Sul rapporto Dio-profeta in Amos

C’è un versetto del profeta Amos particolarmente eloquente – un versetto che peraltro prontamente alcuni esegeti affermano non essere del medesimo autore – ossia il versetto 3,7: “Il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai suoi servitori, i profeti”.
Queste parole rivelano la natura propria del profeta, la sua intimità con Dio. Il profeta eletto da Dio è infatti portatore del suo messaggio per gli uomini, né estrinseca la volontà. In modo particolare, tuttavia, questo versetto si riferisce all’agire divino sul creato, il quale viene appunto descritto in quanto pre-annunciato dai suoi profeti, definiti “suoi servitori”. All’inizio dello stesso capitolo 3, un altro versetto precisa quanto qui si intende: “Camminano forse due uomini insieme senza essersi messi d’accordo?” (Am 3,1). Ecco. Fra Dio e il suo profeta sussiste una sorta di alleanza, in forza della quale il progetto divino viene trasmesso al profeta affinché questi lo testimoni agli uomini a suo nome. Nulla occorre, né accade, senza che Dio in qualche modo – attraverso la parola profetica – non abbia posto nel cuore umano una possibilità di preavviso rispetto ad esso.
Amen