«Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». (Lc 9,13b)

«Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». (Lc 9,13b) – Una povertà che, affidata a Gesù, diventa una indicibile ricchezza:
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone e persone in piedi

«Non abbiamo che cinque pani e due pesci!». (Lc 9,13b) – Così risposero gli Apostoli a Gesù, quando egli disse loro, nella sua preconoscenza di tutte le cose, di dar da mangiare alle folle radunate ad ascoltarlo. Il tono apostolico è qui sconsolato e un po’ interdetto, tipico di chi non comprende un invito all’azione alla luce della situazione. In se stesso questo fenomeno di interdizione può coinvolgere anche noi nella nostra quotidiana esperienza, come se qualcuno ci esortasse ad andare veloci con l’auto mentre la strada è bloccata dal traffico: non abbiamo che questo (i pochi pani e pesci, nel caso degli Apostoli, l’auto con il piede sempre sul freno, nel caso del traffico). Ma gli Apostoli avevano un’autorità, dinanzi a loro, che violava qualsiasi forma di legge naturale umanamente data, ossia l’autorità di Cristo. Quando dunque egli disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare», essi avevano tutti gli strumenti per intendere che Gesù non parlava “ignaro” di una carenza, ma già ne supponeva la risoluzione per il meglio. La loro risposta, dunque, è la vera “carenza” in oggetto, e di natura spirituale: la fede in lui. Quei “cinque pani e due pesci”, infatti, è una ricchezza, non una povertà come la mesta voce apostolica vorrebbe far intendere. Con il Signore accanto, infatti, anche un solo pane, e anche la completa assenza di pane può divenire, per suo comando, una moltitudine alimentare della quale addirittura si esubera di molto sul necessario, tanto da averne ancora da conservare.

Così è tanto più nelle cose spirituali: “non ho che questo da darti”, possiamo dire a Gesù evidenziando la nostra miseria. E in quel “dammelo”, con cui Gesù ci invita a renderlo partecipe del “niente” che abbiamo, sta tutta la sovrabbondanza di quanto da lui riceviamo, di ciò che viene da lui insindacabilmente trasformato, come una povertà che, affidata a lui, diventa una indicibile ricchezza dello spirito. Amen

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