Jean Danielou

 

danielou

Jean DANIELOU

Sintesi del testo: “La Trinità e il mistero dell’esistenza”

 

                     In questo testo di  Jean Danielou il rapporto fra Trinità e creazione è l’input teologico con il quale l’autore comincia il suo lavoro, mettendo in luce come “per riscoprire la Trinità in se stessa dobbiamo partire dalla manifestazione della Trinità nella creazione”. Questo perché il primo manifestarsi  ed apparire delle Persone divine si realizza proprio attraverso il loro agire nel mondo, e “la creazione non sussiste se non in quanto parola pronunciata” (cfr. Sal 33). Una parola, come noto, che opera ciò che essa stessa enuncia.

                   Partendo dall’inizio, cioé dalla creazione, si comprende anche il senso dell’azione redentrice di Cristo rispetto all’uomo e al cosmo, nel senso di un ri-appropriarsi dell’universo da parte della Trinità. Viene sottolineato così, da un lato, il rapporto ontologico fra Trinità e creazione, dall’altro l’attuale condizione di sconsacrazione del mondo sempre più estraneo al destino religioso. In questo frangente del testo di Danielou si coglie una delle sue molte parenesi, ovvero l’esortazione rivolta ai cristiani ad  “inserire la Trinità nell’attuale universo della natura e della tecnica”.

                  In linea con il pensiero di S. Tommaso, anche Danielou ammette la totale incapacità umana di raggiungere, nel senso di conoscere, alcunché circa l’essenza di Dio, se non limitandosi alla sua esistenza; tuttavia è Dio stesso, e questa è l’unica via, a fornirci per grazia una comprensione del suo essere Trinità, mediante la Rivelazione. Questo dono di grazia richiede ad ogni modo una controparte umana, in termini di accoglienza e trascendenza di sé mediante la via  agostiniana del “noli foras ire”, senza tuttavia fermarsi a se stessi ma nella prospettiva poi di espandersi al di là da sé: “Non siamo noi stessi” – infatti – “finché non ci ritroviamo in Dio”.

                  Ed ecco una nuova parenesi dell’autore, questa volta indirizzata alla vita spirituale dei cristiani: “Il grande errore consiste nel fermarsi alle zone intermedie anziché raggiungere Dio”. E ancora una volta il richiamo ad Agostino ed alla sua dottrina della delectatio victrix, per cui solo con un piacere si può vincere il piacere, inteso qui come peccato; e tale piacere è il raggiungimento della Trinità mediante l’orazione.

                 L’autore poi prosegue riprendendo il tema dello svelamento di Dio mediante la sua autorivelazione, mediante la quale per la prima volta si parla dell’Uno come di un Tre. Tale Rivelazione permette all’uomo di comprendere quanto Dio in se stesso fosse pienamente autosufficiente, perché il “Padre esaurisce nel Figlio tutto l’amore possibile”. Tuttavia Dio ha voluto espandere il proprio amore all’uomo, per condurlo a se medesimo, e questo attraverso le missioni del Figlio e dello Spirito. Queste due missioni per l’autore non vanno interpretate come una “uscita del Figlio e dello Spirito dalla Trinità”, bensì di contro come un condurre l’uomo entro questa vita Trinitaria, di cui l’uomo stesso, nella vita di grazia, viene reso partecipe: “La Trinità dà origine a tutta la creazione senza uscire da sé”.

               L’uomo, dopo il peccato di Adamo, trova così nuovamente la possibilità di essere reinserito nella vita divina, e questo a partire dall’Incarnazione del Verbo, mediante la quale, il Verbo stesso, “viene a cercare in Maria quello stesso Adamo che aveva creato, che viveva della sua vita: gli vuole restituire quella vita originaria e lo vuole nuovamente trascinare nel movimento verso il Padre”

               L’opera di Danielou si conclude così, all’insegna della missione del Figlio in quella creazione che lui stesso ha creato, facendo di noi appunto l’immagine dell’Immagine. Tutta la breve opera dell’autore si lascia leggere d’un fiato per i toni pacati ma coinvolgenti, per l’assenza di un linguaggio troppo accademico e per l’intento fortemente parenetico che l’autore sembra imporre a tutto l’andamento del suo lavoro. Lo stesso lavoro che, in ultima istanza, si può definire come un grande viaggio spirituale verso la Trinità.

 

Fonte – La Casa di Miriam Torino