USANO LA MESSA PER PROMUOVERE I LORO GIORNALI DIOCESANI

USANO LA MESSA PER PROMUOVERE I LORO GIORNALI DIOCESANI 
 
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Capita così, appena ricevuta la S. Comunione e volendo ringraziare Gesù per il dono di sé appena ricevuto, di non poter rimanere in silenzio, prima della benedizione, ma di doversi sorbire le lunghe esortazioni del “tipo” di turno (perché dagli amboni ormai parlano un po’ tutti) che raccomanda alla sensibilità dei fedeli non di pregare, figuriamoci, ma di acquistare, meglio ancora: ABBONARSI, alla loro rivista diocesana (in evidente abisso di vendite).
E ci sono parrocchie in cui usano il “Jolly” (se così si può dire), cioè uno che si dichiara direttamente “giornalista” ed esorta perciò l’assemblea ad ascoltare la sua testimonianza di “scrittore” di quella rivista, mentre tu sei lì, ancora con il corpo di Cristo sulla lingua, a dire: “Signore, fino a quando?”.
Si vergogni un’altra volta l’Arcivescovo Nosiglia (già aveva fatto un’operazione marketing del genere promuovendo ‘la giornata fondi per il restauro della Consolata’ proprio il giorno dei ballottaggi per l’elezione del nuovo Sindaco a Torino): non basta avere piazzato su tutte le facciate delle parrocchie un grande, “commuovente” manifesto che, con una violenza psicologica tipica di chi i soldi li guadagna solo in un certo modo, ti esorta a non “essere insensibile” alla causa della “stampa cattolica”. No: occorre interrompere la Messa (per le sante anime che attendono la benedizione finale) ed invadere ancora la psicologia delle persone con ulteriori promozioni commerciali.
E questa l’obbedienza a Francesco? Oppure ogni Diocesi fa quello che vuole e poi canta in coro: Viva il Papa?
Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam
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