Segreti di Medjugorje vicini

Segreti di Medjugorje vicini

Sole Kriševac

Dal sorgere del loro primo annuncio profetico, i tanto conclamati “dieci segreti di Medjugorje” hanno ricevuto un trattamento tutt’altro che omogeneo e compatto presso l’opinione pubblica. Da alcune fonti, quelle evidentemente più vicine al popolo dei credenti nell’evento di Medjugorje, essi sono stati a tal punto presi in considerazione sino a diventare, per certi versi adolescentemente, il polo attrattivo principale dell’intera economia delle apparizioni della Madonna. Un tale fervore d’attesa, in questa prospettiva, si è talvolta concretizzato in spasmodici pronostici, ossessive proiezioni, fino ad interpretare anche i più minimali segni atmosferico-naturali, che pur tuttavia rimangono ontologicamente dei “segni”, quali oracoli di una imminente concretizzazione dei dieci segreti, peraltro mai a tutt’oggi realmente avvenuta. Da altre fonti, invece, questa volta più legate alla dimensione razionalistico-intellettuale del sapere contemporaneo, i dieci segreti sono stati a tal punto denigrati da essere ritenuti nulla più che una barzelletta di ordine mariano, correlata alla consueta sindrome da delirio religioso con cui, purtroppo forse con troppa libertà critica, molti cristiani vengono ancora oggi etichettati.

Pur tuttavia, non esistono solo questi due poli così radicalmente opposti di interpretazione dei dieci segreti. Fra la negazione frontale della loro possibilità storica e l’ammissione esasperata del loro imminente verificarsi, esistono alcune sfumature per nulla deboli in quanto al loro peso specifico. Alcune di queste sfumature, ad esempio, possono assumere quale criterio di discernimento, fondando su di esso la loro strutturazione, un orientamento storico-critico. Al di là di alcune polemiche esegetiche sorte in modo particolare negli ultimi due secoli e ancora per nulla sopite, in riferimento all’età reale del Gesù crocifisso, sembra nonostante tutto ancora teologicamente confortevole la proposta tradizionale che vuole il Gesù terreno crocifisso all’età di trentatré anni. Le investigazioni minuziose di alcuni studiosi biblici, che vorrebbero da un lato prolungare, dall’altro, inversamente, accorciare gli anni vissuti “umanamente” da parte del Figlio di Dio venuto nella carne (Gv 1,14), non sembrano tutto sommato così incontestabili, dal momento che esiste sempre una prova del contrario rispetto alle principali ipotesi sinora proposte in ambito biblico. Tra queste, per esempio, sottolineiamo quella della retrodatazione della nascita di Gesù di alcuni anni, sino a giungere, secondo alcuni, all’anno 6 oppure al 7 a.C. quale reale anno natalizio di Gesù. Ciò comporterebbe, rispetto all’estensione della sua esistenza storica, pure una retrodatazione rispetto al famigerato anno “33”, cui invece si appella non soltanto larga parte della tradizione cristiana, ma pure l’intera mistica più recente, quantomeno quella degli ultimi due secoli (Emmerick, Valtorta, Neumann, Robin, Bossis, Menendez, Galgani, ecc.) e, se vogliamo dirla tutta, la stessa economia di Medjugorje, pur soltanto intrinsecamente (si pensi alla grande scritta sulla croce bianca sul monte, contenente la data 33-1933 in riferimento all’anno della morte di Cristo e alla costruzione della croce: la Madonna in tutti questi anni non avrebbe potuto dire che i compilatori si sono sbagliati, qualora essa non fosse esatta?). La famosa proposta interpretativa, da alcuni ritenuta ormai certa (ma è un falso, non la proposta in quanto tale, quanto la certezza ad essa attribuita), circa una morte di Gesù avvenuta il 7 aprile dell’anno 30, viene almeno simmetricamente destabilizzata dall’altra ancora più recente e forse teologicamente più verosimile di una morte di Cristo avvenuta in data 3 aprile 33.

