“Tu rispondevi ad ogni mio peccato con una moltiplicata dose d’amore” – di Francesco G. Silletta ***

“Tu rispondevi ad ogni mio peccato con una moltiplicata dose d’amore” – di Francesco G. Silletta ***

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“[…] Questo mi consola, Gesù, sapere che tu sapevi, anzitempo, tutto di me, il prima, il dopo, il bene, il male, la fede, il dubbio, la santità, il peccato, l’epilogo ultimo: e tutto sapevi in un modo perfetto, onniveggente, trasparente, senza alcun condizionamento estrinseco che potesse in qualche modo invalidare la tua visione e il tuo giudizio su di me. Tutto sapevi, di me: ma la cosa ancor più “sconvolgente” – e questa è la mia grande consolazione dinanzi alla coscienza della mia attuale miseria – è che tutto questo tu lo sapevi – nel senso della tua indefettibile Sapienza – immediatamente, tutto insieme, non per tappe, non a seconda dei momenti in cui i fatti della mia vita si verificavano, come se essi aggiungessero di volta in volta conoscenza alla tua conoscenza di me, cogliendoti in qualche modo di sorpresa. Se ferisco un amico, un parente o chiunque altro, con la mia condotta, egli rimane colto di sorpresa, dicendomi: “Da te non me lo sarei aspettato”. Ma quando la ferità da me inferta è intesa nei tuoi stessi riguardi, tu non dici mai questo, poiché sì, tu te l’aspettavi, tu già sapevi, tu prevedevi ogni mia caduta, offesa, mancanza di bontà. E dunque dove sta la mia consolazione? In questo: sapere che nonostante l’infinito buio della mia vita, che tu sin da prima che io nascessi conoscevi di me e preventivavi nella mia esistenza, ugualmente mi hai voluto creare, e ancor prima hai voluto pensare di crearmi, e ancor prima (e dico “prima” secondo il tempo mio, non il tuo che è eterno), hai voluto stabilire di salvarmi, incarnandoti, patendo, morendo per me. E in tutte queste operazioni, che nella mente divina sono un unico atto, tu hai continuato infinitamente ad amarmi, e tutta la mia abissale mancanza d’amore e di santità non ti ha impedito di continuare senza fine ad amarmi, a sollecitarmi alla conversione a te, all’abbandono di tutto ciò che è male, peccato, allontanamento da te. O Gesù, che consolazione: sapere che tutto ciò che mi tormenta del mio passato, era vivente nell’eterno presente del tuo pensiero, e quanto più buio io aggiungessi alle tenebre della mia vita, sommando peccato a peccato, tu già l’avessi redento, nella tua infinita bontà, ancor prima di darmi la luce della vita.

Tu sei infinitamente buono, Gesù, sino alla follia secondo un umano giudizio. Poiché chi degli uomini, se sa che qualcuno gli darà problemi, dolori, offese, percosse, e tante altre amarezze, vorrà mai dare la sua vita per lui? Chi amerà mai con tutto se stesso un soggetto di tal genere? E chi, sapendo prima che un figlio lo ucciderà, gli darà comunque la vita e tutto l’amore possibile? Anche se qualcuno esistesse fatto in questo modo, costui non sarebbe che una santa immagine di te, un tuo perfetto imitatore, poiché in te è la sola, l’unica, perfetta ed eterna consolazione dell’amore, la certezza di essere amati senza fine da qualcuno, nonostante tutta la miseria del proprio cuore. O Gesù! Grazie! A me paiono secoli – anche se secoli logicamente non sono – quelli in cui sono stato lontano da te con i miei peccati. E tu inceve, prima ancora che i secoli esistessero nella storia, e prima ancora che esistesse la storia stessa, già mi amavi senza alcuna misura, e tutto ciò che vedevi anticipatamente come buio nella luce della mia esistenza, senza un umanamente spiegabile parametro di giudizio, tu lo perdonavi, e rispondevi ad ogni peccato con una moltiplicata dose d’amore e di perdono per me, sapendo che prima o poi anche il più spiritualmente zoppo dei tuoi discepoli, sarebbe divenuto un corridore nella fede in te, e questo unicamente per la tua grazia che, misteriosissima e incomprensibile, è la mia quotidiana consolazione. […]”

Amen

*** Prossimamente – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam

Info tel. 3405892741

 

 

 

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