Il compromesso valoriale di una certa editoria cattolica

– Il compromesso valoriale di una certa editoria cattolica –

LIbreria
di Francesco Gastone Silletta © Edizioni La Casa di Miriam

– Alcune riviste e giornali cattolici, venduti spesso “alla carlona” dentro i sagrati delle Chiese durante le S. Messe, non presentano ai lettori una argomentazione veramente coerente con la religione professata, ma assumono una connotazione editoriale piuttosto mondana e lasciva, talvolta eticamente superficiale in ordine alle immagini ed alle tematiche trattate, prendendo più le sembianze di almanacchi o rotocalchi per lettori interessati alla moda, al gossip o allo spettacolo, piuttosto che non, come si evincerebbe dal nome della propria testata, per lettori interessati all’argomentazione ed alla diffusione della cultura cattolica.

In pratica sono prodotti “cattolici” commercializzati tout-court, dove il nome di Cristo, inzuppato tra le vicende mondane più variegate, viene utilizzato propagandisticamente a titolazione o immagine della propria etichetta, messo tuttavia ipso-facto ai margini del contenuto editoriale del proprio prodotto che, inversamente, dovrebbe sostenerne e diffonderne la notizia come epicentro tematico. Un Cristo che rimane uno sfondo argomentale sbiadito e sommerso, anziché luce e parametro della comunicazione di quel dato prodotto editoriale.
Pur di vendere quante più copie possibili, certi editori cattolici paiono pronti a giostrare l’informazione cattolica al servizio del business e del mercato. E attenzione, perché su alcuni di questi giornali e riviste, nelle pur brevi “parentesi” realmente riservate ai contenuti “cattolici” (come ad esempio i commenti al Vangelo della Domenica, le storie di alcuni santi, ecc.), compaiono firme di tutto rispetto in seno alla stessa Chiesa Cattolica, alle volte addirittura Vescovi e Cardinali (anche se il più delle volte non scrivono nulla di veramente nuovo, ma triturano qualcosa di già pubblicato altre volte in contesti differenti). Ciò significa che una parte “eccellente” della nostra gerarchia ecclesiale si adegua ad un viscido mercato di promozione editoriale, dove il Cristo pubblicamente professato e riverito viene poi associato tematicamente alla trama del film della serata o all’esito dell’ultimo Gran Premio di Formula Uno, con il corredo delle molte promozioni pubblicitarie (prodotti vinicoli, oggetti per la casa e il bricolage, creme e oli per la pelle, ecc).
Questa non deve essere più intesa, a nostro modo di vedere, come un’editoria veramente cattolica, poiché la “svendita” e l’abbassamento dell’economia della salvezza al popolo del gossip, con il timore commerciale che “di solo Cristo non si campa”, non può legittimare un certo ordine di produzione editoriale cosiddetta “cattolica”, peraltro promossa con prezzi di copertina per nulla superficiali rispetto alla media.
Saranno pure necessità di mercato, ma sinceramente noi riteniamo che un editore cattolico sia colui che pubblica argomentazioni cattoliche. Punto. In lui, se onesto rispetto alla propria demarcazione tematica (che peraltro nessuno gli ha imposto), l’ansia di prestazione rispetto alle vendite non scalfisce per nessuna ragione il suo status di trasmettitore del messaggio cattolico per il tramite editoriale. Perché chiudere bottega, quale ultima dolorosa spiaggia, è pur sempre più gratificante di una vessazione editoriale della fede cattolica che professiamo e di cui pubblicamente ci gloriamo.

Francesco Gastone Silletta – Edizioni La Casa di Miriam Torino
www.lacasadimiriam.altervista.org