Suor Josefa Menendez

Suor Josefa Menendez

Suor Josefa Menendez

Dalle rivelazioni di Gesù:

“Se il mondo e l’umana società sono pieni di odio e di continue lotte, popoli contro popoli, nazioni contro nazioni, individui contro individui, è perché il fondamento della fede è quasi del tutto scom­parso. Rinasca la fede e tornerà la pace e regnerà la carità.

La fede non nuoce alla civiltà, né si oppone al progresso. Al contrario, più è radicata negli indi­vidui e nei popoli, più crescono in loro la saggezza e la scienza, poiché Dio è Sapienza e Scienza infi­nita. Ma dove non c’è più la fede, la pace scompare, e con essa la civiltà, la cultura, il vero progresso, poiché Dio non è nella guerra. Allora non ci sono che divisioni di idee, lotte di classe e nell’uomo stesso, ribellione delle passioni contro il dovere. Al­lora sparisce tutto quello che fa la nobiltà dell’uo­mo: non rimane che la rivolta, l’insubordinazione, la guerra.

Lasciatevi dunque convincere dalla fede e sarete grandi. Lasciatevi dominare dalla fede e sarete li­beri. Vivete secondo la fede e non morirete eterna­mente. Sappiano tutti gli uomini che il mio Cuore li attende e si strugge perché vuole attirarli tutti a sé, e perdonarli.

Inseguo il peccatore come la giustizia il delin­quente. Ma la giustizia lo cerca per punirlo, ed Io per perdonarlo! Voglio perdonare. Voglio regnare. Voglio per­donare alle anime e alle nazioni. Voglio regnare sulle anime sulle nazioni, sul mondo intero.

Voglio che il mondo sia salvo, che la pace e l’unione regnino tra gli uomini. Io voglio regnare e regnerò mediante la riparazione delle anime scelte e una conoscenza nuova della mia Bontà, della mia Misericordia, del mio Amore.

Voglio che le anime possano sempre trovare nelle mie Parole il rimedio alle loro infermità. Voglio che le anime ritornino a Me. Voglio che s’accendano di un amore ardente, mentre Io mi consumo per loro di amore doloroso. Che tutte sap­piano a che punto il mio Amore le cerca, le desi­dera, le aspetta per colmarle di felicità.

Sono la Sapienza e la Felicità! Sono la Miseri­cordia e l’Amore! Sono la Pace e regnerò. Voglio spandere la mia Pace fino ai confini del mondo, per regnare farò Misericordia, per cancel­lare l’ingratitudine del mondo effonderò un torrente di Misericordia.

Jesus Christ

[…] “Voglio palesare alle mie anime la tristezza che inondò il mio Cuore durante la Cena; poiché se fu grande la mia gioia nel farmi compagno degli uo­mini fino alla fine dei secoli e divino alimento delle anime loro, e se vedevo il gran numero di essi che mi avrebbe reso omaggio d’adorazione, di ripara­zione e d’amore, non fu però minore la tristezza causatami dalla vista di quanti m’avrebbero lasciato nella solitudine del Tabernacolo, e di quelli che non avrebbero creduto alla mia presenza reale. In quanti cuori macchiati di peccato avrei do­vuto entrare, e quante volte la mia Carne e il mio Sangue così profanati sarebbero diventati motivo di condanna per quelle anime!

Ah, come vidi in quel momento tutti gli oltraggi, i sacrilegi e le abominazioni orribili che si sarebbero commesse contro di Me! Quante ore avrei do­vuto passare nella solitudine del Tabernacolo! Quan­te notti! E quante anime avrebbero rifiutato gli amo­rosi inviti che dal Tabernacolo avrei fatto loro udire!

Per amore delle anime, rimango prigioniero nel­l’Eucaristia, affinché in tutte le loro pene e nei loro dolori possano venire a consolarsi col più tenero dei Cuori, col migliore dei Padri, col più fedele de­gli amici. Ma quest’amore che si consuma per il bene delle anime non è corrisposto! Abito fra i peccatori per diventare la loro salvezza e la loro vita, medico e medicina di tutte le malattie causate dalla natura corrotta e in cambio essi si allonta­nano da Me, mi oltraggiano, mi disprezzano!

Poveri peccatori! Non allontanatevi! Vi aspetto nel Tabernacolo! Non vi rimprovererò i vostri de­litti, non vi rinfaccerò il vostro passato, ma lo laverò nel Sangue delle mie Piaghe. Non temete dunque. Venite a Me. Non sapete quanto vi amo?

