Le migrazioni in quanto occasione di conversione personale, prima ancora che dei migranti: un pensiero anti-idealista

Le migrazioni in quanto occasione di conversione personale,
prima ancora che dei migranti: un pensiero anti-idealista
 
 
Aiutare gli altri a conoscere Cristo, in qualsiasi contesto e situazione, è il modo migliore per convertire noi stessi ogni giorno di più. “Gli altri” è una categoria che esprime chiunque – dall’alto – venga intersecato al nostro percorso, fosse pure apparentemente impossibile che, da quell’incontro, possa venire una conversione. Questo – oltre che respingere in blocco un certo idealismo cattolico che a priori boicotta l’incontro con l’altro, con le etnie e le stesse religioni distinte dalla cattolica – apre vorticosamente lo sguardo allo stesso stato attuale della propria cattolicità. Non bisogna infatti stupirsi se – proprio mentre ci dichiariamo orgogliosamente cattolici all’esterno e, in certi casi, riceviamo persino dichiarazioni di santità manifesta o cose del genere – in realtà stiamo toccando i bassifondi di un’esistenza tenebrosa, lontana a livello pratico (non intellettuale, perché continuiamo a conoscerlo bene) da quel Cristo che professiamo nella nostra fede. In tal senso l’accoglienza che – nonostante la nostra “pratica” lontananza da lui – Cristo stesso offre a noi, deve a nostra volta essere proposta, senza riserve, all’altro, tanto più e con maggior forza quanto più questi sia lontano dalla conoscenza di Cristo.
Ecco perché – in sintesi – l’esperienza attuale delle migrazioni e delle cosiddette (brutalmente) “invasioni”, in realtà è un’occasione – certo complessa e difficile – che Gesù stesso viene a darci in riferimento a noi stessi, alla nostra fede personale in lui, prima ancora che non a quella dell’altro in quanto tale.
Amen
 
Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
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