Introduzione all’escatologia

Introduzione all’escatologia

La tematica relativa all’escatologia, oltre che la religione cristiana, attraversa in forme più o meno ampie tutti i sistemi religiosi, sia primitivi che superiori, costituendosi in maniera specifica e culturale in ogni singola cultura[1]. Nell’ambito della religione cristiana, in modo particolare, l’escatologia si è resa protagonista di un progressivo interesse da parte dei teologi, passando da un posto del tutto irrilevante nella teologia tradizionale alla nascita di una strutturata teologia escatologica. Sono emblematiche, in questo senso, le espressioni di due illustri intellettuali, relativamente ai due stadi diversi dell’interesse escatologico appena citati: “L’ufficio escatologico è per lo più chiuso” (Troeltsch); “L’ufficio escatologico fa delle ore straordinarie” (Von Balthasar)[2]. Ad ogni modo, è lo stesso perenne tentativo umano di elaborare una sistematizzazione specifica al tema della morte a rendere inevitabile una strutturazione escatologica del discorso religioso, in maniera tale da non poterne prescindere affinché la stessa teologia non risenta di uno iato di contenuto nella propria struttura.

 

Ora, “escatologia” è un termine teologico di recente applicazione, coniato dal teologo luterano Abraham Calov (1686)[3], attraverso il quale si venne ad indicare, nelle dottrine cristiane, la scienza dei novissimi o delle ultime cose ( = σχατα). Dal punto di vista storico ed etnico-religioso, tuttavia, il termine è stato applicato per indicare tutti i miti che riguardano la fine e la consumazione, sia dell’individuo, sia dell’intera umanità, sia del mondo[4].

 

Proprio partendo dalla nozione di escatologia, occorre fare un’ulteriore differenziazione fra escatologia individuale ed escatologia collettiva. Si parla di escatologia individuale per indicare ciò che riguarda la sorte di ogni singolo individuo dopo la morte (il destino della sua anima e del suo corpo, il luogo in cui egli passa o è trasportato, la nuova condizione che viene ad assumere, ecc.). D’altro canto, esiste un’escatologia di ordine collettivo, che si riferisce più generalmente all’estinzione dell’intera umanità e alla consumazione del mondo, in un tempo prospettato come futuro prossimo o remoto. Come si vede, il tema della morte è profondamente legato all’escatologia, costituendo una sorta di enigma attorno al quale ruota lo studio escatologico: “In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommoMa l’istinto del cuore lo fa ragionare rettamente quando aborrisce o respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona” (Gaudium et spes, 18)[5].

 

Emerge, così, sin dai tempi più antichi, una particolare e potremmo dire primaria necessità umana di ricercare per via razionale la possibilità di una esistenza dopo la morte, manifestando per questo un naturale desiderio di immortalità. L’uomo così prende coscienza della permanenza di qualcosa di sé, al di là del mutamento e della contingenza delle cose. Esiste pertanto qualche cosa di noi che continua coerentemente attraverso il tempo, “e quantunque la morte possa essere considerata come un’intrusione, o forse addirittura una punizione, essa è tuttavia necessaria come mezzo per la vita[6].

 

L’analisi escatologica delle religioni mette in luce, oltre ad una serie di spiegazioni della morte e della sorte dell’umanità, anche tutta una serie di condizionamenti etici, legati alla presenza di determinate e variegate forme di giudizio dopo la morte, ognuna pensata a seconda della singola e diversa religione e della propria economia dottrinale.

 

 

 

– La Casa di Miriam –

 

 


 

[1] Cfr. DI NOLA A.M., “Escatologia”, in Enciclopedia delle religioni, Vallecchi Editore, Firenze 1970, p. 96.

[2] Cfr. GIUDICI A., “Escatologia”, in BARBAGLIO G. – DIANICH S., Nuovo Dizionario di Teologia, Ed. S. Paolo, Cinisello Balsamo 1988, p. 390.

[3] Ivi, p. 389.

[4] Cfr. DI NOLA A.M., “Escatologia”, op. cit., p. 92.

[5] GUERRA M., Storia delle religioni, Editrice La Scuola, Brescia 1989, p. 309.

[6] BOWKER J., La morte nelle religioni, Ed. S. Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1996, p. 266.