[…] Nel momento d’istituire l’Eucaristia vidi presenti tutte le anime privilegiate che dovevano cibarsi del mio Corpo e del mio Sangue, e i differenti effetti prodotti in esse. Per alcune il mio Corpo sarebbe rimedio alla loro debolezza, per altre fuoco divora­tore che consumerebbe la loro miseria e le accenderebbe d’amore.

Ah, perché tante anime diventano per il mio Cuore causa di tristezza, dopo che le ho ricol­mate di carezze e d’ogni bene? Non sono Io sempre lo stesso? Sono forse cambiato con voi? Io non cambierò mai; e fino alla fine dei secoli vi amerò con tenerezza e predilezione.

So che siete piene di miserie, ma per questo non ritrarrò da voi il mio più tenero sguardo; ansiosa­mente vi aspetto, non solo per alleviare le vostre pene, ma per ricolmarvi di nuovi benefici. Se vi chiedo amore, non me lo negate; è molto facile amare Colui che è lo stesso Amore.

Se chiedo qualche cosa che costa alla vostra na­tura, vi do anche la grazia e la forza necessaria. Vi ho scelto perché siate il mio conforto. Lascia­temi entrare nell’anima vostra, e se non vi è nulla che sia degno di Me, ditemi con umiltà e fiducia: “Signore, vedete quali frutti e quali fiori produce il mio giardino. Venite ad insegnarmi ciò che debbo fare affinché oggi possa cominciare a sbocciare in me il fiore che Voi desiderate”.

Credi tu che fra le anime scelte non ve ne siano alcune che mi danno pena? Persevereranno tutte? Questo è il grido di dolore che esce dal mio Cuore; questo il gemito che voglio far udire alle anime.

[…] Scrivi quello che soffrì il mio Cuore in quel­l’ora quando cioè non potendo contenere il fuoco d’amore che mi consumava, inventai la meraviglia dell’Amore nella Eucaristia.

Avendo presenti tutte le anime che si sarebbero cibate di questo Pane divino, vidi pure e sentii tutta la freddezza di tante fra quelle predilette, di tante anime consacrate che avrebbero ferito il mio Cuore. Vidi quelle, che lasciandosi vincere dall’abitudine, dalla stanchezza, dal disgusto, sarebbero cadute a poco a poco nella tiepidezza.

Io sto nel Tabernacolo, e aspetto. Desidero che quell’anima venga a ricevermi, che mi parli con la confidenza di una sposa, che mi chieda consiglio, e solleciti le mie grazie.

“Vieni, le dico, dimmi tutto; dimmi tutto con intera confidenza, chiedi dei peccatori, offriti per riparare, promettimi che oggi non mi lascerai solo, guarda se il mio Cuore desidera da te qual­che cosa che mi possa dar conforto”.

Questo m’aspettavo da quell’anima, e da tante altre. Ma quando si avvicinano e mi ricevono sotto le specie Eucaristiche, appena appena mi dicono una parola. Hanno sempre fretta: sono preoccu­pate, stanche, contrariate. Sono inquiete per la propria salute, angustiate per i loro affari, in ansietà per la famiglia, non sanno che dire,  sono fredde, desiderano uscir di chiesa, sembra che non occorra loro nulla.

Ahimè, così mi consoli, anima da me eletta, e che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza? Celebrando il Santo Sacrificio, ricevendomi ogni mattina nel suo cuore, il Sacerdote mi parla forse delle anime di cui è responsabile? Ripara le offese che ricevo da quel peccatore? Mi chiede la forza per disimpegnare bene il suo ministero, lo zelo per lavorare per la salvezza del suo gregge? Mi darà egli tutto il suo amore? Potrò riposarmi in lui come nel mio discepolo tanto amato?”.

[…] L’Eucaristia è invenzione d’amore, è vita e forza delle anime, è rimedio a tutte le malattie dello spi­rito, è viatico per chi passa dal tempo all’eternità. I peccatori ritrovano in essa la vita dell’anima; le anime tiepide, il calore che rinforza; le anime pure, soave, dolcissimo alimento; le fervorose, ri­poso e soddisfazione a tutti i loro ardenti desideri; le perfette, ali per librarsi e tendere a maggiore per­fezione. Infine le anime religiose trovano nell’Eucaristia il loro nido, il loro amore, ed inoltre il simbolo dei benedetti e sacri vincoli, che le uniscono intima­mente e inseparabilmente allo Sposo Divino”.

Fonte: Francesco Gastone Silletta – La Casa di Miriam Torino

 

 

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