Croce Krizevac 1

Proprio alla luce dell’importanza inequivocabile (vera o sbagliata che sia) attribuita al numero 33 in riferimento agli anni di Cristo, non può non sorgere un profondo sgomento, tornando al filone critico delle apparizioni che stavamo esaminando, rispetto appunto ai 33 anni di apparizioni della Madonna a Medjugorje. Il 33° anno, alla luce di questa tendenza, ovverosia quello presente, sarebbe allora l’anno decisivo in seno allo svelamento dei dieci segreti, con particolare attenzione alla data del 25 dicembre 2014, ossia ai 33 anni e sei mesi di apparizioni che equivarrebbero, sembrerebbe secondo alcuni, all’esatta estensione degli anni terreni di Gesù.

Procedendo tuttavia oltre quella che abbiamo definito come fonte “storico-critica”, ne esiste pure un’altra dal sapore più istintivo-carismatico. Questa fonte tiene a mantenere entro un unico parametro le apparizioni di Medjugorje e quelle di Fatima, rispetto al quale le prime costituirebbero un definitivo compimento storico delle seconde. Ora, amante della numerazione tonda, questa fonte attende con una certa ansia il centenario di Fatima (che avrà luogo nel 2017) quale anno certamente decisivo per i dieci segreti di Medjugorje. Pur tuttavia, è opportuno ricordare che si tratta appunto di dieci segreti, non di un unico segreto destinato a compiersi semel pro semper. Il fatto che possa effettivamente sussistere un collegamento fra la data del 13 maggio 2017 con i segreti di Medjugorje deve allora essere compreso in una prospettiva più olistica, quale singolo tassello di un più corposo evento destinato inevitabilmente ad occupare una porzione di tempo più estesa.

Se le ultime due fonti analizzate hanno tuttavia una dimensione esistenziale in fin dei conti vicina al primo dei due poli sopra esposti, ossia quello dei credenti alle apparizioni, vi sono altre prospettive ermeneutiche, ancora intrinseche (pur più sommessamente) alla medesima categoria, ma questa volta maggiormente fondate su contenuti di pronostico legati alla morale, alla sociologia e più in generale alla contemporaneità umana. Si parla allora di un inesorabile tramonto valoriale, vigente nell’antropologia attuale, destinato a defluire in un mare magnum di non senso esistenziale, dunque prossimo ad un battesimo purificatore da parte del Dio dimenticato e offeso. Questa è la prospettiva forse più “appariscente”, nel senso di immediatamente riconoscibile fra coloro che parlano dei segreti ed al contempo la meno razionale: il mondo stesso procederebbe verso una deriva qualunquista di ordine inverso alla rivelazione divina che, attraverso il concorso mariano delle apparizioni, verrebbe invece ad esortare con toni materni ad intelaiare un immediato processo di conversione e di ripristino della coscienza creaturale originaria intrinseca ad ogni uomo e ad ogni donna. Vi è poi la prospettiva sociologica di un collasso culturale cui le apparizioni medjugorjane farebbero da deterrente nella prospettiva di un compimento-castigo del consorzio umano esistenzialmente alla deriva. A questa visuale, tuttavia, ne fa eco un’altra dal carattere certamente più catastrofistico ma al contempo più strutturalmente fondato: la crisi ecclesiologica contemporanea, da alcuni ritenuta un segnale evidente dell’avvicinarsi di una serie di avvenimenti epocali da essi identificati proprio nella sequenza dei dieci segreti. Abbiamo parlato, in questa fonte, di una strutturazione più profonda rispetto al semplice grido al degrado sociale della fonte precedente. In effetti, gli ultimi vent’anni di storia della Chiesa hanno certamente messo sotto gli occhi di tutti alcune situazioni la cui gravità, complessità, intrinsecità e opposizione non sembrano riscontrabili con lo stesso concorso di partecipazione nella bimillenaria storia della Chiesa. La rinuncia pontificale di Benedetto XVI viene, in questa prospettiva, forse alle volte un po’ superficialmente, assunta quale indice valoriale massimo di questa proiezione catastrofista. Sul fatto che siano tempi assolutamente complessi e per certi aspetti “nuovi” in ambito ecclesiologico-istituzionale, nessuno sembra poter avere dei dubbi. Pur tuttavia si deve essere in grado, per poter parlare di un pronostico onesto, di stabilire l’indice di correlazione fra l’orizzonte “nero” della vita ecclesiale contemporanea ed il contenuto intrinseco ai messaggi provenienti da Medjugorje, salvo evidenziare la continua richiesta di preghiere per i sacerdoti, negli ultimi anni divenuta un ritornello incalzante dei messaggi mariani, quale univoco criterio di credibilità di questa stessa correlazione.

