SULLA TRADUZIONE AL SINGOLARE DI GV 1,13 –

SULLA TRADUZIONE AL SINGOLARE DI GV 1,13 –
 
 
Con il De la Potterie sosteniamo con forza la tesi della traduzione al singolare (anziché come comunemente avviene, al plurale) del versetto chiave di Gv 1,13:
“(Egli, il Cristo) che non dal sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato”.
Il De la Potterie insiste molto sulla necessità di una traduzione al singolare di questo versetto, elaborando una serie di ragioni nel suo libro “Maria nel mistero dell’Alleanza”. Ragioni che l’esegesi contemporanea conosce molto bene, e che di fatto può eventualmente accantonare, ma non debellare con altrettanta convinzione teologica e biblica.
Il De la Potterie, a nostro avviso, ha colto in profondità in questo versetto non soltanto la “prova” del parto verginale di Gesù, ma ancor di più i riferimenti che esso pone, se tradotto al singolare, rispetto ad una serie di aspetti:
– Negli scritti giovannei, l’aoristo passivo di γεννάν (cfr. έγεννήθη) descrive sempre un concepimento o una nascita nell’ordine fisico (8,41; 9,19.20.34; 16,21; cfr. 1Gv 5,18).
– Nella tradizione giudaica, la perdita di sangue al parto (o alla mestruazione) rendeva la donna ritualmente impura (cfr. Lv 12,5-7). La prima negazione di Gv 1,13 implica l’esclusione della lesione corporale che provoca una perdita di sangue al momento del parto; il che equivale a ciò che i teologi chiamano la virginitas in partu.
– In questo versetto, che introduce immediatamente il versetto celebre sull’Incarnazione (1,14), “Giovanni lascia intendere che non solo il concepimento, ma che anche la nascita del Verbo incarnato, si sono svolti in un modo verginale”
– La versione “al plurale” (quella che è in uso ancor oggi) si rinviene nella maggior parte dei manoscritti dal 3° secolo in avanti: e prima di allora? Il De la Potterie rinviene come nei primi due secoli siano 7 i manoscritti in cui tale versetto compare al singolare (cioè ai tempi di Origene, Tertulliano, ecc.)
Molti altri sono poi i fattori che l’esegeta interpella, fra cui soprattutto quello del senso stesso del versetto nel contesto del prologo in cui esso è inserito.
Ciò a nostro avviso può essere sufficiente per ripensare ad una traduzione al singolare di Gv 1,13.
 
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