I “salvati” e i “segnati” – Una distinzione nel racconto di Ap 7

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I “salvati” e i “segnati” – Una distinzione nel racconto di Ap 7

Siamo abituati – ovviamente chi vive con frequenza l’Eucaristia – a sentire questo passo dell’Apocalisse che oggi la santa Liturgia ci pone innanzi, quello dei 144 mila segnati, per capirci.
Quanti di noi, poi – anche fra gli studiosi più avanti con la conoscenza biblica – abbiano davvero inteso che cosa significhi questa numerazione – è da chiedercelo. Facile è infatti enfatizzare il 144 mila come “multiplo di dodici”, e partire con omelie semplicizzate, quasi come se tutto si riferisse ad una moltiplicazione ideale del 12. Tuttavia, non sempre si evidenzia come “Dio non dà i numeri a caso”, nella sua Parola, e ogni evidenziazione numerica ha quindi un suo specifico “perché”, anche se spesso esso trascende la nostra oggettiva capacità e possibilità di conoscenza. Un altro esempio è dato dai 153 grossi pesci, pescati da Pietro e dai discepoli dopo la risurrezione di Gesù: a questa quantità sono state date tutte le possibili spiegazioni, da sant’Agostino in avanti, senza che tuttavia nessuno abbia ancora oggettivato “indefettibilmente” la spiegazione di quel 153. Così è anche dei 144mila segnati.
Una cosa, però, è evidente, anche se non tutti la sottolineano adeguatamente. Questi 144 mila non è scritto affatto che siano “i salvati” (in senso universale), ma appunto “i segnati”, e segnati con il sigillo divino sulla fronte. Giovanni, che racconta questa visione, fa una differenziazione chiara fra questi 144 mila che devono ancora essere segnati con il sigillo di Dio, e quelli che invece sono già “i salvati” (cioè i santi che già contemplano Dio), e che sono descritti come “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare”. Dunque, “i salvati” sono assai di più – muovendoci entro la quantità simbolica – dei 144 mila “segnati”. Questi ultimi indicano infatti coloro che sono ancora sulla terra – scelti “non” da tutto il mondo indistintamente (come erroneamente alcuni dicono), ma “da ogni tribù dei figli di Israele”, ossia vi è un sigillo nel sigillo, l’appartenenza al popolo eletto, in questa segnatura divina. Questi 144 mila sono così i viventi “prima” del grande evento che Giovanni introduce in questo passo dell’Apocalisse, ossia quello della “devastazione della terra e del mare”, che prelude al ritorno di Cristo. Infatti, gli angeli ai quali spetta questo “compito” di attuare “l’ira dell’Agnello” (cf. Ap 6,16), vengono istruiti da “un altro angelo” (a sua volta “segnato” con il sigillo), affinché esso non si compia prima che i 144 mila suddetti non abbiano avuto il loro segno sulla fronte. Negli ultimi tempi, quindi, “segnati” significhera semplicemente “cristiani”: essi sono coloro che, segnati sulla fronte dal sigillo divino, avranno Cristo stesso in loro quale principio di identificazione dinanzi a Dio per non essere sottomessi agli eventi drammatici del suo giudizio (termine che andrebbe a sua volta teologicamente argomentato). E il numero di 144 mila, in tal senso, diviene evocativo di una “perfezione” (quella dell’essere di Cristo), la cui ultima eziologia solo Dio stesso conosce. Amen

 

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