“La fede nel quarto Vangelo” – di D. Mollat

“Il primo carattere distintivo della fede giovannea è quello di essere un atto di conoscenza. Questo non significa che fede e conoscenza siano assolutamente sinonimi in san Giovanni; ma significa che la fede è giudizio di verità, affermazione dello spirito. Lo slancio di confidenza soprannaturale che anima la fede e la porta verso Gesù come verso il Salvatore è uno slancio illuminato e conscio: “Noi non crediamo più sulla tua parola, dicono i Samaritani alla donna, perché noi stessi l’abbiamo udito e sappiamo che egli è veramente il Salvatore del mondo” (4,42). La fede è l’adesione dell’anima alla verità divina che si rivela” […]

L’oggetto della fede (tuttavia) non si presenta soltanto come una nuova proposizione, che verrebbe ad aggiungersi alle nostre conoscenze, ma come una realtà piena di mistero, che avvolge tutto il nostro essere, come uno sbocciare della vita nell’infinito, e come una chiamata ad una comunione con Dio nella luce e nell’amore. Così la verità che si manifesta in Gesù Cristo rimane la verità che salva, e la fede giovannea, fede illuminata, fede dogmatica, fede dell’intelligenza, rimane ciò che è veramente: quello slancio soprannaturale che trasporta tutta l’anima verso la rivelazione della sua salvezza in Gesù Cristo; solo che questo slancio si rivela in modo sempre più chiaro come la risposta a un movimento in senso inverso, che lo ha prevenuto, movimento che parte dalla vita intima di Dio per raggiungere l’uomo in Gesù e trascinarlo nell’unità del Padre e del Figlio. La fede è un incontro di cui Dio ha preso l’iniziativa. Nel suo nucleo più essenziale, la fede è un incontro d’amore”

(Mollat D., “La fede nel QV”, in AA.VV., Catechesi con San Giovanni, ABI – Studi Biblici Pastorali, Paideia, Brescia 1965, pp. 38.40)