Il modo greco per narrare l’Ascensione

“Il modo greco per narrare l’Ascensione” – dal libro “Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Distribuzione Proliber – Nelle librerie cattoliche
 
 
“Pur essendo manifestamente il verbo ‘ὑπάγειν’ quello preferito dal narratore per esprimere il dinamismo di Gesù verso il Padre (12 volte nel Quarto Vangelo), nella successiva epoca del Credo il verbo ‘ἀναβαίνειν’ diviene il verbo per antonomasia per esprimere l’ascensione.
Il ricorso a questo verbo viene in primo luogo offerto quale motivazione dell’esortazione di Gesù alla Maddalena di non trattenerlo, dunque in una prospettiva causale: ‘Perché non sono ancora asceso al Padre’. Si tratta di una complessa fase nello schema di riconoscimento presentato nella pericope di 20,11-18, che attesta come di per se stessa la visione di Gesù non conduca necessariamente alla fede, come osserva il Boismard:
‘Quando si leggono i racconti delle apparizioni in Luca e in Gv, si è subito colpiti da un dato comune ad entrambi: perché i discepoli possano riconoscere Gesù, non basta che egli si trovi fra loro e con loro; occorre pure che egli dia ad essi un ‘segno’ che stabilisca la sua identità’ (BOISMARD M.É., Le réalisme des récits évangéliques – 1972, tr. it. La resurrezione, Studi Biblici, 27, Paideia, Brescia 1974, pp. 29-42, qui p. 37).
 
[…] Cerchiamo ora di comprendere in quale modo suo proprio il QV concepisca l’ascensione di Gesù attraverso la rivelazione a Maria:
‘Riferendosi direttamente all’‘ascesa al Padre’ e non alla ‘esaltazione’ in croce come tale, il termine ‘ἀναβαίνειν’ servirebbe qui all’autore per mettere pure in luce che l’‘essere presso il Padre’ si distingue, in qualche modo, dal semplice ‘essere esaltato sulla croce’: la morte regale e gloriosa del calvario è la via attraverso cui Gesù ottiene di passare al Padre’ (PASQUETTO V., Incarnazione e comunione con Dio. La venuta di Gesù nel mondo e il suo ritorno al luogo d’origine secondo il Quarto Vangelo, op. cit., p. 200).
Ciò attesta un modo singolare del QV di presentare l’ascensione di Gesù. Una traccia per comprendere questa singolarità ci perviene da una constatazione testuale:
 
“Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (20,17).
 
Nella sua interpretazione di questo complesso versetto, il Benoit ha proposto di distinguere fra l’ascensione di Gesù intesa come sua glorificazione alla presenza del Padre e l’ascensione intesa come sua levitazione, simboleggiante il termine delle apparizioni del Risorto. L’utilizzo dell’espressione ‘non sono ancora salito al Padre’ (20,17a), quindi, va compreso in riferimento al secondo senso qui sopra considerato, giacché, come osserva il Pasquetto:
‘L’ascesa di Gesù al Padre non ha nulla a che vedere con il concetto di ‘ascensione al cielo’ in senso lucano. Osservata all’interno del lessico giovanneo, essa designa il movimento di Gesù verso una comunanza di vita sempre più intensa con il Padre e verso la sua piena ‘esaltazione’. Questo movimento inoltre si compie già sulla croce; in ogni caso, prima dell’apparizione alla Maddalena e di quelle ai discepoli’ (Ivi, p. 200).
 
Di per se stessa, infatti, l’ascensione di Gesù nel Quarto Vangelo viene intesa fondamentalmente quale termine dell’ora in cui Gesù passa da questo mondo al Padre (13,1) e non è vi è perciò un particolare interesse all’ascensione in quanto termine delle apparizioni del Risorto […]”
 
Amato perché amante. Il Discepolo Amato come personaggio in migrazione – Collana Teologia – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Distribuzione Proliber – € 37,00 – 368 pagine – Testo di studio teologico – In libreria
 
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