S. Agostino e la ricerca sulla Trinità

S. Agostino e la ricerca sulla Trinità

St.-Augustine

(Dal libro di S. Agostino, “La Trinità”, Libro IX, 1.1.,
tr. it. a cura di G. Beschin, Città Nuova, Roma 2006., pp. 279-281)

“La nostra ricerca concerne, certo, non una trinità qualsiasi, ma la Trinità che è Dio, il vero, supremo ed unico Dio. Pazienta dunque, tu che mi ascolti, chiunque tu sia, perché stiamo ancora cercando e nessuno ha il diritto di biasimare chi si dedica alla ricerca di tali cose, sempre che ricerchi, basandosi su una fede incrollabile, ciò che è così difficile da conoscere ed esprimere. Chiunque invece vede meglio o insegna meglio ha ragione di riprendere immediatamente le affermazioni di chi non cerca. “Cercate il Signore”, è detto, “e vivrà la vostra anima” (Sal 68,33). E per evitare che qualcuno si rallegri alla leggera di avere in qualche modo appreso la verità, è detto: “Cercate sempre la sua faccia” (Sal 104,4). E l’Apostolo dice: “Se qualcuno crede di sapere qualcosa, non sa ancora in che modo bisogna sapere. Chiunque ama Dio, questi è conosciuto da lui” (cfr. 1Cor 16,11). Non dice: “Conosce Dio”, che è pericolosa presunzione, ma invece: “È conosciuto da lui”. Così, avendo detto in un altro passo: “Ora che conoscete Dio”, si corregge subito e dice: “Anzi, che siete stati conosciuti da Dio” (1Cor 8,2-3). Ma ecco il passo più significativo: “Fratelli, non credo di averla ancora raggiunta, ma una sola cosa faccio: dimentico quello che è indietro e, proteso, con una tensione di tutto me stesso, verso ciò che è davanti, corro verso la meta, per il premio di quella suprema chiamata di Dio in Gesù Cristo. Quanti dunque siamo perfetti, cerchiamo di avere questi sentimenti” (Gal 4,9). La perfezione in questa vita, secondo l’Apostolo, non è altra cosa che dimenticare ciò che è indietro e protendersi, per una tensione di tutto se stesso, verso ciò che sta davanti. Questa tensione nella ricerca è la via più sicura fino a quando non si abbia attinto ciò verso cui tendiamo e che ci estende al di là di noi stessi. Ma è retta solo la tensione, che procede dalla fede. È la certezza della fede che, in qualche maniera, è inizio della conoscenza, ma la certezza della conoscenza non sarà compiuta che dopo questa vita, quando vedremo “a faccia a faccia” (1Cor 13,12).
Abbiamo dunque questa intima convinzione e conosceremo che è più sicuro il sentimento che ci spinge a cercare la verità di quello che ci fa presumere di conoscere ciò che non conosciamo. Cerchiamo dunque con l’animo di chi sta per trovare e troviamo con l’animo di chi sta per cercare. Infatti: “Quando l’uomo penserà di avere finito, allora incomincerà” (Sir 18,6). Circa le verità da credere, nessun dubbio proveniente dalla mancanza di fede, circa le verità da comprendere, nessuna affermazione temeraria; in quelle dobbiamo attenerci all’autorità, in queste si ha da indagare la verità.
Per quanto concerne dunque la nostra questione, crediamo che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio, Creatore e Reggitore di tutta la creazione; che il Padre non è il Figlio, che lo Spirito Santo non è il Padre, né il Figlio, ma che sono una Trinità di persone in mutue relazioni in un’unica ed uguale essenza. Cerchiamo di comprendere questo, implorando aiuto da Colui stesso che vogliamo comprendere, e cerchiamo di spiegare, per quanto ci è concesso, ciò che comprendiamo, con così grande diligenza e pia sollecitudine che, supponendo anche che noi affermiamo una cosa per un’altra, in ogni caso non diciamo nulla che non sia degno di Dio. Che se, per esempio, diciamo del Padre qualcosa che non gli conviene in proprio, convenga almeno al Figlio, o allo Spirito Santo, o alla Trinità. Se diciamo del Figlio qualcosa che non gli conviene in proprio, almeno convenga al Padre, o allo Spirito Santo o alla Trinità. Così se attribuiamo qualcosa allo Spirito Santo che non indichi una proprietà dello Spirito Santo, non sia almeno estranea al Padre, o al Figlio, o al Dio unico, la Trinità stessa. Per esempio, desideriamo ora vedere se lo Spirito Santo è in senso proprio quella incomparabile carità; se non lo è, lo è il Padre, o il Figlio, o la stessa Trinità; perché non possiamo contraddire all’assoluta certezza della fede, né all’autorità inconcussa della Scrittura che afferma: “Dio è carità” (1Gv 4,8). Tuttavia non dobbiamo mai lasciarci traviare dal sacrilego errore che ci faccia affermare della Trinità qualcosa che non convenga al Creatore, ma invece alla creatura (cfr. Rm 1,25), o che sia frutto di vane finzioni dell’immaginazione”.

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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