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“Basta idoli inutili, preghiamo Maria, Madre in carne e ossa!”

“Basta idoli inutili, preghiamo Maria, Madre in carne e ossa!”

Statua apparizione
(di Francesco Gastone Silletta)

Mentre nel mondo si manifestano ogni giorno di più i segni tangibili di qualcosa di epocale che incombe su questa confusa umanità, occorre una profonda riflessione capace non solo di discernere ciò che è bene da ciò che è male, ma più specificatamente ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che vivifica da ciò che logora e uccide. La religione cattolica in questa prospettiva può aiutare molto. Da un punto di vista fenomenologico, infatti, osservata secondo l’interezza della sua economia di rivelazione (dunque non secondo pressappochismi ideologici, politici o istituzionali), essa è l’unica religione portatrice di senso esistenziale e di fecondità sociale, sviscerando sino in fondo l’esistenza umana secondo la sua realizzazione storico-salvifica. Il fondamentale bisogno di relazione, costitutivo della natura umana, non può trovare alcun genere di appagamento in divinità surrogate e istituzionalizzate a sopperire determinati vuoti esistenziali. Il Cristianesimo è esattamente l’opposto di ciò che taluni pensano nei termini superficiali di un transfert emozionale rispetto ad un determinato processo carenziale, venuto ad essere illusoriamente compensato attraverso una proiezione divina da adorare e servire. Il principio di relazione, infatti, intrinseco alla stessa divinità professata dai cristiani (e questa è una singolarità esclusiva del Cristianesimo), oltrepassa infinitamente lo stucchevole e psicologista principio di carenza-compensazione attribuito ingiustamente alla fede cristiana. In quanto alla sua propria scaturigine, infatti, essa segue una dinamica inversa rispetto a quella di qualunque altra religione, fosse pure la più dottrinalmente “simile” al Cristianesimo: ogni iniziativa, movimento e atto amoroso, in questa prospettiva, non hanno alcun parametro soggettivo di partenza, bensì sono sempre esterni alla persona umana e trovano nel Dio tripersonale la loro autentica ed insostituibile sorgente. Non quindi un idolo o una raffigurazione elaborata dal soggetto credente, bensì una comunicazione amorosa fra Persone divine costituisce l’essenza della confessione di fede cristiana, la quale riconosce in questa stessa comunicazione amorosa intradivina l’attualità sorgiva di ogni esistenza e di ogni altra comunicazione amorosa umana. In virtù di questa sua singolarissima origine, l’esistenza umana viene riconosciuta nei termini di una “partecipazione alla vita divina”, essendo non il frutto soggettivistico di una “scelta tra” possibili idoli umanamente preposti o identificati a tale scopo, bensì una cosciente e libera adesione ad una chiamata personale del divino che orienta verso l’uomo la propria esistenza d’amore. Amare è allora sempre un verbo riferibile unicamente alla persona e dipendente, in quanto alla sua propria sussistenza, da una partecipazione previa ad un precedente atto d’amore, costituente l’eternità di relazione amorosa del Dio-Trinità. Si capisce allora quale genere di stima o di significato possano possedere gli idoli e le divinizzazioni puramente umane nel contesto confessionale cristiano. Chi conosce e ama il Dio-Trinità, intrinsecamente a questo amore porta pure la totale riprovazione rispetto ad ogni altra umana idolatria. L’apparente “imposizione” cristiana del “rendere culto solo al Dio tripersonale” ha in realtà un significato ben più pratico ed esistenziale rispetto a quello impositivo. L’attività confessionale, infatti, deve nutrirsi di un orientamento realmente personale capace di produrre frutto a livello di esistenza umana; volgere la propria adorazione a principi totalmente umani e privi della partecipazione trinitaria produce effetti anti-esistenziali e mortiferi come quelli che la società globale ogni giorno sperimenta in diverse maniere. Il paradosso fondamentale di questa deleteria auto-esclusione umana rispetto all’ordine reale di partecipazione all’esistenza divina, riguarda un disordinato rapporto fra soggettivismo ed oggettività estrinseca. Infatti, se da un lato è palese un’autoesaltazione umana sino al punto di pensare di poter stabilire in termini del tutto autoreferenziali il principio “vero” relativo alla natura della propria esistenza, dall’altro, a questo esasperato soggettivismo corrisponde una banale ed infruttifera “oggettivazione” di determinate istanze mondane, del tutto transeunti e prive di sussistenza valoriale, fino alla loro inquadratura idolatrica e confessionale. In pratica, il soggetto egocentrico, proprio a ragione di questa immeritata stima di sé va poi a sfracellarsi nel più assoluto disordine di discernimento rispetto alla verità salvifica, contraddistinguendo i propri atti umani, anche quelli più esistenzialmente propulsivi, di una connotazione superficiale e temeraria.
Proprio perché incline a questo discernimento sin troppo autocefalo, l’uomo viene assistito costantemente, nella prospettiva di una ripresa ordinata del suo discernimento oggettivo, da un principio ancora una volta né ideologico né illusorio, bensì personale e concreto e rappresentato dalla maternità di Maria. Un cuore umano, una mente umana, per quanto sublimati da una partecipazione esclusiva della grazia divina, contraddistinguono l’assistenza costante che il soggetto cristiano riceve lungo la propria difficilissima scalata esistenziale. Non pezzi di legno, non buddità né testi “dettati” dalla divinità, ma parole materne, vere, reali, tangibili: consigli, testimonianze, lacrime umane, mani e piedi umani, occhi, sguardi, sensazioni, carne. Maria è tutto questo. Costantemente protesa rispetto all’attualità umana di ogni singolo individuo, in virtù del legame materno con cui ella è relazionata ad ogni creatura umana, Maria è il principio reale di ottenimento della salvezza, la fonte liberatrice da ogni compromesso e condizionamento umano rispetto al male ed alla sofferenza. Non quindi un’idolatrica disposizione, ma una vera comprensione della natura umana nei termini di filiazione rispetto a Colei che, secondo il suo insindacabile giudizio fondato sull’amore, il Dio tripersonale dona all’uomo quale sostegno e guida verso la propria meta esistenziale.

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Pubblicato da lacasadimiriam

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