“Fa’ così se vuoi sottrarti a questa sofferenza” – Sant’Agostino sui peccati commessi per un dolore interiore

Dal sito augustinus.it

Cos’è infatti la nostra carne corruttibile 3? cos’è se non vermi e putredine 4? Ma qualunque sia la condizione in cui si trova, cosa sarebbe se non fosse vero quel che abbiamo cantato, e cioè: A Dio sarà sottomessa la mia anima poiché da lui [proviene] la mia pazienza 5? In realtà la fortezza con cui i martiri hanno potuto sopportare per la fede tante pene si chiama pazienza. Son due infatti le forze che attraggono o spingono gli uomini a peccare: il piacere e il dolore. Il piacere attira, il dolore spinge. Contro il piacere occorre avere la temperanza, contro i dolori la pazienza. In realtà son questi i modi con cui all’anima umana si propone il peccato: a volte le si dice: ” Fa’ così e ne avrai questo “; altre volte invece: ” Fa’ così se vuoi sottrarti a questa sofferenza “. Alla base del piacere c’è una promessa, alla radice del dolore una minaccia, e gli uomini peccano o per conseguire un piacere o per schivare un dolore. Contro queste due cose, la promessa che lusinga e la minaccia che incute timore, Dio si è degnato anche lui di farci delle promesse e di incuterci timore: ci ha promesso il Regno dei cieli e ci incute timore con le pene dell’inferno. Potrà esser dolce il piacere, ma Dio è più dolce; potrà essere acuto il dolore che ti affligge nel tempo, ma più terribile è il fuoco eterno. E Colui che devi amare invece degli amori del mondo, o meglio invece di ogni amore immondo, è alla tua portata; è dinanzi a te Colui che devi temere per non lasciarti intimorire dal mondo” […] (S. Agostino, Discorso 283)

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