SULLE NOZZE DI CANA – di Francesco G. Silletta

SULLE NOZZE DI CANA
www.libreriacoletti.it (e in tutte le librerie teologiche) “Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – di Francesco G. Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – € 37,00 (Teologia)
 
(qui presentazione della redazione)
 
????????????????????????????????????????????????????????????
L’autore nell’opera citata (con la quale ha conseguito il dottorato in teologia), si è soffermato ampiamente, in un capitolo a parte, su un commento prima esegetico e poi narratologico del brano di Gv 2,1-11, relativo allo sposalizio di Cana, riportato unicamente da Gesù. Premesso che questa analisi si inserisce in un contesto “altro” rispetto alla pura esegesi, si rinviene alla luce di essa una possibile “nuova” comprensione del racconto stesso per quanto attiene il ruolo di Maria (inequivocabilmente affermato nei termini di mediatrice) nel contesto della redenzione operata da Cristo.
In modo particolare, è la stessa struttura relazionale fra Maria e Gesù, in quel frangente così incipiente del racconto giovanneo (ma anche dello stesso ministero pubblico di Gesù) ad essere osservata “contro” chi sostiene, nel contesto specifico del dialogo materno-filiale occorso durante quelle nozze, un possibile equivoco (che per taluni è addirittura un “rimprovero”) fra Maria e Gesù.
Il punto iniziale è la corretta traduzione dell’espressione maggiormente “complessa” di questo dialogo, secondo le traduzioni più comuni. L’autore afferma ad esempio che Gesù non avrebbe affatto detto “Non è ancora giunta la mia ora”, bensì, sposando l’interpretazione di alcuni esegeti citati nell’opera, le parole di Gesù vengono accolte come “interrogazione” alla Madre e non come “negazione”, nel senso di: “Forse è giunta la mia ora?” – Inoltre, afferma ancora l’autore, se Gesù chiama sua madre “Donna”, evidentemente la sua ora è quantomeno iniziata. Avvicinandosi agli studi biblici del De la Potterie, l’autore ancora afferma l’inconsistenza di una “gloria manifestata”, come afferma il Vangelo stesso, se davvero quello di Cana non venisse inteso come principio dell’ora. Gli aspetti tecnici dell’analisi, tuttavia, sono assai più numerosi di quelli qui soltanto genericamente menzionati dalla nostra redazione. Ad esempio la questione delle sei giare, il perché la madre si rivolga a Gesù anziché al capotavola per segnalare un problema inerente la mancanza di vino, nonché la stessa ragion d’essere del problema di per se stesso: si trattava di esaurimento o di semplice carenza? E ancora: come mai la madre compare prima di Gesù nel racconto come presente alle nozze? Quale senso teologico nasconde questo particolare? Che parentela c’è fra l’espressione greca con cui Gesù si rivolge a sua madre e quella identica con cui i demoni talvolta si rivolgono a lui secondo i Sinottici? Quello di Cana rappresenta l’inizio dei segni di Gesù oppure il primo? E che differenza sussiste nell’una e nell’altra ipotesi?
La Madonna è posta al centro della prospettiva d’indagine. Il fine è esaltante rispetto alla figura di Maria, che ne esce certamente qualificata secondo il massimo della possibile estrazione ermeneutica […]”
Per informazioni:
www.libreriacoletti.it (spedizioni anche a domicilio) e le principali librerie teologiche
 
Edizioni La Casa di Miriam – “Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – Collana Teologia – di Francesco G. Silletta – 368 pagine – Tel. 340-5892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org