After receiving hundreds of requests, bishops to entrust Italy to Mary

Sul martirio incruento di Maria, molto più tremendo del martirio cruento dei martiri della storia cristiana e degli stessi Apostoli – Cerchiamo di capire:

Quando leggiamo l’esito esistenziale, cioè come, da un punto di vista storico, si concluse la vita della maggior parte degli Apostoli e dei discepoli dei primi secoli dell’era cristiana, certo siamo avvolti da un profondo senso di smarrimento e di commozione. Pietro, ad esempio, che la tradizione vuole crocifisso come Cristo, ma a testa in giù; Andrea, che siamo abituati a vedere rappresentato a forma di “x”, come segno della sua crocifissione; Natanaele, patrono delle “pelli” e di quanti operano in questo settore, a motivo del suo essere stato spellato vivo; così Giacomo il minore, che una tradizione legata ad Egesippo vuole prima lapidato e poi “finito” con un colpo di bastone sul capo. Ma anche i discepoli dei primi secoli hanno saputo testimoniare nel sangue la loro appartenenza cristiana. L’anziano e ultra ottantenne Policarpo, ad esempio, discepolo diretto di Giovanni Apostolo, consumò nel fuoco la sua testimonianza; Giustino, il “filosofo” convertito al Cristianesimo, fu legato e gettato in mare con un’àncora al collo; Perpetua e Felicita non si fecero impaurire della condanna “alle bestie”, pur essendo entrambe esili donne. La lista potrebbe proseguire a lungo.

Della Vergine Maria, invece, come pure a suo modo di Giovanni Apostolo, non viene riferito alcun martirio cruento, secondo i canoni letterari e semantici del nostro intendere. Forse qualcuno, tuttavia, osa ritenere i patimenti di entrambi inferiori a quelli patiti dai “martiri” nel sangue?

Ricordiamo che, nella pia tradizione delle litanie, la Vergine Maria viene evocata come “Regina dei martiri”. Questo non è pura devozione, quasi come se ogni bel titolo regale possa essere consegnato alla Madonna in termini “superlativi”, solo per un puro gusto dell’assolutizzazione.

La Vergine Maria è davvero Regina dei martiri, poiché nessuno come lei ha patito nel dolore a motivo della propria testimonianza di fede, la fede nel Cristo Salvatore e, nel suo singolarissimo caso, anche suo Figlio. In tal senso davvero la Vergine Maria ha esercitato una “regalità” rispetto al martirio, coerentemente profetizzata, prima che occorresse, dall’anziano Simeone: “Una spada ti trafiggerà l’anima”.

Come scriveva il teologo Romano Guardini, infatti, “la sofferenza è tanto più dolorosa quanto più pura è la persona su cui si abbatte”. Ciò vale in termini massimali in riferimento a Cristo, che più di tutti ha sofferto (alla luce di questa verità guardiniana); ma subito dopo di lui, senza voler istituire delle “classifiche del dolore” ma per un puro riconoscimento di verità, ha sofferto la Vergine Maria più di qualsiasi martire della storia, passato o futuro. La purezza del suo cuore, sul quale si è abbattuto quel dolore, è il fattore differenziale di questo livello incomparabile di dolore e di testimonianza (martirio). In tal senso, in Maria il martirio dell’anima è infinitamente più terribile di quello del corpo.

Molto avrebbe preferito, la nostra Madre, patire in Croce al posto di suo Figlio, piuttosto che patire ciò che ha patito: non per uno “scambio” di sofferenza, ma per una legge dell’amore elevata al massimo grado: io al posto tuo, sino alla fine.

Un discorso molto simile può valere anche per Giovanni Apostolo. Alcuni predicatori, sottolineando che fra i Dodici (lasciando perdere Giuda il traditore), Giovanni è l’unico a non aver patito il martirio nella carne, quasi dimenticano il livello infinitamente superiore di dolore che Giovanni stesso ha patito sotto la Croce nella contemplazione del Maestro crocifisso. Anche qui può essere applicato il ragionamento sopra esposto del Guardini: quanto più l’anima è pura, tanto più violento è il dolore patito.

E dunque non esitiamo a ringraziare, a benedire e a lodare la nostra Madre Maria, che gratuitamente rispetto a noi e per un puro atto di obbedienza totale alla volontà del Figlio (che a sua volta si è sottomesso totalmente alla volontà del Padre), ha sopportato il proprio personale e ineffabile “calvario”, unicamente per la nostra causa. E insieme a lei – seppure con una diversa tonalità devozionale – benediciamo e ringraziamo anche Giovanni, l’amato discepolo, per la sua permanenza sotto la croce in vista della nostra, personale ed identica destinazione.

Amen

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