Liberazione e linguaggio – di Francesco G. Silletta

Liberazione e linguaggio – di Francesco G. Silletta 

MJ

Dal libro “Liberaci dal male. Preghiere di liberazione” –

Edizioni La Casa di Miriam – € 12,00

“Il linguaggio ha una propria distinta disposizione ed un preciso ruolo in ordine al testo di una preghiera di liberazione: il ritmo, l’incedere, il genere letterario, il presupposto biblico, l’evocazione storico-salvifica, la struttura dei versi, il mondo teologico ivi sotteso sono dettagli per nulla irrilevanti in una data preghiera di liberazione.
“Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici e dalle acque profonde” (Sal 68,15).
Questo versetto del salmo 68 rappresenta un esempio di quanto l’istituzione di un linguaggio metaforico, qui espresso con le immagini del fango e delle acque profonde, possa manifestare con maggiore eloquenza l’attualità di una sofferenza stringente, in riferimento a cui il Tu divino, nel contesto di questo salmo, è l’interlocutore principale, la fonte liberatrice decisiva.
Da un punto di vista narratologico, ciò nonostante, il testo di una preghiera di liberazione presenta sovente, in maniera esplicita, anche la figura antitetica di un determinato nemico, andando così a inquadrare quel “male” dal quale si domanda di essere liberati in una più esplicita specificazione di sostanza; nel caso del salmo sopraccitato, per esempio, questa figura è raffigurata in veste generica, come forza oppositiva intensa, ma spersonalizzata rispetto ad una specifica identità storica, come si riscontra meglio più avanti: “Davanti a te sono tutti i miei nemici” (Sal 68,20) […]”

Edizioni La Casa di Miriam Torino – Tel. 340-5892741
www.lacasadimiriam.altervista.org