Preghiera alla Vergine di Nazareth

Preghiera alla Vergine di Nazareth  
 

V

“La dolcezza di una madre, la tenerezza di un’amica, la comprensione di una sposa. Guardando te, nel profondo dello spirito, l’insicurezza svanisce e s’avvicina la gioia. Ecco, noi t’invochiamo, Maria, quale punto archimedeo di luce e di speranza, fra i sentieri a volte scuri della nostra vita quotidiana. I concetti non danno calore, i ragionamenti non fanno carezze, le passioni non danno struttura ai desideri del cuore. Ma evaporano, si perdono, la loro immagine diviene sfocata, poi invisibile e infine assente. Tu sei realtà, e realtà concreta, presente, viva. A te allora la nostra mano, a te il nostro cuore, per te la nostra vita. Cercandola in te, la troviamo in te. E di nuovo l’assumiamo, la viviamo, integriamo una nuova vita alla nostra stessa vita, perfezionata da te, purificata e addolcita da te. Sapienza, non vanagloria, riferimento esistenziale, non boriosa euforia. Tu ci sei, e ci attendi. E non hai pace finché non ci hai aiutati, riavvolti secondo il retto ordine delle cose, rimodellati.

Sapere di essere vivo, destinato all’eternità, felice senza confine, oltre le logiche territoriali, culturali, emotive: un’unica cosa in un unico sguardo, una perfetta simbiosi d’amore e di scambio. Questo è l’orizzonte che il tuo manto apre su di noi. La pace che tu vuoi per noi. Senza misura, senza peso o quantità: totale, assoluta, sconfinata. Eterna gioia, eterna grazia, intramontabile bellezza. Eccoci, Maria, noi ci consegniamo all’opera delle tue mani, ora che “il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia”: niente altro ci occorre per star bene, con noi stessi e con gli altri, al di là della tua mediazione, del tuo principio di sapienza che tutto provvede, tutto interpreta, tutto codifica e risana.

Altro dono non chiediamo. Dio ci ha già dato il tuo prodigio quale punto estremo di bontà: una madre, una donna, una creatura come noi, sopra di noi, oltre di noi, apposta per noi.

Grazie, per la tua vita a Nazareth, per i fiori che hai raccolto, per le cose che hai immaginato, per i lavori che hai fatto. Grazie per i tuoi ricordi, per i tuoi pensieri e per le tue immaginazioni. Perché con essi hai profumato la storia umana, le hai dato forma, senso e linguaggio. Grazie per le tue lacrime sotto la croce, perché hanno dato un’interpretazione umana, verace e materna ad una paralisi del mondo. Grazie per l’attesa del Risorto, del suo ritorno fra gli uomini, e per il tempo ancora insieme a noi.

Tutto umano e soprannaturale, tutto creaturale e trascendente. Trasformaci, Maria, secondo il tuo copione. Perché la grazia di essere tuoi figli sia per noi un decisivo movente per la nostra interpretazione sulla scena di questo mondo. Lodato sempre sia il tuo nome, Maria. Amen”.

(Testo di Francesco Gastone Silletta – Dalle “Meditazioni sulla fede” – © Copyright Edizioni La Casa di Miriam – Prossimamente)