Medjugorje oltre il razionalismo e i teologumeni

Medjugorje è un luogo santo, di conversione e di preghiera. Se l’osservazione teologica non è un orientamento introverso, agglomerato senza via d’uscita nelle strettoie del razionalismo teorico, allora lo sguardo verso Medjugorje non può che essere contraddistinto dalla profonda meraviglia e dal ringraziamento.

Meraviglia, poiché se onesto, lo sguardo dell’osservatore viene sconvolto, nel proprio razionalismo di partenza, dalla profondità della luce divina, che a Medjugorje oltrepassa qualsiasi razionalismo, preambolo concettuale, imposizione del pensiero umano, manifestandosi nella sua Trascendenza, tanto ineffabile quanto viva, reale, concreta.

Ringraziamento, perché se si riesce ad oltrepassare l’ostinata forza d’urto del proprio ego, tanto più quello talora invulnerabile proprio del Teologo, si può aprire il cuore verso Dio, espressione ultima di ogni sapienza, di ogni ragione e di ogni benevolenza, comprendendo così la fallibilità del proprio posizionamento fra i sapienti mondani.

A Medjugorje, inconfondibilmente, è presente da 36 anni la Madre di Dio, Maria di Nazareth, colei che ancora oggi, umilmente, convoca all’appello i suoi figli dispersi fra le troppe “autonomie” del vivere umano: incredulità, razionalismo, vanità, carnalità, materialismo, superbia, consumo, tutto confluente nel mare magnum della depressione e del vuoto esistenziale.

Troppi, purtroppo, sono ancora oggi i cristiani incapaci di comprendere l’imparagonabile evento delle apparizioni mariane di Medjugorje, bloccati nell’a-priori di un’apertura di significato, barricati dentro le coordinate misere di una teologia mariana ancora ferma all’incipienza, spesso boicottata da teologumeni insignificanti dal punto di vista evangelico e talvolta addirittura vicini all’eresia in quanto al loro senso dogmatico.

Un aut-aut senza sconti confina ancora, in buona parte della nostra cristianità, le apparizioni di Medjugorje fra certe leggende fantasiose dell’umano “senso religioso”, proprio laddove, invece, l’evento salvifico realizzato una volta per sempre da Gesù Cristo, come non mai, viene a risvegliare con forza la nostra pochezza attuativa, la nostra leggerezza morale, la fiacchezza del nostro spirito apostolico e del nostro vigore testimoniale.

Il Cristianesimo contemporaneo, tra le sue varie problematiche, presenta proprio una mancanza di contenuti mariologici strutturali e fondamentali. La Madonna dovrebbe costituire il cuore pulsante di qualunque iniziativa cristiana, l’elemento vetta di ogni investimento spirituale, il senso più profondo di ogni atto e, ancora, il fondamento principale di ogni ricerca teologica, di ogni apertura razionale verso il Mistero di Dio. Tutto ciò a motivo della sua Maternità divina, della sua compartecipazione all’opera Redentrice di Cristo, della sua Mediazione unica presso il Figlio, del proprio essere Sede della Sapienza, Madre, quindi, di ogni fondamento di ragione.

Qui sta la forza immensa dell’annuncio mariano di Medjugorje, qui sta il senso di quella continua invocazione, nei suoi continui messaggi, che Maria fa ad ognuno di noi affinché preghiamo e non giudichiamo i nostri sacerdoti. La carenza vocazionale, infatti, è dovuta alla carestia mariana che interpella tutto l’emisfero sacerdotale, dal momento che proprio lei, la Madre, risulta ancora così drammaticamente sconosciuta, sia teologicamente che storicamente in certi ambiti pastorali, e per questo ancora troppo emarginata.

Medjugorje è in grado, a motivo dell’appello pressante di Maria, di risvegliare la fede cristiana, di promuovere le vocazioni sacerdotali e di indirizzare a un nuovo cammino pastorale tutta quanta la vita della Chiesa. Il problema è la diffidenza, quando non direttamente una chiusura tout court, con cui buona parte del mondo cattolico, ancora oggi, dopo 36 anni, si rivolge all’evento Medjugorje.

Non credere ostinatamente a queste apparizioni, tuttavia, interpella seriamente la credibilità della fede cristiana stessa. Il rischio è quello di cadere nella superbia, rivelandosi di fatto semplicemente e tuttavia mostruosamente ignoranti. Quale altro evento nella storia, infatti, ha manifestato una così radicale adesione all’economia evangelica? Quale altra sorgente di guarigioni spirituali e corporali, nella storia del Cristianesimo, ha prodotto numeri impressionanti e reiterati nel tempo come quelli registrati a Medjugorje? Quale teologo, quale sacerdote, e soprattutto in virtù di quale presunta competenza, può parlare di Medjugorje come di un falso, di un’isteria soggettiva, di una frode?

Conoscere dogmaticamente Maria, così come la Rivelazione la manifesta, non può che indurre  la ragione umana all’identificazione esatta fra quella donna storica, la Madre di Dio, e Colei che da trentasei anni, per mezzo di sei prescelti veggenti (che più volte ha specificato di non aver scelto in quanto “migliori di altre persone”), si rivela all’umanità. L’economia dell’una e dell’altra, infatti, è la medesima economia di Salvezza, fondata sull’umiltà perfetta e sulla perfetta adesione alla volontà divina, finalizzata alla salvezza di ogni uomo.

Medjugorje, però, non durerà per sempre. I dieci segreti sono il corollario dell’ostinata incredulità umana. La pazzia, l’allucinazione, l’alterazione psichica, la mania di protagonismo sono le nuove forme di blasfemia, riferite a questo evento, introdotte da un approccio psichiatrico di superficie, da una cecità critica di alcuni addetti ai lavori, orfani di un riferimento Trascendente, chiusi nell’oblio di una professionalità destinata inesorabilmente alla gravitazione immanentistica.

In realtà, nessuno dei sei veggenti, come abbiamo ampiamente testimoniato nelle nostre documentazioni medico-scientifiche su Medjugorje, pur sottoposto al travaglio psicofisico di molti esami e test operati su di sé, ha manifestato mai alcuna forma di patologia clinica alcuna. Neppure le persecuzioni militari hanno mai fatto deviare la loro perseveranza rispetto alla meta mariana di riferimento. Niente e nessuno, nonostante il peso specifico della sofferenza ricevuta, ha mai fatto minimamente eclissare il sole cocente della loro tensione mariana, del loro grido verso Maria, la Madre.

Quale ragione, allora, può dare ancora legittimità ad un’opposizione frontale rispetto alla verità di queste apparizioni? Chi può dire ancora, perlomeno fra gli intellettuali, che Medjugorje è un falso?

Evidentemente può dirlo solamente colui che, paradossalmente, sa benissimo che a Medjugorje la verità divina si è fatta vedere, sentire e toccare, ossia Satana, e lui soltanto. Proprio Satana, infatti, è colui che contemporaneamente alla pace, alla meraviglia della presenza di Maria, a Medjugorje incalza in ogni metro quadrato, in ogni piccolo spiraglio, in ogni minima latitudine del piccolo paese bosniaco.

La lotta, del resto, è più che mai accesa. Ciò nonostante continuiamo a combattere per l’imminente vittoria di Maria, per il compimento dell’economia di Medjugorje, per la salvezza di tutte le anime possibili e per la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo Gesù, il Figlio Unigenito del Padre.

Fonte: Francesco Gastone Silletta – Centro Studi Medjugorje “Perla” – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 340-5892741

 

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