Rimanete nel mio amore

Rimanete nel mio amore

Gesù, quanto è difficile la messa in pratica di questo verbo così apparentemente “semplice” sia da comprendere linguisticamente, sia da realizzare in modo operativo. Semplice, perché linguisticamente “rimanere” esprime chiaramente un posizionamento fisso nello stato attuale in cui si è già, indi per cui non compare a priori alcuna difficoltà di ordine intellettuale nell’acquisizione di questo ammonimento. Semplice, poi, anche da un punto di vista operativo, perché nello spazio e nel tempo l’invito a “rimanere” evoca la non necessità di uno spostamento, e dunque di una ricerca, di un movimento verso un altro luogo, di un rischio connesso a questa cinetica.
Eppure è per noi così difficile questo tuo invito, nonostante tutta questa così limpida semplicità a “rimanere nel tuo amore”. In primo luogo la difficoltà nasce dal nostro limite di coscienza rispetto alla vera realtà in cui – attualmente – siamo. In te. Comprendere che siamo, esistiamo e ci muoviamo “in te” è per noi così alle volte difficile da perderci in strade o vicoli tenebrosi, dispersivi e mutilanti la nostra vocazione esistenziale. In secondo luogo la difficoltà si accentua alla luce delle “vocazioni” estrinseche alla tua, le seduzioni del mondo, le attrazioni carnali, psichiche, emozionali, rispetto alle quali spesso preferiamo uno “spostamento”, un tendere verso quelle muovendoci dalla nostra presente e salvifica posizione “in te”.
Aiutaci allora, Signore Gesù Cristo, a saper davvero “rimanere nel tuo amore”, che sei tu stesso, fonte di ogni bene e meta di ogni umana aspirazione, affinché il mondo non ci risucchi nei suoi spasmi, nelle sue proposte, nelle sue fantasie e nelle sue ambiguità.
Aiutaci, Signore Gesù Cristo, perché nulla in terra realmente permane e tutto transita, salvo appunto l’amore in te, l’amore che tu sei, ed il nostro amore umano associato, immerso in quello, sino a divenire un’unica cosa con esso.
Amen