«Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Gv 5,17) – sull’avverbio greco “ἄρτι”

«Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Gv 5,17) –

Ὁ πατήρ μου ἕως ἄρτι ἐργάζεται, κἀγὼ ἐργάζομαι.

 

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In realtà la traduzione del versetto di Giovanni, in cui Gesù dice che il Padre opera “sempre”, non rende sino in fondo l’idea dell’operare “proprio ora” (in inglese: just now) che nel greco rinveniamo con l’avverbio: “ἄρτι”, che appunto significa “proprio adesso, attualmente”. In Matteo, ad esempio, questo avverbio si rinviene in 9,18 a proposito della figlia di uno dei capi della sinagoga (Giairo) morta “or ora, proprio adesso”. Questo avverbio, riferito all’attività del Padre, viene appunto tradotto con “sempre”, e giustamente. Tuttavia, anche il “sempre” rischia di trascurare letterariamente la “puntualità” di quest’opera continua del Padre – che Gesù rivendica di imitare nella storia – cioè la sua “attualità”. Come il Padre opera “attualmente, adesso”, così anche Gesù fa nella storia. Si capisce come quell’avverbio greco sia molto importante nel discernimento sia del rapporto fra il Padre e il Figlio (che scatena le ire dei Giudei che lo ascoltano mentre lo rivela loro), sia del rapporto del Figlio stesso incarnato con la storia ed operante “attualmente” in essa. “Sempre” è dunque certamente giusto e corretto, poiché il Padre opera continuamente e continuamente il Figlio. Ma la “puntualità” di “questo preciso momento attuale” sarebbe forse resa ancor più significativa da una traduzione maggiormente rivolta alla considerazione di questa continuità dell’atto, piuttosto che non da un generico “sempre”. Amen

 

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