Salmo 24 – Testo e parenesi

S. Giovanni Rotondo - Via Crucis

 

Salmo 24 (numerazione greca)

 

A te, Signore, elevo l’anima mia,

Dio mio, in te confido: non sia confuso!

Non trionfino su di me i miei nemici!

Chiunque spera in te non resti deluso,

sia confuso chi tradisce per un nulla.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua verità e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza,

in te ho sempre sperato.

Ricordati, Signore, del tuo amore,

della tua fedeltà che è da sempre.

Non ricordare i peccati della mia giovinezza:

ricordati di me nella tua misericordia,

per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,

la via giusta addita ai peccatori;

guida gli umili secondo giustizia,

insegna ai poveri le sue vie.

Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia

Per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

Per il tuo nome, Signore,

perdona il mio peccato, anche se grande.

Chi è l’uomo che teme Dio?

Gli indica il cammino da seguire.

Egli vivrà nella ricchezza,

la sua discendenza possederà la terra.

Il Signore si rivela a chi lo teme,

gli fa conoscere la sua alleanza.

Tengo i miei occhi rivolti al Signore,

perché libera dal laccio il mio piede.

Volgiti a me e abbi misericordia,

perché sono solo ed infelice.

Allevia le angosce del mio cuore,

liberami dagli affanni.

Vedi la mia miseria e la mia pena

e perdona tutti i miei peccati.

Guarda i miei nemici: sono molti

e mi detestano con odio violento.

Proteggimi, dammi salvezza;

al tuo riparo io non sia deluso.

Mi proteggano integrità e rettitudine,

perché in te ho sperato.

O Dio, libera Israele

da tutte le sue angosce.

 

  – Parenesi –

Gridiamo al Signore, con questo Salmo, la nostra supplica! Abbandoniamo in lui la nostra speranza. Il Salmista lamenta a se stesso l’esistenza della colpa, presentandola a Dio, in tutta la sua interezza, quale trama espiatoria. Il nemico si fa avanti, nella moltitudine delle sue parvenze, reclamando il prezzo dell’accondiscendenza alle sue proposte. La giovinezza è lo spazio storico della propria esistenza in cui maggiormente è abbondata la debolezza e la sconfitta, ma il tempo dell’attualità esistenziale può ricucire lo strappo giovanile mediante il protendersi vivo e fiduciale alla misericordia di Dio.

Come in uno schema triangolare, tipico dei Salmi di supplica, anche qui l’implorazione salmica presenta tre interlocutori: Io, Dio e il nemico.

Il riconoscimento dei propri peccati è lo scudo invincibile contro la furia accusatoria del nemico, reso sterile proprio dall’espulsione, mediante la confessione a Dio, di ogni singola empietà compiuta in passato ed ora purificata.

La risposta divina viene espressa dalla sua stessa rivelazione, la quale assume il carattere salvifico della redenzione dal male confessato.

Il frutto finale è la liberazione, poiché l’angoscia derivante dall’opprimente presenza del nemico viene ora sciolta nel dolce bagno purificatore della grazia. La fede, che sostiene questa supplica, è accompagnata dalla speranza, radicata nell’amore divino, e dalla carità operativa di chi ascolta e vive la sua alleanza e ne osserva i comandamenti.

Il dono della coscienza del proprio peccato, permette l’istantanea rimozione di ogni infrazione rispetto all’adempimento della Parola, senza che l’accusatore possa rivendicare alcunché come appartenente a se stesso della creatura penitente.

Inevitabilmente ciò produce un maggiore odio da parte del nemico, divenuto in questa ferocia antiteologale una moltitudine legionaria, ma il Signore non si addormenta, bensì veglia sulla sua Chiesa, l’Israele della Nuova Economia, liberandolo da tutte le sue angosce.

– La Casa di Miriam –