Sulla contraddizione fra superbia e compiacenza di sé nel demonio

 
Dinanzi alla purezza di Maria ogni satanica impurità (perché l’impurità non è una creazione dell’uomo, per quanto questi vi possa acconsentire, ma ha sempre un’origine satanica) è costretta a tremare, a vivere un’esperienza terribile di vergogna e al contempo di rabbia. Vergogna, perché Maria mostra a Satana cosa significhi la bellezza di Dio, che ella riflette pienamente a livello creaturale e rispetto alla
quale Satana non avrà mai alcuna partecipazione; rabbia, appunto come conseguenza di questa vergogna. Questo ci fa comprendere come sia inesatto supporre che ancora, dopo la sua sconfitta operata dal Cristo, Satana possa essere fiero di se stesso e ritenersi simile a Dio: la sua superbia, infatti, che pure permane in lui, riguarda l’attualità di non voler accettare quanto in oggetto, sebbene abbia palesemente sotto i propri occhi la metamorfosi di se stesso, in termini negativi, prodotta dalla sua primitiva disobbedienza a Dio. Dunque egli sa benissimo di quanto egli stesso sia disgustoso e di come permarrà per sempre in tale condizione, tanto più se alla sua coscienza – per mezzo della nostra invocazione – viene posta Colei che, senza macchia, di generazione in generazione chiameranno beata, Maria nostra Madre.
Ora, coloro che nel mondo, tra le persone, vediamo non soltanto prive di vergogna per la loro bassezza morale, ma addirittura compiacenti di se stesse, non devono essere confuse, da un punto di vista della loro coscienza di sé, con il loro ispiratore, Satana, già condannato da Dio e per questo miseramente ricoperto di vergogna di sé e pienamente cosciente di questo. Quelle persone, infatti, davvero “non sanno quello che fanno”, mentre Satana conosce benissimo ogni proprio atto, nella profondità del suo significato teologico, come pure il proprio destino ultimo. Per quelle persone, invece, esiste – nonostante il giogo satanico – ancora la luce della conversione, realtà inesistente per Satana, in qualsiasi tempo o spazio creato.
A noi è dato di poter contribuire, nella preghiera e nel sacrificio, alla conversione di molte anime e alla purificazione di quante, tra di esse, stanno già purificandosi nel fuoco della misericordia di Cristo, in purgatorio. La Santa Messa è l’occasione più propizia, ma non esclusiva, per ricordarci tanto dei vivi quanto dei defunti.
Un “rendimento di grazie” tornerà in qualche modo a nostro favore, da parte di tutti coloro che avremo beneficiato della compassione del divino Giudice nei loro riguardi con la nostra offerta del suo stesso corpo e sangue.
Amen
 
Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam
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