La guerra del peccato

La guerra del peccato
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La guerra del peccato è il peggiore dei conflitti. Gesù velatamente lo sottintende quando dice: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10,28).
Chi soffre o muore nel corpo, ma con l’anima purificata, per quanto immerso in un dolore è comunque lieto – come lo sono stati tantissimi martiri o semplici persone morte santamente.
La malizia del peccato, viva nell’anima, è ciò che davvero “uccide” quest’ultima, e lo mettiamo tra virgolette, perché qualcuno può obiettare che l’anima sia immortale e dunque – dicono – come può morire? Lo può, in un senso di morte dello spirito, ossia della parte più preziosa dell’anima, nella quale Dio è presente, è vita in atto, è dono in continua comunicazione. Se questa “muore”, Dio diviene assente, e lo diviene per sempre, da cui la “morte” di quell’anima, la quale pur “esistendo”, lo è senza l’amore di Dio, non ha la Vita in sé e dunque è in perenne dannazione. Il corpo può anche morire, dunque, ma l’anima non deve mai giungere a questa condizione, seguendo il corpo, come lo segue quando si lascia andare dietro alle passioni, alle malizie, all’odio, alla cattiveria e ai tanti vizi della carne e del mondo.
Alcuni interpretano in modo a nostro avviso errato quelle parole di Gesù – sopraccitate – sulla possibilità della morte del corpo e di quella dell’anima. Essi pensano, infatti, che Gesù stia parlando di Dio, il quale ha potere su tutta la persona, e dunque sull’anima e sul corpo. Stando a questa interpretazione, Gesù con quelle parole vorrebbe esortarci ad aver paura di Dio stesso, che può far morire sia l’anima che il corpo nella sua onnipotenza. Ma forse Gesù – ci pare – in quel contesto non voleva affatto mandarci questo avviso. Non voleva cioè metterci sulla via della paura di Dio, ma piuttosto esortarci a guardarci con tutti noi stessi dal Maligno, che con la sua tentazione, la sua malizia e il suo peccato può indurre l’anima a seguire il corpo nella sua condizione di morte, e dunque abbandonare l’anima stessa ad un destino di dannazione mortale nel senso sopra indicato.
Viviamo nella pace dell’anima, dunque, amando Gesù con tutte le nostre forze, senza permettere mai che sia il corpo – con la sua esigenza carnale viziosa e materiale – a sottomettere l’anima ai suoi capricci, ma piuttosto facciamo in modo che sempre sia il corpo a riposare nell’anima, e quest’ultima costantemente sia illuminata dall’insegnamento di Gesù, dalla potenza dello Spirito e dai suoi santi doni, che evitano che cadiamo nell’insidia satanica della perdizione e del peccato, vera morte tanto dell’anima che del corpo. Gesù ci ha dato ogni mezzo – e continua a darcelo – affinché mai ci accada di trovarci schiavi del peccato – e dunque di Satana – ma rimaniamo sempre nella luce, anche quando cadiamo, nella continua volontà di purezza, di santità e di glorificazione – nella nostra esistenza – di Gesù Salvatore. Tutto il bene è per noi, se lo vogliamo. Ma se preferiamo le tenebre del peccato, la stagnazione nel male, la discordia, l’odio, la lussuria e tutti i vizi che hanno Satana per padre, allora nulla possiamo rimproverare a Gesù, ma unicamente a noi stessi, poiché siamo noi – in piena coscienza – che lo vogliamo tenere lontano dalla nostra vita, della quale ci sentiamo gli unici legittimi proprietari, pur non essendolo affatto in senso assoluto. Amen
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