Trasgressione della legge (ἀνομία) e colpa (ἁμαρτία)

Trasgressione della legge (ἀνομία) e colpa (ἁμαρτία)

Il Salmo 50 non è solo una semplice, pur sofferta, richiesta di perdono. Esso esprime infatti una radicale esaltazione della sua giustizia, della rettitudine della misura con cui giudica le cose. Il salmista giunge a questa considerazione attraverso un continuo ripensamento della propria condizione “colpevole” dinanzi alla purezza di questa giustizia: si può osservare come nella traduzione greca, per tutta la prima parte del Salmo sia insistente l’uso di due termini:

ἀνομία – qui nel senso di “violazione della legge esistente”
ἁμαρτία – l’atto colpevole, il peccato

L’alternanza di queste due espressioni è capillare nel testo greco del Salmo:

ανόμημά μου (50,1) – ανομίας μου (50,2) – αμαρτίας μου (50,2) – ανομίαν μου (50,3) – αμαρτία μου (50,3) – ήμαρτον (50,4) – ανομίαις (50,5) – αμαρτίαις (50,5) – αμαρτιών – ανομίας (50,9) – ανόμους (51,13)

Solo alla luce di questa profonda analisi personale del soggetto-colpevole, l’io conscio di sé, è possibile allora rendersi conto di quanto davvero sia “retta” la misura del giudizio divino: “Perciò sei giusto quando parli (εν τοις λόγοις σου) e retto nel tuo giudizio (“εν τω κρίνεσθαί σε”) (Sal 50,4).
Non esiste, cioè, una possibile arbitrarietà nel modo in cui Dio rende al soggetto l’effetto del proprio peccato, dal momento che è esso stesso a parlare per lui.
Il confronto con il Logos divino (la sua parola vivente) è per il Salmista l’evidenziazione della profondità della sua trasgressione rispetto alla legge di Dio (ἀνομία), divenuta in lui uno stato esistenziale abituale ben presente al divino giudizio: “Quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto”.
Un’esortazione spirituale può allora provenire in maniera profonda da questa prima parte del Salmo 50: evitare di porci in termini “critici” a nostra volta rispetto alla stessa “critica” di Dio nei nostri riguardi (“εν τω κρίνεσθαί σε”). Il Salmista ci insegna, infatti, che non vi è errore nel divino giudizio, dal momento che nella sua stessa parola (εν τοις λόγοις σου) è la verità di tutte le cose. Prendere coscienza della bassezza “colpevole” della nostra condizione è piuttosto la miglior terapia, la più esplicita “sincerità del cuore” (αλήθειαν ηγάπησας, 50,6) che permette l’interiore acquisizione della vera sapienza (της σοφίας σου) […]”

(Francesco G. Silletta – Meditazioni bibliche alla Casa di Miriam – Edizioni La Casa di Miriam – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 340-5892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org)