Interlocutori diretti e altri strumentali nel linguaggio salmico

Spesso si commette l’errore di intendere alcune parole dei Salmi come riferite – a livello immediato – a persone umane. Di qui, la falsa comprensione di esse come se fossero eccessivamente rigorose verso gli uomini, e poco “misericordiose”. In realtà vi sono cause e cause del linguaggio salmico, interlocutori diretti e altri strumentali, cause reali e cause occasionali, e via dicendo. Questo per dire che – in certi casi – alcune parole di condanna sono rivolte non agli uomini, ma agli esseri spirituali decaduti, che muovono gli uomini al male.
Leggiamo ad esempio queste due quartine (dal Salmo 5):
 
5,10 Non c’è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua seduce.
 
5,11 Condannali, o Dio,
soccombano alle loro trame,
per i tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.
 
Si può vedere come il linguaggio sia aspro e una maledizione di fondo – nelle parole esposte – graviti nelle intenzioni di chi parla. Ma il termine di queste parole – più che gli uomini (e dunque esseri carnali) – sono esseri spirituali che già – una volta per sempre – si sono decisi contro Dio e contro la sua legge e che seducono gli uomini verso il male.
Di qui la condanna senza appello del salmista.
Prima di definire l’Antico Testamento – e i Salmi in specie – come “antimisericordiosi” tout-court, è necessario discernere gli attori della scena linguistica, i soggetti e gli oggetti verbalizzati e il senso spirituale della lettera, nonché il contesto nel quale esso viene svelato.
Amen