San Raffaele contro Asmodeo – Per la liberazione da Asmodeo, un insegnamento:

 
Il fatto che la Scrittura menzioni in maniera esplicita l’identità sia di uno degli Arcangeli più significativi, cioè San Raffaele, sia di uno dei demoni più terribili, cioè Asmodeo, peraltro in un contesto, quello biblico in generale, piuttosto limitato nell’esplicitazione dei nomi sia degli Angeli che dei demoni, è molto significativo e ci deve fare riflettere, oltre che stimolare la nostra intelligenza spirituale verso un nuovo e rinnovato ordine di preghiera.
Nel libro di Tobia – splendido libro biblico anche da un punto di vista letterario – Raffaele viene presentato al lettore in maniera esplicita, in un diretto rapporto di opposizione e vittoria del demonio Asmodeo: tutto questo accade non tanto per raccontarci una fiaba, quanto piuttosto per illuminare la nostra fede sia rispetto all’esistenza del demonio della lussuria, della devastazione coniugale, della volgarità e dell’impurità corporale, ossia appunto Asmodeo, sia rispetto alla nostra spirituale “medicina”, come intrinseco allo stesso nome di Raffaele.
Cerchiamo allora di capire il più possibile cosa voglia insegnarci, a livello del combattimento spirituale, questo libro biblico. Innanzitutto, il nome di “Asmodeo”, è noto solo a due figure dentro il racconto biblico: la prima è quella del narratore stesso, cioè la voce narrante che racconta la storia e che a un certo punto dice di Sara, figlia di Raguele:
“Era stata data in moglie a sette uomini e Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi a lei come si fa con le mogli” (Tb 3,8).
L’altra figura a conoscere il nome di Asmodeo è appunto l’Arcangelo Raffaele, del quale si dice che “fu mandato (da Sara) a liberarla dal cattivo demonio Asmodeo” (Tb 3,17).
Le altre figure chiamate in causa nella narrazione, sanno dell’esistenza di un demonio, ma non il suo nome. Tobia, ad esempio, dice in riferimento a Sara (sua futura moglie): “Ho sentito dire che un demonio le uccide i mariti” (Tb 6,14), senza conoscere evidentemente il nome di questo demonio. Allo stesso modo, il padre di Sara, Raguele, dice a sua volta al futuro genero Tobia: “Voglio dirti con franchezza la verità: Ho dato Sara in moglie a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze” (7,10-11), senza alcuna specificazione del nome di Asmodeo.
Tobia, essendo l’uomo a cui di diritto (ovviamente secondo il diritto della legge di Mosè), viene esortato da Raffaele (che però non si presenta come tale, ma sotto il nome di Azaria, come facente parte del casato di Tobi suo padre), esorta Tobia ad andare proprio a Ecbatana di Media, dove vive Sara, per prenderla in sposa.
Tobia non comprende le parole di Raffaele/Azaria, ma si fida di lui: non tuttavia ingenuamente, ma a seguito di un episodio che rivela una misteriosa preconoscenza del suo compagno di viaggio. Giunti infatti in prossimità del fiume Tigri, mentre si bagna i piedi, un pesce aggressivo tenta di staccargli un piede. Raffaele ordina a Tobia di afferrare quel pesce e soprattutto di “non lasciarselo sfuggire” (6,3a), poiché esso stesso tornerà utile come medicamento.
Fermandoci un momento, possiamo già percepire in questa trama, da un punto di vista spirituale, come il demonio – che alla pari di Raffaele, ma non di Tobia, conosce gli esiti futuri – tenti di aggredire il giovane e di interrompere il suo percorso verso Ecbatana.
A questo punto Raffaele fa una rivelazione tutt’altro che banale a Tobia relativamente all’uso di quel pesce: il suo cuore ed il suo fegato potranno essere usati come suffumigi in presenza di una persona posseduta dal demonio e cesserà ogni vessazione, senza che resti alcuna traccia in essa. In quanto al fiele del pesce, esso guarirà malattie agli occhi, se spalmato su di essi.
Ecco dunque che, con dei metodi a prima vista “naturali”, Raffaele indica a Tobia la via di spezzamento del maleficio in atto nei riguardi di Sara, i cui mariti sistematicamente incontrano la morte unendosi a lei: il cuore e il fegato del pesce. Quello stesso pesce – attenzione – che voleva essere a sua volta strumento di aggressione per Tobia.
Giunti finalmente a Ecbatana, consapevole delle raccomandazioni di Raffaele/Azaria, Tobia chiede in sposa Sara a suo padre Raguele. Il racconto ci informa di come questi, pur concedendogliela gioiosamente, di nascosto nella notte vada a preparare una fossa per Tobia, qualora anche lui sia vittima del maleficio.
Tuttavia, con molta precisione, il narratore afferma: “Tobia, si ricordò delle parole di Raffaele, prese dal suo sacco il cuore e il fegato del pesce e li pose sulla brace dell’incenso” (Tb 8,2).
Il colpo di scena narrativo, che per noi è molto importante da un punto di vista spirituale, è la reazione di Asmodeo all’agire di Tobia: “L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto”.
Il demonio Asmodeo, cioè,non può sostenere l’offerta fatta da Tobia ed è costretto a fuggire: il maleficio su Sara è spezzato.
Vi è tuttavia un secondo, decisivo colpo di scena: “Raffaele si recò in quel luogo – dove Asmodeo era fuggito – lo incatenò e lo mise in ceppi”.
Questo è molto importante, perché rivela che anche quando la fonte di un maleficio è lontana, l’Angelo può essere incaricato di andarla a spezzare ovunque essa sia.
Di per sé, nel contesto nuziale, Asmodeo è qui vinto. La vera vittima del maleficio era Sara, non i sette uomini che l’avevano sposata, poiché di lei è scritto che Asmodeo ne era geloso (Tb 6,15). Tuttavia, oltre all’offerta del cuore e del fegato del pesce, vi è un altro fattore decisivo nella liberazione di Sara e nella possibilità che essa finalmente possa sposare Tobia: la preghiera che essi fanno insieme e che lo stesso Raffaele aveva raccomandato a Tobia di offrire al Signore, affinché su di loro discendesse la sua grazia.
Questo racconto è molto importante anche per noi oggi, in quest’epoca contaminata dalla lussuria, dal peccato carnale e dalla divisione coniugale. Se infatti ci viene dato di conoscere questo demonio, Asmodeo, come devastatore della purezza, della lealtà coniugale e della continenza, al contempo attraverso il simbolo del pesce – che ricordiamolo, è un simbolo cristiano – ci viene dato anche il rimedio contro la sua furia.
Il cuore del pesce, infatti, può significare il cuore di Gesù, offerto per noi. Il fegato, allo stesso modo, il suo fianco trafitto. L’offerta dell’uno e dell’altro, ossia della stessa passione di Cristo, emana un profumo che, associato alla preghiera di un amore integro, puro, simile a quella fatta da Tobia e Sara, Asmodeo non può sopportare e che lo costringe alla fuga. Ovunque vada, tuttavia, San Raffaele provvederà ad incatenarlo, nel nome del Signore.
Amen.
PER LA PREGHIERA DI LIBERAZIONE DA ASMODEO: https://www.youtube.com/watch?v=rVtoLrPKwso
 
Francesco G. Silletta – “Circola Voce” – Trimestrale
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