“Ricercate la carità” (1Cor 14,1)(Diōkete agapēn)

“Ricercate la carità” (1Cor 14,1)
(Diōkete agapēn)

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Non immediatamente noto ai lettori di san Paolo è che il verbo usato qui per dire “ricercate”, in greco, è lo stesso che viene utilizzato, ad esempio, da Matteo quando nelle beatitudini parla dell’essere perseguitati. Il senso è quello del “perseguire” la carità, l’agape, che a differenza di tutti gli altri termini che evocano l’amore, non ne implica il contraccambio, ne abolisce il tornaconto e ne isola l’egoismo. San Paolo ci esorta a perseguire, quasi addirittura a perseguitare la carità, “che non avrà mai fine” (cf. 13,8). Il discorso non è tuttavia riferito solo all’esito nell’al di là di una vita nella carità. C’è un “realismo”, in san Paolo, che lo induce a considerare bene in senso storico cosa significhi “carità”: in lui il discorso è distinto – non migliore, né peggiore, ma soltanto diverso – da quello di Pietro, secondo cui la carità copre una moltitudine di peccati. Distinto è anche rispetto a Giovanni, secondo cui Dio stesso è carità. Paolo intende in questo passo la carità in un senso storico, come vettore di edificazione dell’uomo e di conoscenza dell’essere umano. Si premette che la carità è in Paolo totalmente purificata da ogni melensa intromissione del sentimentale: essa è una virtù che viene dall’alto e che indica l’altro – chiunque sia – come un dono di Dio da amare, non con sospetto, tentennamento o riserva, ma integralmente, poiché in tal modo è se stessi che si viene a conoscere, poiché del sé si esalta la vocazione più profonda, l’amore. In tal senso, Paolo non teme di definire la carità non solo come “paziente e benigna”, ma addirittura come colei che “tutto sopporta” (cf. 13,7). Vi è una evidente personificazione cristologica in quest’idea paolina di carità. Per questo non esita nel sottolineare l’imperfezione umana rispetto a ciò che è perfetto, cioè la carità di Cristo. E tuttavia in un certo senso l’aspirazione alla carità perfetta ne segna già il conseguimento, e quindi aspirando ad essa, se lo vogliamo, in un certo modo ne siamo già partecipi. Carità è infatti imitazione di Cristo nella più adeguata forma. Quando verrà per noi l’ora di vedere Gesù Cristo, secondo ciò che Paolo dice del vederlo “faccia a faccia” e non più come in uno specchio (cf. 13,12), allora alla luce della carità e del modo in cui l’avremo “ricercata”, la sorpresa non sarà più soltanto quella del termine corsa, ma la scoperta – come dice san Paolo – dell’essere conosciuto, dell’aver sempre avuto, tutta la vita, la Carità stessa vicino a noi e di averne potuto attingere, nella conoscenza, se solo lo avessimo voluto. Amen.

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