Santa Laura di Cordova, martire

Santa Laura di Cordova, martire

Cordoba 2

Oggi la memoria ci rimanda ad una santa particolare, non perché fra i santi esista un ordine privilegiato di particolarità, bensì piuttosto perché, pur assai famosa nel proprio contesto geografico-residenziale (Cordova – Spagna), ed europeo in genere, lo è molto di meno in seno alla nostra coscienza religiosa italiana, quantomeno rispetto ad altri santi assai più noti.
Una donna nata da una famiglia benestante, nel nono secolo dopo Cristo, ricevette il nome di “Laura”, sinonimo di sapienza e gloria (“alloro”). Intrapresa una esistenza matrimoniale inizialmente felice, fu successivamente travagliata da un’ombra di lutti, in quanto vide morire prima il marito e poi le figlie. Ripensando allora la propria vita, percorse la strada religiosa, presso il Monastero di Cuteclara, dove nell’856 divenne badessa. Il suo incontro con Dio doveva però fiorire di una gloriosa testimonianza, proprio secondo l’accezione del suo nome, Laura: il martirio per la propria fede. In un contesto socio-politico, infatti, durante il quale la Spagna era sotto il dominio dei Mori, le fu imposto di rinnegare la propria fede cristiana, sotto minaccia di tortura. Con un coraggio intrinseco all’azione dello Spirito Santo ed una singolare caparbietà testimoniale, Laura seppe procedere sino in fondo nella propria aspirazione alla sequela di Gesù, rinunciando all’abiura e continuando a professare il solo Signore della storia, Gesù Cristo. Per questo suo rifiuto fu condannata a morte, e ad una morte terribile, da un giudice musulmano. Il 19 ottobre dell’864 venne martirizzata in una caldaia di pece bollente, presso Cordova, la sua città natale.
La professione della vera fede cristiana non teme la veemenza delle minacce e delle promesse di morte, e Laura è una testimone privilegiata di come non sia da temere chi può uccidere soltanto il corpo, ma non l’anima (Mt 10,28).
F.G. Silletta

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