Il cristianesimo e la persecuzione autogenerata – di Francesco G. Silletta

Il cristianesimo e la persecuzione autogenerata – di Francesco G. Silletta
 
 
La persecuzione dei cristiani è un atto principalmente ad intra. Siamo noi, cioè, nel nostro modo di vivere ed esprimere la nostra fede cristiana, a perseguitare noi stessi in quanto popolo di Dio. Se l’Eucaristia fosse quotidianamente vissuta con serietà, se il Rosario fosse ogni giorno recitato con fervore (e non con noia o come cantilena), se fosse ardente nel nostro cuore l’amore per Cristo, sì da divenire testimonianza viva, contagiosa per il prossimo; se, ancora, fossimo propensi ad una lettura seriale della Parola di Dio, pronti a rispondere a chi l’attacca, se avessimo lo zelo per la Madonna come Madre e fossimo interamente affidati a lei: bene, dove sorgerebbe la persecuzione? Non come atto estrinseco: quello c’è sempre stato e sempre ci sarà per i cristiani sino alla fine della storia. Piuttosto come intestina forma di divisione, di autodistruzione, che allora sì, rende tragica l’azione esteriore di persecuzione, poiché al di qua, cioè in noi, non vi è alcuna difesa adeguata.
Per questo motivo, quando qualche cristiano “zelante” mostra su internet le immagini di uomini che distruggono le Chiese, o sputano sui crocifissi o altri orrori del genere, dovrebbero assieme a queste immagini (che si potrebbero risparmiare), diffondere anche quelle di come vengono celebrate certe Eucaristie, di certe omelie, del comportamento dei cristiani dentro e fuori le Chiese, e tante altre cose di questo tipo.
Dio, non l’uomo, comanda; e se la persecuzione viene, ed in maniera devastatrice, siamo cristianamente chiamati a chiederci se ciò non derivi o dipenda in qualche modo da noi stessi.
Francesco G. Silletta
 
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