Il matrimonio cristiano

Matrimonio Cristiano

Dal Libro di A. Adam, Corso di Liturgia,

Queriniana, Brescia 200o, pp. 240-243 (titolo originale Grundriss Liturgie, 1985)

Il matrimonio cristiano come istituzione connessa alla creazione e come sacramento

Il matrimonio è innanzitutto e soprattutto una parte della realtà della creazione e come tale viene riconosciuta e stimata dalla Sacra Scrittura dei due Testamenti. Nella comunione liberamente decisa di due persone e nel loro reciproco amore e fedeltà si realizza la volontà del Creatore, come essa appare nel secondo racconto della creazione in Genesi 2,24. In questo essere l’uno per e con l’altra già l’autore della Lettera agli Efesini vede un termine di paragone e un segno dell’essere di Cristo per e con la sua Chiesa. Cristo, il quale “ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola” (5,24 s.), e la Chiesa come suo corpo, che si volge a lui con riverenza, disponibilità e amore, sono nella loro comunione e unità la grande realtà salvifica della nuova Alleanza. Ogni battezzato è in essa e vive di essa. Ciò vale – in misura ancora più grande – anche per la comunione di due sposi cristiani, i quali nell’unità e nella comunione d’amore di Cristo e della Chiesa hanno non solo un modello del loro reciproco rapporto (amore, fedeltà, servizio, sacrificio, perdono), ma anche vivono di questa grazia salvifica. Nella misura in cui essi nel loro patto nuziale rendono visibile il patto salvifico di Cristo con la Chiesa e l’amore che lo penetra, si realizza in questo elemento della creazione il patto salvifico di Cristo con la Chiesa. Il matrimonio cristiano diventa così una piccola Chiesa particolare o una “Chiesa domestica”, come lo chiama una volta il Vaticano II (Lumen Gentium, 1). Così esso rimane da una parte una realtà terrena, e nello stesso tempo è la concretizzazione evidente e sperimentabile della realtà salvifica decisiva della nuova Alleanza.

Il modello “si manifesta nella sua copia”. Il matrimonio è in qualche modo epifania dell’alleanza tra Cristo e la Chiesa. La comunione di Cristo con la Chiesa influenza la comunione tra uomo e donna. Questa comunione è ripiena della vita che è scambiata fra Cristo e la Chiesa, della grazia e della verità che Cristo ha donato alla sua sposa, la Chiesa, della forza d’amore che unisce Cristo e la Chiesa. Anche la teologia protestante si avvicina a questa prospettiva come fa capire il teologo evangelico H. Baltensweiler: “Perciò lo schema ‘originale-copia’, quale usato per lo più da parte protestante per descrivere il vero pensiero di Ef 5, è troppo carente. Si dovrebbe lavorare piuttosto col concetto di ‘rappresentazione o ripresentazione’. Come la comunità in quanto tale rappresenta Cristo su questa terra, così il matrimonio dei cristiani ripresenta l’evento Cristo tra gli uomini. Per questo la parte infedele può essere santificata da quella credente (1Cor 7,14)”.

Da quanto detto risulta che il matrimonio diventa sacramento non perché attraverso un rito esterno viene assegnata a questo patto la grazia di Dio, e così esso viene elevato dall’esterno. “La sacramentalità del matrimonio è più di una benedizione che la Chiesa impartisce ai suoi figli giunti a una svolta decisiva del loro cammino, è più di una celebrazione che accompagna il matrimonio e lo fa risaltare sullo sfondo del quotidiano. Essa è quella per cui il patto nuziale è riempito della signoria di Cristo”.

San Giuseppe

Col costituirsi del matrimonio cristiano come “immagine e partecipazione al patto d’amore di Cristo e della Chiesa” (Gaudium et spes, 58), viene nello stesso tempo impartito un comando e affidata una missione. Il matrimonio cristiano – come il popolo di Dio nel suo insieme – deve diventare, in un senso specifico, segno e quindi annuncio vissuto dell’amore di Cristo per gli uomini. Nell’amore reciproco degli sposi, nel servizio e nel sacrificio l’uno per l’altra, nella loro sopportazione e nel loro perdono, nella loro fedeltà fino alla morte deve rendersi manifesto ciò che Cristo anche al presente è e opera per l’umanità e specialmente per la sua Chiesa. Così ogni matrimonio cristiano può e deve diventare segno e testimonianza di Cristo.

Poiché il matrimonio come realtà della creazione è costituito in prima linea dalla volontà degli sposi, e tale matrimonio si identifica con ciò che chiamiamo sacramento, la volontà degli sposi è anche l’elemento costitutivo del sacramento del matrimonio, il che vuol dire che non è la Chiesa o il sacerdote celebrante a porlo, ma gli sposi stessi, in qualsiasi momento essi pronunciano il loro sì in una forma riconosciuta dalla Chiesa. Secondo l’attuale diritto canonico, questa forma obbligatoria, detta anche forma canonica od obbligo di forma, consiste, a partire dal concilio di Trento (1545-1563), nel fatto che tutti i matrimoni, nei quali almeno una parte è cattolica, devono essere conclusi davanti al competente ministro cattolico e a due testimoni. Con questa prescrizione obbligatoria deve essere portato più fortemente a conoscenza degli sposi che il loro sì è anche una decisione davanti a Dio e al popolo di Dio, e che il loro patto di amore e di vita deve essere segnato dalla fede della Chiesa e insieme deve testimoniarla. Questo obbligo di forma non vincola in pericolo di vita, quando non si può raggiungere il ministro competente, e anche fuori del pericolo di vita, se non si può avere il ministro autorizzato per un lungo tempo (un mese). Inoltre, il papa Paolo VI, nel motu proprio “Matrimonia mixta”, del 31 marzo 1970, ha stabilito che il vescovo competente, in matrimoni tra sposi di confessioni diverse, può dispensare dall’obbligo della forma “se al mantenimento della forma canonica si oppongono notevoli difficoltà”.

Pur riconoscendo il consenso come l’elemento costitutivo, anche la celebrazione liturgica del matrimonio ha un non piccolo significato. I riti nuziali illustrano l’essenza del matrimonio cristiano; essi pongono i due sposi e il loro patto sotto l’impegnativa e orientativa parola di Dio, e rafforzano la loro fede. Gli sposi stessi testimoniano pubblicamente davanti alla Chiesa, di cui sono membri, la loro fede, nella quale solamente l’istanza del matrimonio cristiano può essere riconosciuta e realizzata. La Chiesa stessa nei suoi rappresentanti ufficiali (sacerdote, diacono) riceve il consenso nuziale e ne prende atto, lo accompagna con la sua preghiera e dà a esso la sua benedizione. Con la parola e con il simbolo essa approfondisce la consapevolezza e la disponibilità degli sposi a dare testimonianza con il loro amore e la loro fedeltà al grande patto salvifico di Cristo con la sua Chiesa. Così la celebrazione liturgica del matrimonio non solo vuole essere un’azione marginale che eleva e rallegra l’animo, ma possiede un alto valore funzionale. Non può quindi essere indifferente in quale forma il rito nuziale si compia”.

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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