“In te sembra che Adamo non sia passato”

“In te sembra che Adamo non sia passato”

Una frase di un maestro di San Bonaventura, Alessandro di Hales, riferita al “dottore serafico” di Bagnoregio, può farci molto riflettere su tante cose:
“In te sembra che Adamo non sia passato”.
Il teologo, maestro del futuro Dottore della Chiesa, si riferiva alla purezza ed alla limpidezza tanto del cuore quanto dell’intelletto del giovane studente, che egli ebbe il dono di incamerare tra i propri allievi.

“Adamo che non passa in noi”: potremmo porci a nostra volta la stessa questione. Certo è vero, si tratta evidentemente di un’immagine che – tanto più se pronunciata da un teologo così preparato – parte ovviamente dal presupposto che tutti siamo figli di Adamo in quanto all’eredità del peccato originale. Tuttavia vi è una possibilità realistica in questa frase, e forse non solo per il santo Bonaventura, ma anche per noi, alle prese con le nostre molto meno “serafiche” debolezze umane. La possibilità, cioè, che quanto di “adamitico” abbia attraversato la nostra esistenza, possa rimanere innocuo, nonostante la gravità del suo giogo, ora assuefatto integralmente dalla luce di Cristo che si rispecchia in ogni latitudine della nostra vita. Essere apertamente visibili in quanto opera di Cristo che si muove ed esiste nel mondo, senza camuffamenti né compromessi con il mondo stesso, luminosi, radiosi nella nostra speranza verso il bene eterno del Cielo.
Ad alcuni una realtà di questo genere può certamente dar fastidio, così come dava fastidio la stessa santa e coltissima intelligenza di Bonaventura a suo tempo. E tuttavia per molti altri una tale realtà esistenziale non può che rivelarsi contagiosa ed indurre verso la medesima celestiale imitazione.
Così anche noi, come Bonaventura, potremmo iniziare da oggi a vivere e a testimoniare Cristo nel mondo “come se in noi Adamo non fosse mai passato”.
Amen

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