The Badger Catholic: Blessed John Duns Scotus, ora pro nobis!

Premesso che una cosa è la santità della persona, altra è il suo contributo teologico offerto alla Chiesa (e dunque non è la teologia che fa il santo), possiamo ricordare questa grande figura francescana nell’una e nell’altra direzione, soffermandoci qui in particolare su alcuni grandi punti del suo ingegno teologico. Innanzitutto è davvero il caso di parlare di “ingegno”, dal momento che molti dei suoi scritti sono davvero elaborati nella struttura e nel linguaggio, talvolta difficili da comprendere anche per gli stessi teologi. Forse per questo alcune delle critiche pervenute alla sua opera (inestimabile) meritano ciò che di lui ha scritto un grande conoscitore del suo pensiero, E. Gilson, sostenendo che “su cento scrittori che hanno messo Duns Scoto in ridicolo, non ve ne sono due che l’abbiano letto e neppure uno che l’abbia compreso”.

Del resto occorre – per comprendere il pensiero di Duns Scoto – una grande disposizione teologica e al contempo spirituale, senza intervenire previamente con proprie e personali categorizzazioni e riuscendo a mettere da parte un po’ di se stessi, nel proprio supporsi sapienti e colti. In tal senso, alcune grandi innovazioni del frate di origini scozzesi non risultano così “drammatiche” anche quando vadano in qualche modo a mettere in discussione – se non addirittura a contraddire – alcuni punti fondamentali di un altro grande teologo a lui di poco antecedente, il grande san Tommaso d’Aquino. Uno di questi punti riguarda certamente il discorso sull’analogia dell’essere, difeso da san Tommaso e risolto da Duns Scoto in maniera distinta, parlando infatti di “univocità” dell’essere: il concetto di “essere” deve cioè essere inteso in un senso comune a Dio e all’uomo, senza interrompere (come fa il concetto di “analogia dell’essere”) la continuità ontologica fra l’uomo e Dio. Occorre cioè pensare l’essere in una maniera “univoca”, in quanto tale, sia per l’uomo che per Dio, senza che ciò in alcun modo annulli la differenza sostanziale fra l’uomo e Dio. Anche da un punto di vista “volontaristico” Duns Scoto intraprende una via distinta dal santo aquinate, affermando, contro la dottrina del primato dell’intelletto, che “è necessario assegnare alla volontà il primato della perfezione”.

Un altro grande tema di Duns Scoto è quello del “primato di Cristo”. Ora, questo tema è molto più complesso di quanto apparentemente possa apparire, trasformandolo in un banale “mettere Cristo al primo posto”. In realtà, il primato di Cristo in Scoto significa – come scrive il Bonansea – che “Cristo, il Verbo Incarnato, occupa il primato assoluto nel disegno creativo di Dio cosicché – come dice S. Paolo – Egli è il primogenito di ogni creatura e la ragione e il fine per cui tutte le cose sono state fatte”. Alla luce di questa considerazione – senza dilungarci qui oltre – Duns Scoto afferma che, indipendentemente dal peccato di Adamo, Cristo si sarebbe comunque incarnato e avrebbe rivelato in tal modo il Padre. Scrive testualmente Duns Scoto: “Egli (Dio Padre, ndr.) vuole essere amato da qualcuno che lo possa amare al massimo grado possibile come un essere estrinseco a se stesso; finalmente, Egli prevede l’unione ipostatica di quella natura [la natura umana di Cristo, ndr.] che deve amarlo al massimo grado possibile, indipendentemente dal fatto che l’uomo sia caduto” (Rep. par. III, d.7.).

Il peccato di Adamo non condiziona dunque il mistero dell’incarnazione nel suo attuarsi storico.

Anche in riferimento al tema della libertà, egli distingue “sottilmente” (per rifarci al titolo di Dottor Sottile con il quale è conosciuto) fra libertà essenziale e libertà contingente, entrando un’altra volta in opposizione al pensiero di san Tommaso che opponeva radicalmente libertà e necessità (senza considerare la libertà nei termini scotisti di “essenziale”, per cui ad esempio non ha senso per lui parlare di “libertà dei beati”).

Qui ovviamente evitiamo ogni approfondimento teologico di questi temi. Va ricordato tuttavia che Duns Scoto è conosciuto a livello popolare per il suo grande contributo offerto alla dottrina (e, conseguentemente, al dogma) dell’Immacolata Concezione di Maria, introducendo il noto tema della “redenzione anticipata” della Vergine, il quale tuttavia rientra nel discorso sul primato di Cristo sopra menzionato.

Con Duns Scoto ci troviamo quindi dinanzi ad un grande pensatore (forse incompreso ancora oggi in diversi aspetti del suo pensiero), oltre che ad un grande uomo di fede, il cui nome oggi ricordiamo con gioia e partecipazione. Amen

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