Sulla debolezza dell’espressione “dialogo fra le religioni” rispetto alla loro natura dogmatica

Sulla debolezza dell’espressione “dialogo fra le religioni” rispetto alla loro natura dogmatica
 
 
A noi pare del tutto fuorviante l’espressione “dialogo fra le religioni”. Semmai è molto utile, ci pare, quella di “dialogo fra le persone che professano una religione diversa”.
Spiegateci, ad esempio, che dialogo “tra le religioni” ci possa essere laddove uno a priori neghi che Gesù Cristo sia Figlio di Dio e condanni chi lo professa come tale, oppure dove uno neghi fermamente che la Madonna sia Madre di Dio (affermando che sia solo una semplice donna, pur venerabile), rispetto a chi invece, in nome di questa divina maternità, fonda e conduce la propria esistenza.
Spiegateci ancora che dialogo “tra le religioni” sussista laddove uno neghi (e si offenda al solo pensarlo) che l’Eucaristia corrisponda realmente al corpo di Cristo ed un altro che senza di essa non può vivere ed ogni giorno, costi quel che costi, la assume con fede, rinunciando a qualsiasi cosa pur di non perdere l’incontro con essa.
O ancora che senso ha “dialogare fra le religioni” se una religione nega l’esistenza personale del demonio o la “camuffa” entro principi culturali ed un’altra invece istituisce precise regole esistenziali e liturgiche contro le avversità generate dal demonio, riconosciuto non solo come esistente, ma presente ed efficace nel mondo.
“Dialogare” in questo senso rischia di divenire una pura (forse prolifica da certi versi) emissione di suoni vocali, restando tuttavia vive, inconciliabili le differenze ontologiche, statutarie e dottrinali tra una religione e un’altra e, dentro una stessa confessione, tra un modo di intenderla ed un altro.
Sono le persone “religiose”, piuttosto, a dover essere mosse al dialogo: non tuttavia in seno ad insanabili principi dogmatico-teologici, che a meno che uno rinneghi la propria fede, non potranno mai essere mutati, ma semmai in ordine a principi umani e socio-culturali di pace, convivenza e tolleranza gli uni per gli altri.
 
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