Sul valore della penitenza volontaria agli occhi di Gesù

It is hard to overestimate the storm that is brewing. Only penance and a  complete housecleaning can restore credibility and t… | Catholic art, In  this moment, Jesus

Fare penitenza – secondo l’ispirazione dello Spirito – non è affatto un malsano sensazionalismo o un fanatico gestualismo, bensì una partecipazione più intima, intensa e volontaria ai patimenti di Cristo, non per procurare da se stessi dei presunti meriti, ma inversamente per cancellare con uno strumento che renda esplicita la volontà di umiltà e pentimento – cioè appunto la penitenza – e il desiderio che quante più persone, cominciando da se stessi, siano liberate dal peso delle colpe commesse e della propria tiepidezza nel rimediare ai loro molteplici effetti.

Oggi si è pronti a sacrificarsi – e molto – per cose del tutto vane, fuorvianti spiritualmente se non direttamente peccaminose di per se stesse: eppure “ci si sacrifica” volentieri, come ad esempio mettendo in gioco i soldi, frutto di giorni e giorni di lavoro, per spenderli in frivolezze o peccaminosità. Tuttavia, nonostante questo genere “malsano” di sacrificio, raramente si trovano persone disposte a sacrificarsi per il bene che Cristo desidera per le anime: l’acquisizione delle virtù, la pratica dei sacramenti, la vita contenuta nella purezza, nel decoro morale, nell’umiltà. Per queste cose non solo in molti non si sacrificano, ma anzi, detestano quanti le propongono cristianamente come realtà sante e propizie per l’umana salvezza, quasi fossero delle catene “contro” la libertà di agire, e di agire quasi sempre per il peccato.

La penitenza annienta Satana – che tutti i mali propone agli uomini – in un modo da stordirlo nella sua stessa intelligenza spirituale. Neppure lui, infatti, si aspetta dal soggetto una risposta così drastica alle sue tentazioni: fare penitenza, offrirsi vittima (ovviamente in una maniera santa, ponderata e sotto una direzione spirituale), affinché in nulla Satana possa dirsi vincitore, tanto nel passato, come nel presente e nel futuro dell’anima che opprime con le sue proposte.

La penitenza purifica tutto ciò che di per se stessi non siamo capaci di purificare. E non è vero – come dicono alcuni – che Cristo non domanda questo. Certo è vero che non lo domanda a tutti allo stesso modo, perché ci sono penitenze e penitenze, soggetti e soggetti, storie e storie, peccati e peccati, eccetera. Tuttavia molto spesso è il cuore stesso, purtroppo fiero di sé e addormentato fra i vizi del mondo, ad anticipare la volontà di Cristo con una presunta via di fuga da tutto ciò che porti un odore penitenziale.

Certe penitenze, tuttavia, è Cristo stesso a mandarle a suo modo ad alcune persone in questa vita terrena, per la loro purificazione. Accettarle, da parte di quelle, sarebbe già molto, senza maledirle o imprecare contro il Cielo. Tuttavia la penitenza volontaria è molto più gradita a Cristo, perché attraverso una determinata rinuncia o sofferenza gli si offre qualcosa di libero, di proprio, di vero e di tangibile non per spirito di esaltazione, quasi si avesse a pretendere qualcosa in cambio da lui, bensì di partecipazione alla sua sofferenza per tutti i molteplici peccati che ogni giorno si compiono sotto il Cielo.

Alcune grandi figure di santi e sante hanno vissuto (persino in maniera per noi inarrivabile) delle penitenze estreme, volontarie, continue, come ad esempio Santa Veronica Giuliani. Mai Cristo ha rifiutato – con rimprovero – la loro offerta, ma anzi l’ha benedetta e, accogliendola, l’ha trasformata in fiumi di grazia per una moltitudine di anime, inconsapevoli di ogni cosa.

Amen

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