto specifico della sua predicazione?
Come detto, un contributo ci può pervenire guardando un momento “oltre” la narrazione di Matteo e osservando come invece Giovanni utilizzi il medesimo verbo greco, “σκορπίζω”, che appunto significa essenzialmente “disperdere, dissipare, abbandonare, sparpagliare, ecc”.
Ora, in tutto un altro contesto narratologico, questo verbo compare appunto in Gv 10,32, dove Gesù pone in essere la differenza fra il vero pastore, che dà la vita per le sue pecore, ed il falso pastore, che quando vede venire il lupo, essendo un mercenario, scappa via. Proprio in questo contesto, compare appunto il verbo “disperdere”, riferito alla conseguenza dell’agire congiunto del falso pastore (che fugge) e del lupo, che con la sua venuta genera la dispersione delle pecore.
Ivi, dunque, ciò che principalmente viene “disperso”, non costituisce tanto le pecore in quanto tali, ma la loro unità, la loro coesione attorno al pastore, il loro affidamento a lui: dunque la loro stessa innocenza, che sotto la guida del pastore trova ristoro e protezione.
Attenzione, tuttavia, perché ancora lo stesso Giovanni utilizza in un altro caso lo stesso verbo “σκορπίζω” (disperdere) associato alla contestualità di una unità infranta. Si tratta del famoso brano di Gv 16,32, nel quale Gesù, cosciente della prossima venuta della sua ora, annuncia ai suoi la loro imminente (pur temporanea) dispersione: “Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo […]”. Il senso ultimo di questa frase, in fondo non è lontano dall’ermeneutica del brano precedente, in cui compariva il verbo “disperdere” riferito al gregge. Infatti, volendo proporre uno schema di comprensione, la narratologia del brano imprime una comprensione di questo genere al lettore:
 
INIZIALE STATO DI UNIONE DEL GREGGE (o del consorzio apostolico in questo caso) – VENUTA DEL NEMICO-LUPO – DISPERSIONE DEL GREGGE (e fuga delle pecore).
 
Ecco allora degli elementi utili di comprensione per ritornare al brano di Mt 12,24 ss., in cui si narra la diatriba fra Gesù e i farisei attorno alla vera sorgente dell’autorità di Gesù nel liberare dai demoni.
In quel contesto, infatti, Gesù domanda “come potrebbe uno penetrare nella casa di un uomo forte e rapirgli le sue cose, se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa” (Mt 12,29). E subito dopo afferma appunto che “chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie con me, disperde”.
La forza di questo verbo, “disperde”, associata come abbiamo visto sopra all’economia del rapporto fra il pastore ed il gregge, la cui unità non può essere distrutta (dispersione) se non a motivo dell’altro rapporto, quello fra il lupo ed il falso pastore, ci permette di capire come allora la capacità di “legare l’uomo forte” e di saccheggiargli la casa” (dunque producendo “dispersione” della proprietà) dipenda proprio dal livello di forza unitiva mantenuta rispetto a Gesù stesso, il vero pastore, alla luce di un cedimento della quale viene prodotta appunto la dispersione […]
Francesco G. Silletta – Studi alla Casa di Miriam –
 
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