Dalle “Memorie” di don Bosco

 

Dalle “Memorie”, di San Giovanni Bosco

(trascrizione in lingua corrente di Teresio Bosco –  Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1985, pp. 208-210)

 

            Le Letture Cattoliche furono accolte con consensi vastissimi. Il numero dei lettori fu straordinario. Ma questo suscitò l’ira dei protestanti. Provarono a combatterle con i loro giornali, con le loro Letture Evangeliche, ma non trovarono lettori. Allora passarono ad ogni sorta di attacco contro il povero don Bosco. Scendevano a turno a Valdocco, a disputare con me, persuasi che nessuno potesse resistere ai loro argomenti. I preti cattolici, secondo loro, erano tutti gonzi, e con due parole si potevano mettere nel sacco.

            Venivano a volte da soli, a volte in due, altre volte a gruppi. Io li ascoltavo sempre, e siccome non sapevano rispondere alle mie domande imbarazzanti, raccomandavo che si facessero rispondere dai loro ministri, e poi mi riferissero le risposte.

            Vennero Amedeo Bert, Meille, l’evangelico Pugno, poi tanti altri. Cercavano di persuadermi a non parlare, a interrompere la stampa dei nostri libretti. Ma non ottennero nulla. Questo accese la loro ira. Credo opportuno riferire alcuni fatti.

            Una domenica sera del mese di maggio mi furono annunciati due signori che venivano per parlarmi. Entrarono e si complimentarono a lungo con me. Poi uno cominciò a dire:

          Lei, signor Teologo, ha dalla natura un grande dono: quello di farsi capire e leggere dal popolo. Perciò dovrebbe sfruttare questo dono prezioso in cose utili per l’umanità, mettendosi al servizio della scienza, delle arti, del commercio”.

          Il mio tempo è tutto assorbito dalle Letture Cattoliche, a cui voglio dedicare ogni mia forza.

          Sarebbe molto meglio che scrivesse qualche buon libro per la gioventù: un volume di storia antica, un trattato di geografia, o di fisica, o di geometria.

          E perché, secondo voi, non dovrei dedicarmi alle Letture Cattoliche?

          Perché sono argomenti fritti e rifritti.

          Questi argomenti sono già stati trattati in opere di cultura, è vero. Ma nessuno li ha affrontati in maniera popolare. Ed è proprio questo lo scopo delle Letture Cattoliche.

          Questo lavoro, però, non le porta nessun vantaggio materiale. Se si mette invece a scrivere i libri che le abbiamo suggerito, avrà un notevole guadagno da impiegare nel meraviglioso istituto che la Provvidenza le ha affidato. Possiamo addirittura anticiparle una buona somma (mi porsero quattro biglietti da mille lire). E le assicuriamo che non sarà la nostra ultima offerta: le porteremo somme maggiori.

          Perché volete darmi tanto denaro?

          Per incoraggiarla a scrivere le opere che abbiamo suggerito, e per collaborare al suo splendido Oratorio.

          Scusatemi, signori, se non accetto il vostro denaro. Io non scriverò nessun altro libro. Continuerò a lavorare alle Letture Cattoliche.

          Ma è un lavoro inutile.

          Se è un lavoro inutile, perché preoccuparsi tanto? Perché spendere denaro per farmi smettere?

          Pensi bene a quello che fa. Rifiutando lei danneggia la sua opera, si espone a conseguenze e a pericoli …

          Signori, capisco molto bene quel che volete dirmi. Ma vi dico chiaro e tondo che quando sto dalla parte della verità non ho paura di nessuno. Facendomi prete, mi sono consacrato al bene della Chiesa e della povera gente. E intendo continuare a lavorare per questo, anche scrivendo e stampando le Letture Cattoliche.

          Lei fa male  –  dissero con voce minacciosa alzandosi in piedi –  Lei fa male, lei ci insulta. Se esce di casa, è sicuro di rientrare?

          Voi non conoscete i preti cattolici, signori. Finché vivono, lavorano per compiere il loro dovere. Se per far questo dovessero morire, per loro sarebbe la più grande fortuna, la massima gloria.

          In quel momento li vidi così irritati che temevo mi picchiassero. Mi alzai, misi una sedia tra me e loro, e aggiunsi:

          Se volessi usare la forza, non avrei nessuna paura di voi. Ma la forza dei preti è la pazienza e il perdono. Andatevene.

Aprii la porta della camera:

          Buzzetti, dissi, conduci questi signori fino al cancello. Non conoscono bene la strada.

Rimasero confusi. Borbottarono:

          Ci rivedremo in un momento più opportuno

Se ne uscirono con la faccia e gli occhi rossi di sdegno. […]

 

La Casa di Miriam