Verità e pazienza – dalle “Locuzioni interiori notturne”

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“Verità e pazienza” – dalle “Locuzioni interiori notturne – Vol. 2 – di Francesco G. Silletta –
Prossimamente – Eizioni La Casa di Miriam
 

“La consapevolezza che un giorno ti spiegherò ogni cosa, in profondità. Tutto ciò che ora non capisci e per cui ti arrovelli a comprendere, a ragionare, ti sarà chiaro e limpido nella coscienza. Vedrai ogni particolare riflesso in me. Capirai. E assieme a questa comprensione riceverai anche la motivazione per cui io, che sono Verità, ti ho fatto attendere così tanto per il giusto intendimento. Sarai cosciente di quante volte, nonostante l’impeto della tua domanda, era fondamentale, per te, non per me, che io tacessi, che io attendessi un tuo diverso stato emozionale per comprendere. Capirai come non fossi io, che sono Giustizia, ingiusto con te nel tacere, ma tu, così debole, incosciente nel voler sapere ogni cosa immediatamente.

Non ho forse raccomandato la pazienza? Non ho forse detto che essa produce una virtù provata e, quest’ultima, a sua volta, la speranza? (Rm 5,4). Fra le tante cose che mi domandi, allora, io ne domando una a te: pazienta. Sappiti porre nel mondo come un bimbo destinato a comprendere gradualmente le cose, senza l’ansia di avere una risposta immediata ad ogni tuo interrogativo. Che uso ne faresti, dopo? Quale misura sapresti dare, così come sei nel tuo stato attuale, a tanta conoscenza? Non penseresti forse di essere un “signore” anche tu rispetto all’esistenza e all’ordine delle cose?
Io la fede la domando attraverso la pazienza, poiché ancora ti ripeto che è questa che genera la speranza. E la speranza, ancora, “non delude” (Rm 5,5), è la porta verso me, che sono Vita eterna.

Non voglio dire che ti devi rassegnare a non avere risposta a certi interrogativi che assillano, a volte lo so, purtroppo attanagliano il tuo cammino terreno: no, amo le persone che cercano la verità, per quanto relativa, per quanto dosata, per quanto mai sino in fondo totale nella loro esperienza umana. Tuttavia ti chiedo di non sopraffare con la tua ansia di conoscenza la mia stessa misura donale: come se uno ti facesse un dono e tu, irriconoscente, andassi subito a cercare di indovinare che cosa ti donerà la prossima volta, quando, perché, in che modo.

Sii piccolo, perché io amo quando ti vedo fanciullo. Non un fanciullo “nella fede”, sballottato dalle onde delle dottrine mondane (Ef 4,14); no, un fanciullo “per la fede”, ad essa orientato, in essa integrato, da essa plasmato. Un fanciullo che guarda con stupore e meraviglia il creato, consapevole dell’amore che lo genera, lo dispone e lo orienta. Un fanciullo che non pone la propria ricchezza nelle cose del mondo, ma nella speranza del bene, del bello, dell’eterno, poiché “dove sarà il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

Non disprezzare, allora, il mio silenzio. Io sono Parola. La mia misura è il Linguaggio. So sempre cosa dirti, poiché io stesso precedo i significati delle cose, li dispongo e li distribuisco nella coscienza. Anche i miei silenzi sono per te conoscenza. Anche quando non percepisci da me la soluzione alle cose, e con ardore mi respingi, ripudi la mia scelta, io ti indottrino, alimento la tua conoscenza, paziento, per l’appunto, al posto tuo.
Segui il mio esempio. Poniti rispetto al tempo come un paziente e saggio osservatore: l’attività spasmodica non urti la pace del tuo cuore, la pace dell’attesa, la pace del silenzio.
Perché la Verità ha il dominio delle cose. Ciò che ora non comprendi “sarà gridato nei tetti” (Lc 12,3). Non tu solo, ma tutti quanti conosceranno la Verità delle cose, senza difetto di comprensione, ma ognuno secondo la propria storia, inserito nell’ordine di coscienza con cui io ho plasmato, a mia immagine, ogni singolo individuo. Tutti sapranno tutto, ognuno però interpreterà alla luce del proprio vissuto, pur essendo inequivocabile l’ermeneutica della storia: e da lì partirà il giudizio, il verdetto eterno per ognuno.
Non ho forse detto che “giudicherete gli angeli”? (1Cor 6,3). Pensi che sia una cosa detta tanto per dire qualcosa? O piuttosto ho plasmato te, uomo, in un modo tale da meritare una simile profondità di giudizio rispetto a chi ti è di molto superiore per natura?
Attendi. Ponitelo come comandamento. Sappi aspettare. E fallo con amore, non con contrizione né tanto peggio con disperazione. Purifica il tuo cuore dall’ansia di una risposta “finalizzata”: voler sapere subito, per poi fare un uso cattivo di questa informazione.
Io sono Verità, non informazione transitoria. In me si rispecchia il senso ultimo delle cose; io ne rappresento l’ermeneutica.
Allora non presentarti a me sfiduciato o imbronciato, ma nella preghiera continua proponiti di essere adeguato ai tempi della mia conoscenza, a saper attendere il momento in cui io leverò il velo dalla tua esistenza. E chiamerò anche te. Nello stato in cui ti trovi.

Allora in quel momento la verità abiterà in te, e tu stesso saprai “retrocedere” intellettivamente rispetto ad ogni tua attuale non comprensione delle cose”.

(Francesco G. Silletta – Nuovo Vol. “Locuzioni interiori notturne” – Prossimamente con le Edizioni La Casa di Miriam – Già disponibile il 1° Vol., in cartaceo e in ebook – www.lacasadimiriam.altervista.org – www.amazon.it)
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