L’importanza di un avverbio nel Nuovo Testamento: “Come” (καθώς)

L’importanza di un avverbio nel Nuovo Testamento: “Come” (καθώς)

Intrattenendoci nella meditazione di Gv 15 durante uno dei nostri momenti di meditazione insieme alla Casa di Miriam, ci siamo accorti della frequente ricorrenza, in quel capitolo giovanneo, dell’avverbio “come” (in greco, καθὼς). “Come”, può esprimere diversi significati, deducibili dal racconto giovanneo, tuttavia indica in generale una equivalenza (es. Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato), oppure una similitudine tra due termini o concetti o realtà oggettive e che viene spesso letterariamente espressa attraverso l’abbinamento di un altro termine cui il paragone si riferisce, cioè “così” (come…, così….).
La ricorrenza di questo termine nel capitolo 15 di Gv ci ha indotti a verificare, tramite gli strumenti a nostra disposizione, quante volte effettivamente questo avverbio così significativo, “come” (καθὼς) ricorra in tutto il Nuovo Testamento. Ora, se i nostri calcoli non sono errati, ci pare di aver verificato la presenza di 182 ricorrenze complessive, distribuite difformemente fra i vari libri del Nuovo Testamento, del suddetto avverbio.
In modo particolare, come presupponevamo, è proprio l’Evangelista Giovanni ad utilizzarlo di più, sia nel Vangelo che nelle sue tre lettere. Solo nel suo Vangelo abbiamo contato 31 ricorrenze (molte di meno, ad esempio, in Matteo, che pure è famoso per l’uso del “come” nel richiamo all’Antico Testamento per dire: “Come sta scritto…”). A titolo di pura curiosità, tuttavia, abbiamo riscontrato anche una frequente ricorrenza di questo stesso avverbio anche nell’epistolario paolino, ed in particolar modo nelle due lettere ai Corinzi, nelle quali, complessivamente, la ricorrenza corrisponde anche qui a 31 volte.
Al di là dei numeri, tuttavia (che ripetiamo, pur avendoli considerati con attenzione, potrebbero differire in qualche cifra per errore nostro), ci pare importante sottolineare come a livello linguistico la narrazione neotestamentaria si serva spesso di questo avverbio, dunque di una tecnica comunicativa fondata sul parallelismo concettuale. “Come”, infatti, è espressione di un rapporto, di una valutazione fra due termini o poli di riferimento. Essa si inserisce bene in un contesto di narrazione “pura”, cioè semplice, non sofisticata, a suo modo “colloquiale”, al di là dei contenuti teologici elevati che, attraverso questa semplicità medesima (si pensi all’espressione “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”) vengono espressi e rappresentati.

Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h
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