Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta

Madre-Teresa-di-Calcutta1

Dal discorso di Madre Teresa di Calcutta in occasione della consegna del Premio Nobel per la Pace

– Oslo, 11 dicembre 1979

(Dal libro di Le Joly Edward, Madre Teresa e le Missionarie della Carità, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1987, pp. 204-207).

 

“Qualche tempo fa a Calcutta avevamo grandi difficoltà a reperire dello zucchero e non so come i bambini lo vennero a sapere, e un piccolo bambino hindu di quattro anni andò a casa e disse ai genitori: “Non mangerò zucchero per tre giorni e darò il mio zucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Tre giorni dopo i genitori lo portarono alla nostra casa. Non l’avevo mai visto prima, e quel piccolino poteva a malapena pronunciare il mio nome, ma sapeva esattamente cosa era venuto a fare. Sapeva di voler condividere il suo amore.

E ora sono qui a parlare con voi: voglio che troviate i poveri qui, a cominciare dalle vostre case. E che cominciate ad amare. Siate la buona novella per la vostra gente, e scoprite i vostri vicini: sapete chi sono? Ho avuto un’esperienza straordinaria con una famiglia hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Teresa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo, faccia qualcosa”. Allora presi del riso e andai lì immediatamente. E vidi i bambini, gli occhi lucidi dalla fame. Non so se avete mai visto la fame, ma io l’ho vista molto spesso. La madre prese il riso, lo divise e uscì. Quando tornò le chiesi: “Dove sei andata, cosa hai fatto?”. E lei mi diede una risposta molto semplice: “Ci sono altri che hanno fame”. Mi colpì moltissimo il fatto che lei sapesse chi erano i suoi vicini, una famiglia musulmana, e che lei sapesse che avevano fame. Vedete dunque dove inizia l’amore: tra le pareti di casa.

C’è molta sofferenza oggi nel mondo, non solo nei Paesi poveri; ho scoperto che la povertà dell’Occidente è molto più difficile da rimuovere. Quando raccolgo una persona per la strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho fatta contenta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è esclusa, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, una persona che è stata espulsa dalla società, questa è una povertà così vulnerabile e che io trovo molto difficile. Le nostre consorelle lavorano in mezzo a questo tipo di persone in Occidente. Quindi dovete pregare per noi affinché siamo in grado di essere questa buona novella, ma non possiamo farlo senza di voi, voi dovete fare questo qui, nel vostro Paese. Dovete riuscire a conoscere i poveri, forse la gente qui possiede i beni materiali, possiede tutto, ma io penso che se noi guardiamo dentro alle nostre case, scopriamo quanto sia difficile sorridersi a vicenda, e il sorriso è l’inizio dell’amore.

Cerchiamo quindi di incontrarci con un sorriso, perchè il sorriso è l’inizio dell’amore, e quando iniziamo ad amarci l’un l’altro naturalmente, desideriamo fare qualcosa. Quindi pregate per le nostre sorelle e per me e per i nostri fratelli, e per i nostri collaboratori in tutto il mondo, affinché possiamo rimanere fedeli al dono di Dio, affinché lo amiamo e lo serviamo nei poveri assieme a voi. Ciò che abbiamo fatto non saremmo stati in grado di farlo se voi non aveste condiviso questo dono con le vostre preghiere e le vostre offerte. Ma io non voglio che voi diate dalla vostra abbondanza, voglio che doniate dal bisogno”.

Dalle Meditazioni di Madre Teresa

[…] “I poveri sono persone meravigliose. Una sera uscimmo e raccogliemmo quattro persone in strada. Una di esse era in condizioni terribili. Dissi alle Sorelle: “Voi prendetevi cura delle altre tre, mi occuperò io di questa, che mi sembra nella situazione peggiore”. Così feci per lei tutto quello di cui il mio amore fu capace. La misi a letto e sul suo viso c’era un sorriso così bello! Mi teneva stretta la mano e mi disse una parola solamente: “Grazie”. E morì.

[…] Vogliamo tanto pregare in modo corretto e poi non ci riusciamo. Allora ci sentiamo scoraggiati e smettiamo di pregare. Dio ammette i fallimenti ma non vuole lo scoraggiamento. Vuole che noi assomigliamo più ai bambini, che siamo più umili, più riconoscenti nella preghiera; non cerchiamo di pregare da soli, poiché tutti apparteniamo al Corpo mistico di Cristo, che è sempre orante. Sempre deve esservi preghiera, ma non dev’essere del tipo “io prego” da solo, ma dev’essere Gesù in me, è Gesù con me a pregare; quindi è il Corpo di Cristo che prega.

[…] Sono convinto dell’amore di Cristo per me? E del mio per Lui? Questa convinzione è come la luce del sole che fa scorrere la linfa della vita e fiorire le gemme della santità. Questa convinzione è la roccia sulla quale è costruita la santità. Che dobbiamo fare per far nostra tale convinzione? Dobbiamo conoscere Gesù, amare Gesù, servire Gesù. Lo possiamo conoscere attraverso la preghiera, la meditazione e gli esercizi spirituali. Lo possiamo amare attraverso la santa Messa e i sacramenti e attraverso l’intima unione dell’amore.

[…] Mentre ci prepariamo alla venuta dello Spirito Santo, prego per voi perché lo Spirito Santo possa riempirvi con la sua purezza, cosicché possiate vedere il volto di Dio in ciascuno di voi vicendevolmente e nei volti dei poveri che servite. Chiedo che lo Spirito Santo vi liberi da tutte le impurità – del corpo, dell’anima, della mente, della volontà e del cuore, cosicché ciascuno di voi diventi il tabernacolo vivente dell’Altissimo e diventi anche portatore dell’amore di Dio e della sua misericordia. Chiedete allo Spirito Santo che faccia di voi dei peccatori senza peccato.

 – PENSIERI –

 “Devo pregare, devo pensarci: non so se è una cosa buona portare i malati di AIDS in un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte!”

“Manifestare la pace. Qualcuno mi ha chiesto perchè non partecipo a manifestazioni contro la guerra. Ho risposto che non lo farò mai. Ma sono pronta a partecipare a qualunque manifestazione per la pace!”

“Ho scoperto il paradosso che se ami fino a soffrire, non ci sarà più la sofferenza, ma solo l’amore”

“Se giudicate la gente, non avrete il tempo di amarla”

 

– La Casa di Miriam Torino