“Beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11,6)

“Beato colui che non si scandalizza di me?” (Mt 11,6)
 
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Di chi parlava Gesù in questa sua esternazione? Qualcuno potrebbe rispondere: di nessuno in particolare, era un riferimento generale. Ciò però equivale, come spesso accade nell’ermeneutica biblica, ad un accorporamento simbolico, ad una tensione verso l’universale a danno dello specifico, del singolare. Il contesto in cui Gesù proferisce queste parole è del resto assolutamente concreto, storico, referenziale: ha di fronte i discepoli del Battista il quale, avvinto da un dubbio che ne molesta la consapevolezza interiore, invia per l’appunto i suoi a domandare a Gesù se davvero è lui colui che deve venire, oppure se l’attesa messianica è destinata a protrarsi ulteriormente. In questo contesto, che potremmo definire “drammatico” della narrazione matteana (Mt 11,1-15), Gesù risponde ai suoi interlocutori e, a conclusione del proprio ragionamento, elogia appunto la beatitudine derivante dal non scandalizzarsi di lui. Parrebbe proprio una sottolineatura storica, prima ancora che simbolica. Ecco, Gesù individua, sottintende, riferisce il suo monito ad un modello ben preciso: sua madre.

Si può obiettare che la madre non è narrativamente presente per nulla nel contesto di questo brano: la questione è posta dialetticamente fra il Battista (e i suoi discepoli) e Gesù (con i suoi). La presenza della madre tuttavia è spesso intrinseca, allusa, “riferita”, appunto, nella predicazione di Gesù. Il suo riferimento è palese in molte circostanze, persino in determinate gestualità o atti del Maestro: non dobbiamo stupirci se il suo vocabolario sia intessuto spesso di questa referenza materna, pur allusiva, pur ironica (secondo l’accezione letterale del termine).
Chi, del resto, fra coloro che hanno popolato l’economia storica di Cristo, può dire davvero di non essersi scandalizzato (mai) di lui? Neppure il Battista, come ci rivela questo brano di Matteo. Né alcuno dei discepoli della prima ora, né nessun altro dei più intimi conoscenti del Maestro. Neppure il castissimo Giuseppe, sino in fondo.
Chi dunque? A chi possiamo riferire in termini referenziali le parole di Gesù?
Alla madre. A lei sola in senso storico. E per mezzo suo, teologicamente, a tutti i figli che oltrepassano le proprie resistenze personali per abbracciare sino in fondo l’insegnamento del Maestro.
 
 
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