“Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita” (1Re 19,10):

Elijah

“[…] Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita” (1Re 19,10): lo sconforto di Elia e la rivelazione del Signore – dal libro “Elia, il profeta migrante” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam:

“Quando Elia pensava di essere rimasto l’ultimo dei profeti fedeli all’unico Dio, Dio stesso rispose: “Io mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Bàal e quanti non l’hanno baciato con la bocca” (1Re 19,18).
Questa risposta di Dio è molto importante da un punto di vista della conoscenza umana di Dio stesso, poiché introduce una sorpresa dal carattere immenso: “Israele non è affatto alla fine, ma ha ancora una parte nei disegni storici di Jahvè” (G. Von Rad).
Ciò che Elia riteneva – perché demoralizzato – come conclusa, ossia l’economia dei profeti fedeli a Dio, Dio stesso la reitera nella sua attualità, rivelandone la potenza.
Proprio la debolezza di Elia, si trasformerà in espediente per una rivelazione straordinaria, della quale sarà complice lo stesso Elia mediante l’unzione di due nuovi re, Hazaèl e Ieu. Infatti, servendosi della debolezza del suo profeta, convinto del proprio isolamento fra i profeti di Jahvè, Jahvè stesso concretizza il suo grande progetto, cioè rivelare la continuità del suo popolo:
“Dapprima è vero, si leveranno contro Israele due terribili vendicatori e sarà Elia stesso a designarli a questo ufficio, l’arameo Hazaèl e Ieu. Il primo colpirà Israele dall’esterno, il secondo dall’interno. Ma non sarà la fine di Israele” (G. Von Rad).
Da un lato, Jahvè rivela al suo profeta come di fatto, “oltre” l’apparire delle cose, egli non sia realmente “solo” tra i profeti (ordine storico della visione di Jahvè); dall’altro, è soltanto e per sempre Jahvè a stabilire il “resto” (ordine teologico della visione di Jahvè). Nessun profeta, dunque, può assumersi questo incarico o lamentarsi per un eventuale ritardo nella sua realizzazione. Rispetto ad Elia, in particolare, Jahvè “conosce sin d’ora coloro dei quali Elia ignora l’esistenza. Certamente questo ‘residuo’ è composto di fedeli, ma la loro salvezza è già stata decisa prima che siano cominciati i tormenti a venire” (G. Von Rad).
Questa grande comprensione che Elia riceve da Jahvè, a nostro avviso, è ciò che fa di lui il più grande profeta dell’Antica Economia: nessuno infatti, ci pare, ha sperimentato una relazione così stringente di ordine filiale con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. L’importanza data a questo profeta nella Nuova Economia, inoltre, potrebbe confermare questa nostra ipotesi. […]”
(“Elia, il profeta migrante” – di Francesco G. Silletta – Sussidi allo studio – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam)

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