Il coraggio di Giosia

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Il coraggio di Giosia

 

La Sacra Scrittura, nel secondo libro dei Re, ci offre un esempio di persona radicata in Dio, “senza deviare né a destra né a sinistra” (2Re 22,2), capace di prendere una ferma posizione contro l’aberrante espansione dell’idolatria nel regno di Giuda, a tal punto diffusa da intaccare anche il Sacro Tempio di Gerusalemme. Si tratta del re Giosia, sovrano in Giuda dall’anno 640 al 609 a.C., il quale viene descritto dal Testo Sacro come l’ultimo grande re riformista prima del terribile cataclisma della distruzione del Tempio, avvenuta nell’anno 587 a.C. ad opera di Nabucodonosor.

Leggiamo allora come la Sacra Scrittura descrive questa così profonda riforma:

2Re 23,4-8.10-15.19.24:

“Il re (Giosia) comandò al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di condurre fuori del tempio tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Asera e di tutta la milizia del cielo; li bruciò fuori di Gerusalemme, nei campi del Cedron, e ne portò la cenere a Betel. Destituì i sacerdoti, creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle alture delle città di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, alle stelle e a tutta la milizia del cielo. Fece portare il palo sacro dal Tempio fuori di Gerusalemme, nel torrente Cedron, e là lo bruciò e ne fece gettare la cenere nel sepolcro dei figli del popolo. Demolì le case dei prostituti sacri, che erano nel tempio, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera. Fece venire tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, profanò le alture, dove i sacerdoti offrivano incenso, da Gheba a Bersabea; demolì l’altura dei satiri, che era davanti alla porta di Giosué governatore della città, a sinistra di chi entra per la porta della città[…] Giosia profanò il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Hinnòn, perché nessuno vi facesse passare ancora il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloch. Fece scomparire i cavalli che i re di Giuda avevano consacrati al sole all’ingresso del tempio, nel locale dell’eunuco Netan-Mèlech, che era nei cortili, e diede alle fiamme i carri del sole. Demolì gli altari sulla terrazza del piano di sopra di Acaz, eretti dai re di Giuda, e gli altari eretti da Manàsse nei due cortili del tempio, li frantumò e ne gettò la polvere nel torrente Cedron. Il re profanò le alture che erano di fronte a Gerusalemme, a sud del monte della perdizione, erette da Salomone, re di Israele, in onore di Astarte, obbrobrio di quelli di Sidone, di Càmos, obbrobrio dei Moabiti, e di Milcom, abominio degli Ammoniti. Fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane. Demolì anche l’altare di Betel e l’altura eretta da Geroboamo, figlio di Nebàt, che aveva fatto commettere peccati a Israele; demolì quest’altare e l’altura; di quest’ultima frantumò le pietre, rendendole polvere; bruciò anche il palo sacro. […] Giosia eliminò anche tutti i templi delle alture, costruiti dai re di Israele nelle città della Samaria per provocare a sdegno il Signore. In essi ripeté quanto aveva fatto a Betel. […] Giosia fece poi scomparire anche i negromanti, gli indovini, i terafim, gli idoli e tutti gli abomini, che erano nel paese di Giuda e in Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della legge scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel tempio”.

Tempio - Ricostruzione

L’azione di Giosia è stata caparbia e coraggiosa. Se è vero che essa, nonostante la purificazione prodotta, non bastò ad attenuare l’ira del Signore, “che era divampata contro Giuda a causa di tutte le provocazioni di Manàsse” (2Re 23,26), non riuscendo quindi a scongiurare l’ormai imminente castigo della distruzione del Tempio e della cattività babilonese (587 a.C.), pur tuttavia rimane un gesto di profonda comprensione del valore diabolico dell’idolatria, intesa come compartecipazione di altre divinità immaginarie all’unicità di culto riservata a Dio.

Giosia deve rimanere un esempio anche per noi. Il nostro tempo è sovraccarico di idolatrie ed abomini non meno stomachevoli di quelli di allora. In un certo senso il pericolo contemporaneo è ancora più grave perché, come a quel tempo Dio rimproverò al regno di Giuda di non aver ascoltato la parola dei profeti, scatenando la sua ira attraverso la deportazione in Babilonia, tanto peggio a noi Egli rimprovererà di non avere ascoltato la Parola fatta Carne, il suo Figlio unigenito che si è sacrificato per la nostra salvezza. Per questo anche a noi, stiamo attenti, potrebbe presto o tardi ricadere addosso l’ira divina, se continuiamo con questo atteggiamento di indifferenza alla sua ineffabile Misericordia.

