“Non potete dare ascolto alle mie parole” (Gv 8,43)

Bernardino Luini | Christ among the Doctors | MutualArt

“Non potete dare ascolto alle mie parole” (Gv 8,43)

(οὐ δύνασθε ἀκούειν τὸν λόγον τὸν ἐμόν)

 

In senso stretto, sono i demoni coloro che non possono ascoltare le parole di Gesù. Non gli uomini. Non a caso Gesù, subito dopo queste parole, dice ai suoi avversari che essi hanno il diavolo come padre, ossia sono divenuti dei diavoli essi stessi. L’umanità può sempre ascoltare le parole di Gesù, anche quando esse paiono difficoltose o talvolta persino incomprensibili. Anche nel buio della fede, queste parole, se accolte, infondono una luce di speranza e di intelletto, un consiglio nuovo, una nuova visione e comprensione delle cose, e nulla dell’uomo – anche il più indisposto all’economia salvifica di Gesù – è mai “per natura” avverso a questa offerta di grazia che quelle parole costituiscono in se stesse. Non così per i demoni. Essi preferiscono l’inferno a quell’ascolto, la perdizione eterna – che è loro abituale dimora – ad un confronto con le parole di verità che Gesù pronuncia. E fuggono da qualsiasi dimora nella quale, con la sua parola, Gesù regni, tanto più dai cuori umani. In tal senso gli avversari di Gesù, che con tanta insistenza si ostinano nel non ascolto della sua parola, finiscono per divenire essi stessi dei demoni, non secondo la natura, ma secondo quel medesimo principio di partecipazione che – a parti inverse – Gesù ci offre con la sua parola rispetto alla vita divina. Non esitiamo quindi a considerare come dei demoni quanti, fra gli oppositori storici del tempo di Gesù – e anche quelli di ogni tempo successivo – non abbandonano quell’opposizione, ma anzi su di essa fanno forza, rimanendo così “nel loro peccato”, come dice Gesù stesso, e allontanandosi eternamente dalla salvezza. La “paternità” diabolica che Gesù evoca in questo discorso non è infatti una paternità ontologica, ma esistenziale; e tuttavia, poiché volontaria e consenziente, è una paternità della quale si rimane soggetti in eterno e di cui si paga il prezzo altissimo dell’abbandono di Dio. Amen

 

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