Padre Petar

Altri fattori quali l’età non più giovanissima di Padre Petar Ljubicic, il sacerdote destinato al concorso di rivelazione dei dieci segreti, o ancora l’imminenza di un’uscita editoriale di assoluto interesse, quale la vita di Maria redatta dalla veggente Vicka per dettatura mariana ed ancora in attesa di ricevere il “placet” mariano per essere pubblicata, o ancora alcuni eventi apparentemente mediatori di significato e correlati alla persecuzione dei cristiani (ricordiamo il monito di Papa Francesco circa la maggior gravità di persecuzione nei tempi attuali rispetto a quelli della Chiesa primitiva) o ad eventi naturali e climatici (terremoti, alluvioni, ecc.) o ancora a guerre combattute per ragioni religiose o interreligiose, assieme ad altri fattori ancora, sembrano ulteriormente fomentare e far protendere l’attenzione dell’umanità, se non altro di quella parte di essa credente alle apparizioni di Medjugorje, verso un inevitabile ed imminente compimento.

Da parte nostra, ci sentiamo di allinearci al coro di coloro che interpretano tutte queste fonti qui sopra sommariamente citate quali effettivi segnali di prossimità e credibilità dei dieci segreti. Il mondo sembra avviarsi inesorabilmente verso un cambiamento epocale, una sorta di “trascendentizzazione” forzata della propria ormai troppo insuperbita cultura dell’immanenza. Dio sembra ormai prossimo, pur attraverso la dolcissima mediazione mariana, a manifestare se stesso nella propria gloria divina. Non tuttavia secondo un certo distruttivismo sociale tipico di alcuni cristiani che non vedono l’ora che il mondo finisca o che i peccatori siano puniti. I veggenti di Medjugorje non hanno mai parlato esplicitamente di “fine del mondo” correlata al compimento dei segreti. Anzi, affermando, come hanno fatto, che si tratta delle ultime apparizioni mariane sulla terra, al contempo hanno affermato l’esistenza di un ulteriore tempo storico per l’umanità, durante il quale, appunto, non vi saranno mai più apparizioni. Tuttavia, pur prendendo le distanze dal distruttivismo fanatico di alcuni credenti, guai a noi se considerassimo in termini soltanto fatalistico-relativi un evento dalla caratura teologica così profonda quale è quello rappresentato dai dieci segreti di Medjugorje. Si tratterebbe di una minimizzazione indebita dei segni divini e degli appelli mariani ad essi correlati che ci vedrebbe colpevoli ed irresponsabili. I dieci segreti sono un evento epocale da attendere al contempo con trepidazione e fiducia, un mistero affascinante e tremendo, come diceva in altri contesti il sociologo delle religioni R. Otto.

Ad ogni modo è un evento che, pur venendo da Dio, calamiterà, probabilmente catapultandola entro nuovi orizzonti, la precarietà della nostra immanenza umana: saremo spettatori coscienti, esistenzialmente partecipi e attoniti, forse interiormente modificati, di una delle manifestazioni divine evidentemente tra le più singolari e portentose della storia. Senza per questo fare della nostra vita presente una pedissequa attesa del “giorno del Signore”.

Fonte: Francesco Gastone Silletta

                                              

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