Occorre riflettere, guardando la storia contemporanea con profondità teologica. L’insegnamento della distruzione del tempio di Gerusalemme, avvenuta per mano Caldea, con la terribile deportazione ebrea ad essa congiunta, non può non indurci a meditare circa le tante idolatrie con le quali ogni giorno offendiamo nostro Signore, abusando della sua pazienza e oltraggiando il suo Nome.

Il rinnegamento dell’esistenza del Dio unitrino, il valore universale della sua Legge d’Amore, il senso sacrificale della passione di Cristo, il giudizio e la ricompensa eterni vengono oggi facilmente eclissati dalla nube tossica dell’impersonalismo religioso, dello svuotamento salvifico della Croce di Cristo, dell’introduzione di discipline pseudo-religiose volte a gratificare il corpo e la soddisfazione fisica, a scapito spesso dell’integralità della persona umana.

L’immanenza trionfa sulla vera trascendenza. Si propagano statuette portafortuna, oggetti di superstizione, libri, carte, video e ogni sorta di abominio idolatrico, cartomanzia, pranoterapia, preveggenza, medianità, magia, le quali sono tutte prostituzioni della vera ed integra spiritualità cristiana, capace di riconoscere il Figlio di Dio che si è fatto uomo per la salvezza del genere umano. Oroscopi, predizioni, attività oniriche, lavaggi del cervello e tante altre volgari offese alla Sapienza divina, artefice di tutto il creato, cospargono di nero il chiarore luminoso con cui lo Spirito Santo ogni giorno sostiene il mondo. Con l’aggravante peggiore, il colpo di grazia fatale, che tutto questo viene definito come un bene per l’uomo, anziché la sua rovina eterna.

Molte persone si domandano il perché del male nel mondo, ricercando spesso soluzioni teoriche o avulse dalla concretezza. Filosofie, raziocini, scientismi, magie. Guardiamoci bene attorno, cercando di essere oggettivi. Il male molto spesso entra nelle nostre case e nelle nostre famiglie attraverso determinate immagini, oggetti, istanze esteriori che vengono inesorabilmente a popolare il nostro cuore, divenendo il nostro tesoro e quindi producendo in noi dipendenza. Si tratta di un processo silenzioso ma devastante, capace di farci perdere progressivamente la fede nel Dio Creatore e di farci deviare drammaticamente verso nuovi lidi di soddisfazione e gratificazione immanente.

Il pericolo è grande e la storia lo dimostra ogni giorno. Certi avvenimenti drammatici, apparentemente inspiegabili o superficialmente etichettati come “cose che accadono”, hanno invece un’ermeneutica ben più profonda, nascosta tra le pagine del nostro vivere quotidiano. Nulla avviene per caso, nemmeno le istanze più dolorose e sconcertanti. Tutto nasconde una causalità intrinseca che solo l’interiorità illuminata dallo Spirito di Verità è in grado di comprendere.

Facciamoci allora imitatori del re Giosia. Eliminiamo tutto ciò che distoglie il nostro sguardo dalla Santità infinita di Dio, che ha mandato il suo Unigenito a patire al posto nostro per redimerci e salvarci. Purifichiamo il nostro cuore, la nostra mente, dal fascino illusorio delle intromissioni oggettuali, immaginifiche, seduttrici. Lasciamo che lo Spirito Santo entri nei nostri cuori con il fuoco vivo del suo Amore, e facciamo pulizia di tutto ciò che, senza ormai che ce ne rendiamo conto, fa entrare il male dentro i nostri cuori, dentro le nostre famiglie e dentro le nostre case. Debelliamo il male alla radice, con coraggio di volontà. E tutto sarà migliore.

 

Assunzione - Andrea del Santo

Preghiamo Maria, nostra Madre, perché ci aiuti in questo processo di purificazione spirituale, affinché sia vinto Satana, artefice di tutte le idolatrie religiose, e ci protegga sotto il suo manto materno, nell’attesa del lieto evento della nuova parusia.

Fonte: Francesco Gastone Silletta – La Casa di Miriam Torino

 

 

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